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Il “valore” del libro. Maria Gioia Tavoni dialoga con Fabio Massimo Bertolo

Non sono molti mesi che Finarte, un colosso delle Case d’Asta italiane, ha convalidato il ruolo da te già ricoperto nella Minerva Auctions, accorpata dalla stessa Finarte, nominandoti Amministratore delegato dell’importante gruppo. È stato un giusto riconoscimento che trae origine dal tuo ottimo background di studi e dalla passione con cui ti sei confermato ricercatore e nel contempo studioso soprattutto di libri antichi. Ti sei infatti laureato alla Sapienza di Roma in Filologia Italiana e hai conseguito il dottorato in Italianistica sempre alla Sapienza. Per ben dieci anni hai insegnato Filologia italiana all’Università di Cassino, oltre a tenere corsi in discipline bibliologiche in altre, prestigiose università italiane. La tua ventennale esperienza nel reparto Libri, Autografi e Stampe ti permette ora di collocarti fra i maggiori esperti del libro in tutte le sue versioni e forme, non unicamente cartacee. Come riesci a sostenere il dominio della comprensione in profondità per entrambi i settori del libro in asta: quello antico e l’attuale, o meglio, il più moderno?

Sono ambiti apparentemente lontani tra loro, in realtà accomunati da un semplice, comun denominatore: il valore collezionistico dell’oggetto-libro. Pur nella diversità di epoca di produzione, si tratta sempre di libri che hanno un tasso di rarità e una costante richiesta sul mercato tali da renderli appetibili ai tanti collezionisti italiani e stranieri che affollano le nostre aste. I tratti che rendono interessante un libro per l’amatore sono sempre gli stessi, sia che si tratti di un antico incunabolo che di una moderna prima edizione novecentesca: la rarità dell’edizione, il valore culturale, le condizioni di conservazione dell’esemplare e la provenienza. Negli anni, ormai 23, ho imparato a cogliere, nelle edizioni antiche e moderne, quegli aspetti che rendono i singoli esemplari desiderabili agli occhi dei collezionisti: i libri, nella loro sostanziale immutata tecnica di produzione, sono oggetti multipli e unici al tempo stesso. Il mio compito è stato sempre quello di evidenziare in ogni copia quel che vi fosse di unico.

Il collezionismo si esprime in tanti e differenti modi. In questi ultimissimi anni hai riscontrato che vi siano state delle discontinuità in coloro che inseguono il libro soprattutto antico e quali le ragioni delle eventuali disaffezioni?

C’è una ragione molto semplice che rende il collezionismo di libri antichi desueto e poco glamour, mi si passi il termine: è una passione individuale, non speculativa, a volte molto costosa e che richiede un tasso di educazione culturale non indifferente. Mentre un bel dipinto di arte moderna trasmette, anche senza particolari conoscenze, emozioni e sensazioni, un libro di pregio che alle volte può costare ben più di un’opera pittorica, necessita di un bagaglio di conoscenze non indifferenti per essere giustamente apprezzato. Avverto da anni una progressiva contrazione del numero dei collezionisti di libri, una riduzione di natura generazionale che testimonia la distanza dei giovani dall’oggetto-libro inteso come fonte di piacere anche collezionistico. Il libro non è trendy tra le giovani generazioni; aldilà del fenomeno della scarsa  propensione alla lettura, non è un oggetto ambito dai giovani collezionisti, che si orientano verso opere ritenute più “moderne” e attrattive. Qualche inversione di tendenza la si osserva col cosiddetto “Libro d’Artista”, che solletica l’interesse anche di giovani collezionisti ma proprio in quanto espressione di una potenzialità artistica connessa al doppio binario espressivo. In sostanza, il libro antico soffre di una crisi generazionale legata ad una distanza sempre crescente delle nuove generazioni da un modello culturale “alto”, distanza tale da rendere incomprensibile il valore anche artistico peculiare di tanta produzione tipografica d’ancien regime.

Il libro antico ha subito una flessione, come tu stesso hai appena affermato. Hanno nuociuto, a parer tuo, i limiti imposti alle esportazioni che hanno penalizzato il commercio delle opere d’arte, compreso il libro d’antiquariato?

I limiti all’esportazione sono sempre esistiti in Italia, da almeno 70 anni. Sicuramente meno applicati 30-40 anni fa, negli ultimi venti anni sono diventati obiettivamente una spina nel fianco di chi commercia in libri di pregio. Perché, come molti sapranno, la legge considera tutelabile un’opera che abbia oltre 50 anni: la prima edizione del Gattopardo, da un punto di vista legislativo, non differisce affatto da un raro incunabolo veneziano. Entrambi necessitano di un attestato di libera circolazione per lasciare il Paese, un documento che si ottiene dopo aver superato il giudizio di una commissione di bibliotecari (tre per la precisione) che valutano ogni singolo volume. Negli anni ho potuto osservare una strana contraddizione: l’attenzione verso i libri a stampa, tecnicamente dei multipli, è di molto superiore all’attenzione delle Sovrintendenze verso dipinti e altre opere d’arte, solitamente uniche e irripetibili. Sembra come se l’oggetto libro veicolasse di per sé un quantum storico-culturale superiore ad altre analoghe opere dell’ingegno umano, e per questo necessita di un surplus di indagine e attenzione nella tutela. L’espansione del mercato internazionale negli ultimi anni anche nel mio settore, ha reso imprescindibili per le case d’asta fornirsi di un apposito ufficio tutto dedito alla richiesta di licenze d’esportazione. Gli stranieri, da sempre innamorati del libro italiano, negli ultimi anni hanno sostituito una vasta fetta di mercato nazionale, e questo ha imposto sia per gli Uffici esportazione che per le case d’asta un sostanziale incremento di lavoro per far fronte alle domande di clienti oltre i confini nazionali. Ma tutto questo ha un costo, allunga i tempi di consegna delle opere, certe volte le rende inalienabili nei rari casi in cui non viene concesso il diritto all’esportazione…con i relativi danni commerciali che ti lascio immaginare. Insomma, la questione dell’esportabilità delle opere d’arte dall’Italia è senza dubbio uno dei limiti maggiori alla piena e matura espansione del mercato dell’arte in Italia.

Quale è stato, nel ventennio in cui tu sei stato testimone diretto, il periodo, l’anno, in cui hai avvertito che collezionare libri di pregio aveva subito una caduta in verticale e in cui ti sono state offerte intere e prestigiose raccolte bibliografiche?

Galileo Galilei, Sidereus Nuncius, Venezia, Tommaso Baglioni, 1610. Venduto per € 400.000,00. Asta 141 – 15/06/2017, lotto 310
Galileo Galilei, Sidereus Nuncius, Venezia, Tommaso Baglioni, 1610. Venduto per € 400.000,00. Asta 141 – 15/06/2017, lotto 310

Difficile circoscrivere in modo preciso una tendenza di medio lungo periodo, ma se debbo sbilanciarmi direi che le prime avvisaglie si sono avute intorno al 2006, per poi precipitare nel 2008-2009, in concomitanza con la grande crisi internazionale dei mercati finanziari. In Italia il tutto è stato aggravato dalla nefasta vicenda di De Caro e dei Girolamini, che ha contribuito non poco a far perdere fiducia e credibilità nei confronti dell’Italia da parte dei tanti collezionisti stranieri. Ci sono stati degli anni, in particolare dal 2013 al 2016, in cui ogni acquirente estero chiedeva garanzie di ogni genere prima di acquistare un libro in Italia, preoccupato soprattutto della provenienza e della completa autenticità dell’opera. Un vero incubo dal quale in parte siamo usciti negli ultimi due, tre anni. Tieni conto che nel 2017 ho venduto a un prezzo da record mondiale una prima edizione del Sidereus Nuncius di Galilei (andato ad un compratore straniero per € 400.000), mentre quest’anno ho venduto una copia della Summa di Pacioli a quasi €550.000, sempre ad uno straniero, segno che l’attenzione e la fiducia dei grandi collezionisti esteri, quando si fanno le cose per bene, è tornata forte e vigorosa.

 

 

Luca Pacioli, Suma de Arithmetica Geometria Proportioni & Proportionalita, Venezia, Paganino de Paganini, 10 - 20 novembre 1494. Venduto per € 526.200,00. Asta 32 – 20/06/2019, lotto 507
Luca Pacioli, Suma de Arithmetica Geometria Proportioni & Proportionalita, Venezia, Paganino de Paganini, 10 – 20 novembre 1494. Venduto per € 526.200,00. Asta 32 – 20/06/2019, lotto 507

Passiamo al “libro d’artista”, dizione con cui comunemente si indicano quei manufatti dal Novecento ad oggi nei quali spesso convivono pagine d’arte sia figurativa sia letteraria anche congiunte. Ricordo tue recenti perplessità proprio sul mercato di questo oggetto, spesso non ben definito agli occhi del collezionista a causa della sua tipologia ‘ibrida’: libro che racchiude in sé aspetti di un’opera d’arte moderna, ponendosi al limite per tipologia e fruizione. Sei ancora di questo avviso o, invece, cogli dalle ultime aste un’inversione di tendenza?

Maria Lai, Un filo nella notte, Cagliari, Arte Duchamp, 1984. Venduto per € 4.375 Asta 161 - 10/12/2018, lotto 806
Maria Lai, Un filo nella notte, Cagliari, Arte Duchamp, 1984. Venduto per € 4.375
Asta 161 – 10/12/2018, lotto 806

Sì, come ho detto in precedenza, il libro d’artista sta vivendo una stagione di rinnovato interesse. Una platea nuova di collezionisti di libri come di arte contemporanea hanno finito per riscoprire queste preziose e rare opere, e ora nelle aste se le contendono sonoramente. Un solo problema è però sorto, anche di recente, ovvero la necessità di autenticare le opere d’arte contenute nei volumi (se sono sciolte) presso le diverse Fondazioni. Questa era prassi sconosciuta nel mondo dei libri fino a pochi anni fa, ma che è divenuta necessaria e impellente dal momento che queste stesse opere alle volte circolano sul mercato fuori dal loro contesto “librario” e debbono dunque avere legittime attestazioni di autenticità. Detto questo, vedo un crescente interesse anche internazionale verso i nostri libri d’artista, interesse parallelo alla crescita internazionale di quotazione di tanti artisti italiani che si sono ormai bene attestati nel mercato mondiale dell’arte.

E da ultimo una domanda che corre d’obbligo per qualunque esercizio che si proponga esiti commerciali. Internet con i suoi tanti siti di vendita e i vari social rappresentano, anche per una Casa d’Aste come quella che dirigi, un pericolo sempre in agguato? E se sì, quali le strategie per dribblare tale pericolo?

Io non lo definirei un “pericolo” quanto piuttosto una straordinaria opportunità di marketing offerta a tutti, in grado di sviluppare e ampliare il mercato di una media casa d’aste sino a dimensioni planetarie. Internet è una grande, straordinaria vetrina, dove offrire in proprio prodotti ad una platea sino a dieci anni fa inimmaginabile: ogni anno osserviamo una crescita a due cifre delle vendite veicolate tramite internet, un mercato che non ha più confini, la globalizzazione come apertura massima e massimo sviluppo di reti commerciali espanse oltre misura. Tutto questo produce frutti duraturi se l’offerta è seria, ben presentata e garantita, come accade nella casa d’aste che dirigo (https://www.finarte.it/ ) e – direi – nelle principali case d’asta italiane; può invece diventare un pericolo, per chi acquista soprattutto, se manca la deontologia professionale e la serietà di chi offre, ma questo è un problema comune a qualsiasi attività commerciale! Come sempre, non è sbagliato o pericoloso il mezzo, quanto piuttosto l’uso che se ne fa. Per qualsiasi ulteriore curiosità o richiesta di informazioni, sono a disposizione dei lettori al seguente account: f.bertolo@finarte.it .

Dante Alighieri, Comento di Christophoro Landino Fiorentino sopra la Comedia di Danthe Alighieri poeta fiorentino, Firenze, Nicolò di Lorenzo dalla Magna, 1481. Venduto per € 62.500,00. Asta 32 – 20/06/2019, lotto 30
Dante Alighieri, Comento di Christophoro Landino Fiorentino sopra la Comedia di Danthe Alighieri poeta fiorentino, Firenze, Nicolò di Lorenzo dalla Magna, 1481. Venduto per € 62.500,00. Asta 32 – 20/06/2019, lotto 30

 

 

 

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