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Ciao Nanni, di Pascale Budillon Puma

L’ultima volta che ci siamo visti – un anno fa a Roma, intorno a un caffè (molto) goloso -, dissi a Nanni che lo attendevamo a Parigi per una serata progettata di presentazione di libri suoi riediti. Molte riedizioni ci sono state sin dall’inizio degli anni 2000, in particolare delle sue Poesie complete, di cui mi aveva portato il terzo volume. Nanni mi raccontò la sua rinuncia, imposta dai medici, al viaggio che avrebbe tanto voluto fare, fino a Città del Messico: era invitato anche là, dopo il grande successo di una festa in suo onore che gli avevano riferito. Poi mi accompagnò per un pezzetto di strada, sempre elegante, cappotto e cappello, un po’ inglese – un milanese nonchalant com’era sempre stato.

La prima volta che ho incontrato Nanni Balestrini? A Roma ancora, sicuramente, dalle parti di Via Giulia, poco meno di cinquant’anni fa : la comune amica Jacqueline Risset – traduttrice del Tristano nel 1972 – gli aveva fatto il mio nome per la traduzione in francese del suo romanzo Vogliamo tutto. Prima mia vera esperienza di traduzione per l’editrice Le Seuil (Nous voulons tout, 1973) fu per me un lavoro molto impegnativo quanto appassionante restituire il sapore del parlato iniziale (il testo parte dall’intervista di un operaio meridionale emigrato a Torino), informarmi sui gruppi italiani extraparlamentari e, last but not least, sulla vita in fabbrica e i gerghi tecnici e sindacali, francesi e italiani… Nanni fu sempre molto disponibile quando gli sottomettevo i miei dubbi e sceglievamo assieme le soluzioni. Fu anche, e sopratutto, un’esperienza avvincente andare a scovare la tecnica tutta sua di costruzione del testo, le lasse fatte di collages di pezzi di frasi provenienti da testi vari, l’assenza di punteggiatura e le riprese di gruppi di parole, che creano un effetto ritmico molto particolare. Questa prima bella esperienza fu seguita da varie altre, nel corso degli anni (Black-out, da me tradotto in francese nel 1993, L’editore, nel 1995, e La violenza illustrata, nel 2011), sempre con scambi molto fluidi con lo scrittore.

Quante cose ha fatto questo nonchalant! Il gruppo 63, le poesie elettroniche e non, i testi in prosa, quelli per il teatro o la danza, le opere grafiche… L’impegno di Nanni fu non solo culturale ma anche politico: nessuno negli anni 60 e 70 si sarebbe mai immaginato di poter scindere l’uno dall’altro aspetto e questa fu una delle ragioni del suo essere coinvolto nella faccenda del 7 aprile 1979, insieme a tanti altri intellettuali. Ma per lui l’impegno ha continuato ad essere inscindibilmente politico e culturale. Un ramo delle sue molteplici attività fu l’editoria di riviste, alla quale si dedicò durante tutto l’arco della sua vita, e in tutte le circostanze: dall’iniziale Verri a Quindici, Alfabeta da lui fondata nel maggio del 1979, La Gola ‘mensile del cibo e delle tecniche di vita materiale’, nata nel 1982, di cui era nel comitato di direzione.

Dopo alcuni anni in cui non ci eravamo visti, un giorno dei primi anni 80, sul mercato della Place des Prêcheurs di Aix-en-Provence – abitavamo là vicino io e Giovanni, lui mi dice: ma questo non è Nanni? Era Nanni, infatti, rifugiatosi in Provenza, con la sua nuova famigliuola – era sul punto di nascere il suo secondo figlio. Cominciò lì una nuova frequenza, con passeggini nella campagna aixoise – a noi era nata una bimba – e succulenti pranzi: sia Nanni che Giovanni erano ottimi cuochi!

E poi anche naturalmente incontri letterari all’università e nell’ambiente degli scrittori e poeti numerosi in Provenza – si formò allora il Quatuor Manicle (dal nome di quel cantuccio di Provenza dov’era la sua casa provvisoria), composto oltre che da Nanni, da Jill Bennett, Liliane Giraudon, e Jean-Jacques Viton. E sono gli anni, 1983-1985, in cui si pubblica Change international, rivista alla quale collabora anche Nanni.

Appena messo fuori causa dalla giustizia italiana, Nanni se ne tornò in Italia… Ogni tanto capitava a Parigi, dove anche noi nel frattempo ci eravamo trasferiti; in uno degli ultimi incontri parigini degli anni 2000 mi disse la sua amarezza nel vedere che proprio in Francia non riusciva a pubblicare la nuova versione che aveva preparato del suo primo romanzo Tristano – già pubblicata invece in Germania e vari altri paesi, e di cui mi aveva affidato la traduzione degli aggiornamenti. Il cosiddetto ‘Tristano multiplo’ era un’operazione editoriale sperimentale per cui ogni singolo compratore del libro, mediante un infimo intervento sul testo, si trovava fra le mani un’opera unica.

Chissà se questa iniziativa, esempio della fervida attività di Balestrini, sempre tesa all’innovazione, troverà finalmente il suo completo riconoscimento?

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