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Cercando l’Europa (nel 1950): “federastia”, di Carlo Pulsoni

Può capitare che un neologismo, per quanto geniale, resti confinato nell’idioletto del suo creatore, per essere recuperato a distanza di anni grazie al recupero dei suoi scritti. È quanto capita al lemma federastia (“passione per il federalismo”), utilizzato dal filosofo e grecista Vladimiro Arangio Ruiz nella lettera del primo luglio 1950 al poeta e critico letterario Diego Valeri, oggi conservata nel Fondo Valeri della Fondazione Giorgio Cini di Venezia (L’Archivio Valeri della Fondazione Cini)

Si tratta di una missiva molto interessante che qui di seguito si riproduce nelle sue parti significative: «Tu hai ragione in parte, anzi per gran parte del tuo biglietto; e cioè per quanto vi riguarda l’europeismo e il federalismo [io talvolta per ischerno ho fin detto: federastia; ma d’ora in poi non lo dirò più], e magari per quanto riguarda il Campagnolo. Che, se non è quello che era a Pisa o, se pur essendo stato anch’egli a Pisa, non è quello che io intendo, ma altri, hai certamente ragione tu, potrebb’essere la persona più rispettabile che ci sia… Ma se fosse stato a Pisa e, di Pisa, fosse proprio quello che intendo, ahimé, anche tu m’intendi, et je suis malin!… Ma per il rimanente, certo hai ben ragione, e ben ragione hai nel simpaticissimo discorso europeistico. Ed anch’io del resto ho aderito al movimento per l’Europa, e contro l’Antieuropa. Non per quel che riguarda alleanze coi comunisti, alleanza della cultura, petizione per la pace, contro l’atomica, credimi, è grave errore, terribile ingenuità, prestarsi al loro giuoco. La Pace? Ει͗ρήνη? Ma loro non vogliono la pace: vogliono solo il trionfo del Socialismo (totalitario). E la triste vicenda della Corea ben lo dimostra – ed io l’ho dimostrato anni prima della Corea. Non vogliono abolita la terribile e orribile arma, ma soltanto la vittoria del Socialismo, del Comunismo. Per assicurare il trionfo del quale, farebbero anche la guerra, come la fanno, userebbero anche l’atomica (e, le cas échéant, l’adopreranno). E allora? Allearsi con loro, vale proprio quanto adoperare armi ancora più brutte di quella: come appoggiare l’ordinanza di briganti armati che vietassero agli altri di armarsi. Tu dirai: ma sono armati, sono briganti anche gli altri… No, nego paritatem. E in conclusione, chi è meglio, chi più armato?… Bella è quella che ha detto Silvio Negro nel Corriere della Sera di avantieri. Egli ha attribuito ai comunisti il ragionamento che faceva “quel reazionario francese del secolo scorso: – In nome della vostra legge io esigo per me ogni diritto; in nome della mia a voi li tolgo tutti”. Che è proprio molto molto bella. Ma, già, tu non leggi il Corriere della Sera, che non è abbastanza sinistro… Ma scusami: ti voglio bene. A settembre ti verrò a trovare a Venezia».

Lasciando agli storici il commento dettagliato della lettera (scoppio della guerra in Corea, petizioni per la pace e contro l’uso della bomba atomica come mezzo di propaganda del Partito Comunista Italiano, ruolo di Umberto Campagnolo e così via), qui interessa rilevare come anche all’interno del cosiddetto “movimento per l’Europa” – ovvero il “Movimento Federalista Europeo” (MFE) -, siano maturate posizioni ben diverse in merito alla collocazione geopolitica del movimento stesso, a prescindere dall’auspicio generale con cui era nato, in cui ci si augurava l’istituzione di un’assemblea «costituente europea quale strumento giuridico capace di completare la maturazione in senso federalista della coscienza europea e di portare, quindi, le istanze federaliste dal terreno dell’utopia a quello del possibile».

In un periodo in cui si rimettono in discussioni i principi nei quali avevano creduto i protagonisti di questa lettera, chi scrive – in veste di filologo – si augura che almeno il neologismo “federastia” possa avere lunga vita.

 

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