In primo piano · L’Italiano fuori d’Italia

Carolina Patierno intervista Chiara Lastraioli

Chiara Lastraioli è Professore di Letteratura Italiana all’Université de Tours, direttrice del dipartimento di Italianistica dell’Università di Tours e della Maison de Sciences de l’Homme Val de Loire. Le sue ricerche vertono sulla letteratura pasquinesca europea (la monografia Pasquinate, grillate, pelate e altro Cinquecento librario minore, Manziana, Vecchiarelli, 2012), sulla propaganda anonima, sulla letteratura parodica e satirica, sulla letteratura eterodossa e sul libro a stampa. Codirige le collezioni del Centre d’Etudes Supérieure de la Renaissance Travaux du Centre d’études supérieures de la Renaissance (Classique Garnier) e Le Savoir de Mantice (Honoré Champion) e la rivista Italique. È responsabile del progetto L’édition italienne dans l’espace francophone à la première modernité (EDITEF).

 

In qualità di Professeur des Universités e di Direttrice del Dipartimento di Italianistica, potresti parlarci della situazione dell’italiano nel tuo Ateneo di Tours?

La situazione è abbastanza complessa perché, se l’insegnamento della lingua italiana mantiene un certo livello di interesse, quello della cultura italiana, cioè dell’Italianistica, è ormai da anni in calo evidente a livello di laurea specialistica. Infatti, non abbiamo più una laurea specialistica in Italianistica ma un Master binazionale e bidisciplinare (storia dell’arte e italianistica) che è rattaché alla facoltà di Lettere e Lingue e a quella di Arts et Sciences Humaines. L’Italiano è anche una delle discipline principali del CESR, il Centre d’Études Supérieures de la Renaissance.

 

Considerando la prospettiva binazionale, i corsi si tengono in due lingue?

I corsi si tengono in italiano e in francese. La lingua italiana, a livello di laurea breve e a livello di specialistica, figura anche nel corso di Langue étrangere appliquée cioè Lingue e commercio internazionale; inoltre, l’italiano esiste come lingua e come cultura giuridica in un’altra laurea, Droit-Langues  (Diritto e Lingue), che ha l’obiettivo di formare dei giuristi-linguisti, con competenze giuridiche sul diritto francese, italiano, spagnolo e internazionale in genere.

Vi è poi da aggiungere un buon numero di corsi di sola lingua italiana che assicuriamo per i futuri linguisti, per i colleghi e per gli studenti che sono iscritti nelle lauree brevi di altre discipline. In definitiva, l’italiano come insegnamento della lingua è molto richiesto; non lo è, invece, l’italianistica. È questa una situazione tipica delle università di provincia, poiché le richieste di formazione in Italianistica sono principalmente orientate verso Parigi, Lione, Toulouse. Inoltre, non abbiamo una formazione per i concorsi, la quale si trova, e con pochissimi effettivi, in altri centri universitari francesi.

Il problema della perdita della vivacità dell’italianistica è anche dovuta al fatto di essere la terza lingua insegnata nel secondario: gode, quindi, di minor attrattiva rispetto ad altre lingue e soffre della diffusione di lauree professionalizzanti. Ma qui riesiede il paradosso: tutti i nostri ex studenti di italianistica lavorano, probabilmente in virtù di una visione culturale ampia e di competenze globali che permettono loro di muoversi su più fronti.

 

Riguardo al fortunato progetto Editef, L’édition italienne dans l’espace francophone à la première modernité, potresti spiegarci finalità e organizzazione?

Diversi anni fa avevo chiesto una piccola sovvenzione per creare un réseau di ricercatori che lavorassero su libri italiani nello spazio francofono. La mia prima preoccupazione da italianista non era quella di fare un progetto in storia del libro, ma di misurare la reale pratica dell’italianismo in Francia, Belgio, nella Svizzera romanza nel periodo tra fine ‘400 e primo ‘600. Per ottenere una risposta quantitativa alla domanda «Che tipo di mercato librario c’era in questi paesi? Chi erano i mediatori culturali? Chi leggeva i libri in lingua italiana?» si rese necessario conoscere tutti gli attori in gioco, i produttori, i venditori, e prefatori, i traduttori e il cliente finale. A questo intento risponde quindi l’idea di un réseau di ricercatori, ognuno col proprio compito ben preciso, col proprio territorio di indagine, con le proprie competenze. I partner istituzionali del progetto EDITEF, finanziato dal 2013 dall’Agence nationale pour la Recherche, al momento sono cinque: la biblioteca Mazarine di Parigi, il Centre d’Etudes Supérieures de la Renaissance (CESR) di Tours, il Dipartimento Beni Culturali DBC di Ravenna Alma Mater Studiorum Bologna, Laboratoire Lettres, Arts du spectacle, Langues Romanes (LASLAR) di Caen, il Laboratoire Langages, Littératures, Sociétés, Études Transfrontalières et Internationales (LLSETI) di Chambéry.

In quattro anni abbiamo prodotto moltissime giornate di studi, convegni, due volumi sono ormai usciti (Il libro e le sue reti, a cura di Lorenzo Baldacchini, e Lectures italiennes dans les pays wallons à la première Modernité (1500-1630) a cura di Nicole Bingen e Renaud Adam), uno è ormai in fase di stampa (Itinéraires du livre italien à la Renaissance, Classique Garnier) e due sono in corso di realizzazione.

Tra l’altro il progetto EDITEF è servito anche a finanziare anche il volume curato da Silvia D’Amico e Susanna Gambino-Longo, Le savoir italien sous les presses lyonnaises à la Renaissance (Droz, 2017).

 

Il progetto prevede una piattaforma online? Quali sono i tempi di conclusione che vi siete posti?

Il sito istituzionale del progetto EDITEF si trova alla pagina http://www.editef.univ-tours.fr/, il blog che informa sulle attività in corso all’indirizzo https://editef.hypotheses.org/: vi si trovano tutte le informazioni relative al notro progetto e a progetti affini. Inoltre, il progetto accoglie ben due database: il primo, l’EDITEF, consultabile in una sezione del sito ufficiale del progetto, è uno strumento di ricerca bio-bibliografico che permette di esplorare le varie informazioni che riguardano le collezioni dei libri a stampa fra il 1450 e il 1630 in lingua italiana e conservati nello spazio francofono durante l’Ancien Régime. L’altra banca dati, Routes du livre italien en Normandie (RDLI), è consultabile anche sul sito https://www.unicaen.fr/recherche/mrsh/rdli/ e recensisce e descrive gli esemplari conservati nei fondi pubblici della Normandia.

Il finanziamento dell’Agence nationale pour la Recherche è terminato nel 2017, ma nel frattempo grazie al progetto regionale ECRISA (L’écriture, ses supports, archives : une plateforme pour l’analyse et la gestion de l’écriture et des archives) ho potuto continuare a finanziare alcune azioni di EDITEF. In questi anni abbiamo consultato tutti i più importanti fondi italiani della Svizzera romanza, del Belgio francofono, i partner francesi hanno lavorato a fondo sulla Normandia, la Région Centre, svariati fondi dell’est della Francia, ma restano ancora il 70% dei fondi francesi da esplorare:un lavoro immenso, ancora in fieri, che testimonia la vastità del campo della ricerca Editef.

 

 

 

 

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