Vanni Scheiwiller editore europeo - Abstract

Vanni Scheiwiller e Jorge Guillén di Nieves Arribas

Abstract delle conferenze

 

Vanni Scheiwiller editore europeo
(Perugia, aprile – giugno 2010)

 

Tra i più singolari e inclassificabili poeti spagnoli della Generación del ’27, Jorge Guillén, parte in esilio, con moglie e figli in America alla fine della guerra civile spagnola, lasciandosi alle spalle un posto come professore di letteratura all’università di Siviglia, come aveva fatto prima il suo amico Pedro Salinas, che non gli fa mancare il suo sostegno anche in questo momento di difficoltà. Come successe a tanti altri, all’estero si rifà una vita insegnando lingua e letteratura al Wellesley College (Massachussetts) e grazie ad una forza interiore considerevole e una marcata tendenza all’ottimismo riesce a parlare del proprio destierro – come preferiva chiamarlo lui stesso – con un sentimento prevalentemente di luminoso ringraziamento (“en la vida y en la poesía soy muy aficionado al agradecimiento”) che lo aiuta a superare i momenti più cupi come la morte della moglie, Germaine Cahen. Prossimo al pensionamento, intraprende una serie di sempre più frequenti e lunghi viaggi in Italia, (“il paese più bello del mondo”, le aveva detto l’ormai decesso Salinas) finchè l’Italia, diventa, nelle sue parole, il proprio “centro estable y feliz”. Ha così modo di conoscere tantissimi intellettuali, scrittori e personaggi di spicco della cultura italiana e anche un giovane Vanni Scheiwiller, che diventerà l’editore di tanti suoi bellissimi testi, plaquettes, saggi, oltre che dell’opera completa fino al 1968 (Aire Nuestro) e di un volume di omaggio al poeta (Sonreído va el sol). Dalla ricerca sul carteggio tra Guillén e Scheiwiller, donato dalla vedova di Vanni, Alina Kalczynska e conservato presso l’archivio APICE dell’Università degli Studi di Milano si evince un rapporto che va ben oltre la mutua ammirazione dell’uno per l’opera, la personalità e il lavoro dell’altro fin dalla prima lettera del anno 1955 fino a quelle degli ultimi anni. Veniamo a scoprire come Vanni diventa il suo editore preferito, le affinità di gusto tra i due specialmente per quanto riguarda la letteratura e le scelte grafiche (“esos libritos impresos [por usted] en Verona son una delicia”), come si evolve in amicizia sempre più profonda quello che era cominciato come rapporto di lavoro, come nascono le idee sui possibili libri; veniamo a costatare per esempio l’amore profondo del poeta per l’Italia (“Evviva l’Italia – la eterna y la de Vanni Scheiwiller!” scrive nel ‘58), i suoi rapporti con il gruppo ermetista di Firenze, con altri scrittori e intellettuali, artisti, editori, traduttori e amici, la creatività e la passione con cui l’editore milanese svolgeva il suo lavoro e la percezione che si aveva della letteratura spagnola del primo Novecento – “Che stupenda civiltà di poeti (non di LETTERATINI salottieri) la vostra di quegli anni!” – scrive Vanni a Don Jorge dopo aver letto il suo carteggio con Lorca, che pubblicherà in una bellissima edizione. Grazie a questo carteggio possiamo finalmente gettare luce su alcuni punti rimasti nell’ombra del periodo dei soggiorni in Italia e veniamo a capire anche piccole e grandi, allegre e dolorose vicende personali tra il grande poeta e l’altrettanto eccezionale editore, come l’innamoramento del poeta per quella che diventerà la sua seconda moglie, Irene Mochi Sismondi o la laurea dell’editore e la morte di suo padre; o, ancora, come sorgono le idee editoriali, quale influenza ha il poeta nell’evoluzione personale dell’editore:

Milano 30 / 1 / 59

Mio caro e straordinario Guillén,
ho finito alle due e mezza (di notte) di leggere il suo “Federico in persona” e il vostro carteggio. Bellissimo. Il suo scritto è riuscito a farmi amare e rileggere Lorca: lo lessi male e prevenuto dall’Univ. alcuni anni addietro. Tutti i miei compagni universitari (soprattutto le ragazze) ne andavano pazzi. Ed io, naturalmente, NO. Niente Lorca MA Guillén. Li scandalizzavo perchè davo via brutalmente tutto Lorca (le poesie, non il teatro, naturalmente) per quelle sole poesie tradotte dal mio Montale. E al diavolo tutte le guitarre e i “guitarristi”. (…)

Lo aveva spiegato molto chiaramente Mary de Rachewiltz, che conosceva bene Vanni perché suo padre, Ezra Pound,  era uno dei suoi scrittori preferiti dei due Scheiwiller (padre e figlio) e per aver collaborato professionalmente con lui: “rinunciando al guadagno, Vanni accumula grandi amicizie, manoscritti rari, la stima e le lettere di autori non soltanto italiani […] Passava il Natale con Sbarbaro, portava champagne e panettone per Capodanno a Pound. Faceva visita a Rebora, Angelini, Papini, Messina e Carriera e chi sa a quanti elargiva tempo e il dono delle sue farfalle”. Uno degli autori più estremamente “viziati e coccolati” da Vanni è Jorge Guillén e il poeta non smetterà mai di ringraziarlo.

Abstract

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