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Libri animati tra scienza, arte e gioco, di Gianfranco Crupi

La storia dei libri animati è pressoché sconosciuta anche tra gli addetti ai lavori. L’espressione viene usualmente associata ai libri pop-up per l’infanzia, ma in realtà essa può essere riferita a tutti quei manufatti librari che includono dispositivi meccanici o paratestuali, che richiedono e sollecitano l’interazione del lettore e che sono creati con finalità di fruizione anche assai dissimili tra loro (didattiche, mnemoniche, ludiche, divinatorie ecc.). Ebbene questi manufatti librari, conosciuti anche come movable books, hanno in realtà una storia antica, molto più antica di quanto si immagini.

Alla storia e alla varietà dei libri animati è dedicata ora una mostra dal titolo Pop-App. Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app, che ho curato insieme a Pompeo Vagliani della Fondazione Tancredi di Barolo di Torino. In verità, si tratta di una duplice mostra che si svolge contemporaneamente in due sedi, l’Istituto centrale per la grafica di Roma e la Fondazione torinese, che conserva la più importante collezione italiani di libri mobili. Sulla base di un percorso metodologico e storico-temporale comune, le due esposizioni hanno tuttavia focus specifici e complementari. Entrambe, infatti, intendono illustrare la storia dei dispositivi e degli elementi di carta mobili, dal libro antico (libri di astronomia, di astrologia, “di sorti”, di medicina, di architettura, di geometria) fino ai libri moderni di carattere ludico-didattico dell’Otto-Novecento destinati all’infanzia, includendo alcuni esempi contemporanei e i collegamenti con le tecnologie digitali. E tuttavia ciascuna delle due mostre ha una sua specifica identità e caratterizzazione: quella di Roma, tesa, soprattutto, ad illustrare la storia del libro animato antico e delle sue applicazioni scientifiche; quella di Torino, più aperta alle implicazioni moderne e alla rappresentazione delle diverse espressioni dell’inventiva cartotecnica.

Le mostre, le prime in Italia a raccontare la storia dei movable books, sono parte di un più ambizioso progetto, che prevede: la costituzione di un Centro internazionale di studi, che si propone di promuovere attività di studio e progetti di ricerca che divulghino la conoscenza di questi singolari manufatti librari e ne valorizzino le potenzialità artistiche, creative ed educative e i loro legami con le tecnologie e le applicazioni digitali; e l’organizzazione di un convegno (Torino, gennaio 2020) sulla conservazione, il restauro e la fruizione di libri animati di interesse storico-artistico e scientifico. Il progetto espositivo è accompagnato dalla pubblicazione di un volume miscellaneo omonimo, in cui specialisti di diverse discipline (storici del libro, della scienza, del cinema, della letteratura per l’infanzia ecc.) indagano la storia dei libri animati dal Medioevo alle più moderne applicazioni digitali (Pop-App. Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app, a cura di Gianfranco Crupi e Pompeo Vagliani, Torino, Fondazione Tancredi di Barolo, 2019).

Fin dall’inizio della loro lunga storia (ed è una storia antica che comincia – in base alle nostre conoscenze – intorno alla metà del Duecento), i congegni meccanici di carta sono stati dispositivi multimediali di comunicazione della conoscenza, che travalicavano i limiti della testualità in senso stretto e attivavano differenti codici di fruizione (lettura, visione, manipolazione, interazione). Vale a dire che, sotto gli occhi e nelle mani del lettore, il libro potenziava le sue finalità d’uso divenendo uno spazio fisico di auto-apprendimento, un medium di conoscenze e lo strumento di sperimentazione di quelle conoscenze.

Volvelle e flap furono i due dispositivi più largamente presenti nei libri scientifici tra Cinque e Seicento ma di cui troviamo le più significative testimonianze nelle opere del monaco benedettino inglese Matthew Paris (1200 ca. – 1259) e del filosofo maiorchino di lingua catalana Ramon Lull (1232/33 – 1315). Volvelle, vale a dire dischi rotanti, membranacei o di carta, sagomati e sovrapposti, e fissati alla pagina sottostante con uno o più perni, che consentivano la libera e indipendente rotazione di ciascun disco intorno al proprio asse.

Lull, Quarta figura in Ars magna, generalis et ultima, Lione, Simon Vincent, 1517.

E flap, ossia, alette o lembi di carta pieghevoli, progettati e impiegati per coprire e poi rivelare una o più immagini sottostanti, utilizzati soprattutto nei libri anatomici.

A partire dal tardo Medioevo e lungo tutto il Rinascimento e il Seicento, l’utilizzo di congegni meccanici di carta fece parte di una diffusa cultura materiale che perseguiva l’acquisizione di nuove conoscenze, attraverso quello che la studiosa Pamela Smith ha definito «the epistemology of handwork»; in altri termini, l’osservazione pratica e diretta, che coinvolge fisicamente l’osservatore nell’interazione con fenomeni e oggetti della natura, segnerebbe, soprattutto a partire dal XVI secolo, un mutamento radicale nella metodologia dell’investigazione scientifica. Gli occhi non sono sufficienti, servono le mani per sperimentare il funzionamento del sapere scientifico, e il libro divenne lo strumento che metteva in relazione diretta il mondo di qua con il mondo di là da esso.

Va da sé che una volta trovato l’artificio, esso si poteva utilizzare, come di fatto avvenne, in una molteplicità di applicazioni e usi (dalla crittografia alla retorica, dalla medicina all’astrologia), e le volvelle diventarono per più di un secolo un popolare e irrinunciabile complemento dei trattati sull’arte della navigazione e dei manuali di astronomia, un sussidio didattico che riusciva a trasmettere informazioni di carattere tecnico in un formato interattivo.

E così l’ars inveniendi veritatem di Lull, espressa nella meccanica computazionale dei dischi rotanti sovrapposti, fu alla base della creazione dei sistemi per la cifratura delle lingue e, grazie al suo esempio, dell’invenzione di una volvella cifrante ad opera di Leon Battista Alberti (1404-1472), poi ripresa da Giovambattista Della Porta (1535-1615). Il letterato napoletano elaborò, infatti, nel suo trattato De furtivis literarum notis (1563) una tecnica di cifratura polialfabetica, basata sullo scorrimento di due dischi concentrici contenenti un alfabeto ordinato per il testo in chiaro (testo da cifrare) e un alfabeto disordinato per il testo cifrato (testo risultante).

Dischi cifrati in G. Della Porta, De furtivis literarum notis[...], Napoli, I. N. Scrotum, 1563, p. 73
Dischi cifrati in G. Della Porta, De furtivis literarum notis[…], Napoli, I. N. Scrotum, 1563, p. 73
Giason Denores (1530 ca – 1590) corredò il suo trattato Della Rhetorica (1584) di tre preziose volvelle, una per ciascun genere oratorio, impiegate per facilitare l’invenzione degli argomenti adatti a ogni contesto.

Particolare della volvella, relativa al genere dimostrativo. Tratta da G. Denores, Della rhetorica […], Venezia, P. Megietto,1584.
Particolare della volvella, relativa al genere dimostrativo. Tratta da G. Denores, Della rhetorica […], Venezia, P. Megietto,1584.
E già a vent’anni appena dall’invenzione di Gutenberg, l’astronomo tedesco Regiomontanus pubblicava un suo Kalendario (1476), che si distingue nella storia del libro tipografico per essere la prima opera a stampa che accoglie al suo interno alcuni dispositivi mobili.

Tavola Instrumentum Veri Motus Lunae Minue. in J. Regiomontanus, Calendarium, Venezia, B. Maler, P.Löslein, E. Ratdolt, 1476 (Milano, Biblioteca Francescana).
Tavola Instrumentum Veri Motus Lunae Minue. in J. Regiomontanus, Calendarium, Venezia, B. Maler, P.Löslein, E. Ratdolt, 1476 (Milano, Biblioteca Francescana).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi ancora, in una carrellata appena esemplificativa: l’Astronomicum caesareum (1540) del cosmografo Petrus Apianus, uno dei libri più belli e spettacolari del Rinascimento, impreziosito da circa venti volvelle colorate a mano;

Equatorium di Giove. In P. Apianus, Astronomicum Caesareum, Ingolstadt, 1540 (Museo Galileo, Firenze).
Equatorium di Giove. In P. Apianus, Astronomicum Caesareum, Ingolstadt, 1540 (Museo Galileo, Firenze).

l’Astrologia di Ottavio Pisani, notevole per la straordinaria perizia tecnica mostrata dal suo autore nella realizzazione di planisferi, di complesse volvelle sovrapposte e di un articolato sistema di lancette snodabili.

“Sfera planisferica”. On O. Pisani, Astrologia, Antwerp, 1613 (Museo Galileo, Firenze).
“Sfera planisferica”. On O. Pisani, Astrologia, Antwerp, 1613 (Museo Galileo, Firenze).

Altrettanta fortuna ebbe l’altro dispositivo meccanico, il flap, impiegato con grande successo nei libri anatomici. Sollevando progressivamente le alette mobili di carta, il lettore/spettatore veniva invitato a partecipare a un’autopsia virtuale, a una simulazione del processo di dissezione umana eseguita nei teatri anatomici. Così facendo veniva rivelata, anche a un’audience più ampia degli apprendisti medici, la topografia invisibile del corpo umano. Nelle sue forme più raffinate i flap potevano essere più d’uno, creando perciò una stratificazione logica e visiva delle informazioni.

R. Descartes, De homine figuris, Leida, F.Moyardum & P. Leffen, 1662 (Biblioteca Nazionale Centrale di Roma).
R. Descartes, De homine figuris, Leida, F.Moyardum & P. Leffen, 1662 (Biblioteca Nazionale Centrale di Roma).

Questi elementi mobili del libro (i primi a dare l’effetto della profondità, della tridimensionalità o della sequenza temporale tra un “prima” e un “dopo”) vennero perciò largamente utilizzati nei trattati di anatomia, diventandone anzi un imprescindibile complemento didattico, per mostrare, sollevando progressivamente i singoli lembi, la struttura interna e la disposizione stratificata di organi e apparati del corpo umano.

Rispetto alla storia precedente, i dispositivi dei libri animati dell’Otto-Novecento destinati all’infanzia presentano una gamma più ampia di soluzioni cartotecniche, volte a facilitare il rapporto attivo dei piccoli lettori con il libro e la lettura, il gioco e l’apprendimento.

Im Zoologischen Garten. Ein Bilderbuch zum Aufstellen, Esslingen - Munchen, Schreiber, s.d. [1890?] (Fondazione Tancredi di Barolo – Torino).
Im Zoologischen Garten. Ein Bilderbuch zum Aufstellen, Esslingen – Munchen, Schreiber, s.d. [1890?] (Fondazione Tancredi di Barolo – Torino).
Fertile territorio di sperimentazione editoriale e di innovazione manifatturiera delle tecniche produttive, il libro animato moderno è il frutto dell’interazione di attori e azioni differenti, a partire dalla figura professionale degli ingegneri della carta (paper engineers), che dalla metà dell’Ottocento misero al servizio dell’editoria la loro ingegnosità progettuale.

Die Geschichte von Hansel und Gretel oder vom zuckerigen Haus, Esslingen bei Stuttgart, Schreiber, s.d. [Animazioni di Lothar Meggendorfer] (Fondazione Tancredi di Barolo – Torino).
Die Geschichte von Hansel und Gretel oder vom zuckerigen Haus, Esslingen bei Stuttgart, Schreiber, s.d. [Animazioni di Lothar Meggendorfer] (Fondazione Tancredi di Barolo – Torino).
La vitalità creativa e artigianale dei paper engineers, insieme alla serialità dei processi produttivi della stampa e, viceversa, alla manualità richiesta per l’assemblaggio dei singoli pezzi, hanno dato vita, infatti, a un’inconsueta contaminazione nelle attività della filiera dell’industria editoriale.

Com’è noto, l’interazione con il mondo dei libri illustrati, con quello dei giochi di carta e dei giocattoli, nonché con quello dei materiali ludici provenienti dalla cultura e dall’immaginario meraviglioso del pre-cinema, ha attratto e suggestionato molti artisti che, nel corso del Novecento, si sono misurati con la forma-libro.

Bruna D’Alessandro, Breast Book. Acciaio, acciaio inossidabile, rame (New York 2019)

«In equilibrio fra bibliofilia e creatività, visualizzazione attivabile della conoscenza e meraviglia, i libri esposti nelle teche risucchiano nella loro natura a più strati, dispensatrice di sorprese visive, tattili, talvolta anche sonore» (A. Sbrlli).

 

Pop-App. Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app

Roma, Istituto Centrale per la Grafica – Torino, Fondazione Tancredi di Barolo (8 maggio – 30 giugno 2019)

info@fondazionetancredidibarolo.it

ginfranco.crupi@uniroma1.it

 

 

 

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L'autore

Gianfranco Crupi
Gianfranco Crupi
Gianfranco Crupi è professore associato di Biblioteconomia presso l’Università di Roma “La Sapienza”. I suoi interessi scientifici spaziano dalla bibliografia repertoriale alla biblioteconomia teorica e applicata, dalla storia delle biblioteche alla storia del libro. In particolare, ha studiato la storia della fondazione novecentesca della «Federazione italiana delle biblioteche circolanti cattoliche» e dei canoni bibliografici cattolici; si è occupatodelle metodologie della ricerca bibliografica e dell’organizzazione tassonomica dell’universo documentario nella bibliografia repertoriale, anche in relazione a specifici contesti applicativi. Ha, inoltre, maturato interessi di studio relativi alla progettazione e gestione di collezioni e biblioteche digitali, con particolare riferimento alle problematiche relative alla codifica digitale dei testi letterari e alla sintassi e alla semantica che regolano i processi di rappresentazione formale del testo. Da alcuni anni studia la storia dei “libri animati”, antichi e moderni, su cui ha organizzato una esposizione bibliografica a Roma e a Torino.