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Maristella Petti intervista Nicolas Behr

Nicolas Behr (Nikolaus von Behr) nasce nel 1958 a Cuiabá, nel Mato Grasso, e vive a Brasília dal 1974. Pubblica libri di poesia dal 1977. Catturato nel 1978 dal DOPS (la polizia politica della dittatura), è giudicato e assolto l’anno dopo. È stato pubblicitario e oggi è coltivatore ed ecologista. Laranja Seleta – poesia escolhida (1977-2007) è stato pubblicato da Língua Geral e ha partecipato come finalista al Prêmio Portugal Telecom de Literatura nel 2008. Il dipartimento di Lettere dell’Universidade de Brasília ha creato, nel 2014, il “Premio Nicolas Behr per la Letteratura”. La sua opera è oggetto di varie tesi di laurea e di documentari. Partecipa attivamente a laboratori di poesia e incontri letterari in Brasile.Adora Brasília.

Entrevista em portugues 

Hai vissuto una fase importante della storiografia letteraria brasiliana, dato che appartieni alla generazione del ciclostile, che ha portato artisti e intellettuali a cercare mezzi alternativi di diffusione culturale per resistere alla censura della dittatura militare. C’è qualcosa di quella generazione che è sopravvissuta, che riconosci negli autori di oggi?

Sì, credo che qualcosa sia rimasto. Il movimento ha ossigenato la poesia brasiliana, rendendola più informale e avvicinando il poeta al pubblico, demistificando molto l’immagine del poeta. Ha facilitato la circolazione della poesia. Chiunque poteva editare il proprio libro, senza bisogno del consenso di un’editrice o di un’accademia di lettere. La generazione del ciclostile ha tolto il vestito e la cravatta alla poesia. Anche nello stile ha incorporato l’umorismo, il giornaliero, ha avvicinato la poesia al quotidiano della gente. Insomma, penso sia stata una rottura.

E questa rottura ha portato solo cose buone o magari ha abbassato, in qualche caso, il livello di qualità della poesia brasiliana?

Ne riparliamo fra 100 anni. E per confondere il tutto un po’ di più, è arrivata internet, venuta per restare. È vero che la tecnologia non salverà la poesia, ma è vero anche che i social network e la velocità di trasmissione dell’informazione e l’incredibile facilità di accesso alla poesia, anche tutto questo è rivoluzionario. La qualità fuoriesce sempre dalla quantità. Negli anni ’70 centinaia di poeti hanno pubblicato libretti ciclostilati, era una vera e propria febbre. La poesia, come le vita, è in continua mutazione, il tempo non si ferma.

Nel 1978 sei stato arrestato dal DOPS (“Dipartimento di Ordine Politico e Sociale”). Com’è stato il carcere in tempi di dittatura, e quanto ha condizionatola tua esistenza?

Quando fui arrestato ero minorenne, non avevo ancora compiuto 21 anni. Sono stato arrestato con l’accusa di possesso di materiale pornografico, ma quello che volevano in realtà era processarmi per la Legge di Sicurezza Nazionale [Nota dell’Intervistatore: la dottrina della sicurezza nazionale in quegli anni si preoccupava, a causa della Guerra Fredda, di proteggere lo Stato da un nemico interno, identificato con persone che avrebbero potuto compromettere l’ordine e il regime vigente], solo che non trovarono il mio ciclostile e, così, mi processarono tramite il Codice Penale. Al DOPS, ovvero la polizia politica della dittatura, mi dissero che se fosse successo qualche anno prima mi avrebbero fatto sparire. Allora si parlava di “apertura”, con il progetto politico del Presidente Generale Geisel di creare un clima di distensione progressivo. Mentre stavo là, mi chiedevo: “davvero io? Davvero la mia poesia minaccia così tanto il possente Stato brasiliano?” Le dittature sono così vigliacche e codarde, non è vero?! Ciò ha condizionato la mia esistenza, sì, ma non mi ha tolto il coraggio. Meno di un anno dopo sarei stato processato e assolto, e avrei prodotto sempre più libriccini.

Perché, a pochi decenni di distanza dagli anni di piombo, il Brasile ha deciso di eleggere presidente un ex militare di estrema destra?

L’elezione di Bolsonaro ha solo rivelato che il Brasile è in realtà un Paese estremamente conservatore e che non è ancora arrivato alla modernità. E che non è ancora riuscito ad affrontare questioni molto serie, come la nostra intrinseca diversità… La non inclusione del nero e dell’indio nel progetto nazionale di nazione è un chiaro esempio di quanto ancora manca perché il Brasile diventi un Paese giusto.

Possiamo affermare che tu non hai mai interrotto la militanza, poiché continui, dagli anni ’70, a impegnarti nell’azione sociale. L’aiuto che dai a un villaggio come Claretiana ne è un esempio. Puoi spiegarci quali sono le condizioni in cui versa una simile realtà? Oggi siamo soliti immaginare il Brasile come un Paese più che evoluto, ma non è dovunque così…

Certe popolazioni del Brasile, specialmente le più periferiche, soffrono di una sorta di depressione collettiva a causa del loro abbandono da parte del potere pubblico, che le cerca solo in tempi di elezioni, mirando al loro voto per legittimare ancor di più l’oppressione che subiscono. Le mie azioni sono delle gocce nell’oceano, ma io credo in un detto cinese: “Accendi una candela anziché maledire l’oscurità”. È poco, è davvero poco, ma è già qualcosa. Una goccia nell’oceano.

In quasi tutta la tua opera leggiamo di quella meravigliosa ossessione che è Brasília. Riesci a spiegarci adesso, in breve (e in prosa!), ciò che questa città, nata solo 59 anni fa, rappresenta per te?

Se non ci fosse Brasília non ci sarebbe poesia nella mia vita. L’impatto che la città-modellino mi causò quando arrivai qui, a 15 anni… Una città agreste, aggressiva, inospitale. Oggi Brasília non è più la città artificiale che era quando ci sono arrivato nel 1974. Il tempo, le persone, l’arte e le arti hanno umanizzato il modellino. In fondo, quel che vogliamo è dissociare Brasília dall’idea di potere, nella speranza che qui il potere sia, un giorno, un mero accessorio. E questa dissociazione si realizzerà con l’arte.

Quali sono gli autori brasiliani, morti e vivi, che ami di più e che più hanno influenzato la tua poesia?

Allora: Carlos Drummond de Andrade, João Cabral, Manuel Bandeira… i nostri classici. E i miei contemporanei: Francisco Alvim, Chacal, Cacaso, Leminski, Manoel de Barros.

Quanto del Brasile di Drummond possiamo trovare nella tua Brasília?

Possiamo trovare molto di Drummond nella mia poesia, non solo su Brasília. La sua influenza si discioglie ovunque. È molto presente, nonostante neanche io lo percepisca.

Una curiosità: Nicolas Behr si sente più poeta o vivaista?

Nicolas Behr è un poeta-vivaista che vuole essere felice. Crede che la felicità esista e la ricerca disperatamente. Dentro e fuori dalla poesia: nella vita.

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L'autore

Maristella Petti
Maristella Petti
Maristella Petti, classe 1992, è nata e cresciuta a Bolsena. È formata in lingue (inglese, spagnolo e portoghese), letterature comparate e traduzione. È dottoranda in critica letteraria dialettica presso l'Universidade de Brasília. Tra le sue pubblicazioni, il saggio La resistenza nella poesia nera femminile brasiliana contemporanea (Sensibili alle foglie, 2018) e la traduzione dell’antologia poetica bilingue Encontros com a poesia do mundo II / Incontri con la poesia del mondo II (Editora da Imprensa Universitária, 2018).