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Iter Iaponicum, di Marco Daniele Limongelli 

Quest’anno ha preso avvio l’Iter Iaponicum (2019-2022), un progetto finalizzato al censimento dei manoscritti e degli antichi libri a stampa in lingua italiana conservati in Giappone. Le biblioteche giapponesi conservano alcuni dei più rari libri italiani antichi: si tratta, però, di materiale poco conosciuto e difficilmente raggiungibile. La maggior parte del materiale è conservato presso biblioteche universitarie pubbliche (di Tokyo, Kyoto, Tsukuba, etc.) e private (Keio, Tenri, Waseda, Sophia, etc.), ma esemplari interessanti sono presenti anche presso musei (il Museo della stampa e quello Nazionale di Tokyo, il Civico di Sakai, quello dei 26 Martiri di Nagasaki), centri di ricerca (Nichibunken), biblioteche nazionali (tra cui spicca la National Diet Library) e prefetturali (Osaka).

L’accesso è limitato sia dalla scarsa conoscenza del materiale conservato, sia dalle notevoli difficoltà burocratico-procedurali. Non esiste un inventario nazionale completo, né la consultazione dei cataloghi delle singole biblioteche consente sempre di scovare i volumi in questione, soprattutto se non si conosce la lingua giapponese; cospicuo, inoltre, è il numero di libri antichi non catalogati. Ulteriori difficoltà sono poi legate agli errori di catalogazione: frequenti i refusi delle schede, compilate con ogni probabilità da catalogatori non italofoni e non avvezzi alle peculiarità del libro antico occidentale.

La consultazione è un altro tasto dolente. L’accesso ai fondi rari è operazione lenta e macchinosa. Passa attraverso la compilazione di un’interminabile serie di moduli, richieste, permessi, lettere, attese estenuanti di un responso: in definitiva, tempi troppo lunghi per le esigenze di uno studioso. La corsia “preferenziale” riservata a professori universitari o dottorandi non sveltisce, né semplifica sensibilmente le procedure.

L’idea del censimento, concepita qualche anno fa da Claudio Giunta (ordinario di Letteratura Italiana presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento), è ora in via di realizzazione per opera di un team di professori e ricercatori di università giapponesi. L’iniziativa, diretta da Marco Limongelli (Università di Kyoto), conta sulla collaborazione di Lorenzo Amato (Università di Tokyo), Kosuke Kunishi (Università di Studi Stranieri di Kyoto), Yosuke Shimoda (Università di Osaka) Mami Tanaka (Università di Kyoto), e Daniela Shalom Vagata (Università di Bologna), nonché su una ramificata rete di contatti con biblioteche nazionali, dipartimenti di studi occidentali di vari atenei giapponesi – in particolare quelli più attivi nella catalogazione e digitalizzazione di libri rari – e con gli Istituti Italiani di Cultura di Osaka e Tokyo. Il gruppo di ricerca si avvale della valutazione di un Comitato Scientifico di esperti – titolari di cattedre presso varie università europee – altamente qualificati nei settori della codicologia, paleografia, cultura della stampa, storia del libro e bibliografia.

L’Iter Iaponicum si configura come prima tappa di un ambizioso censimento asiatico del libro antico italiano, adatto a fondersi in più ampi quadri di cooperazione internazionale. La banca dati metterà a disposizione un catalogo con le schede dei libri, informazioni bibliografiche e – ove possibile – riproduzioni digitali. Questo progetto, infatti, intende muovere un primo fondamentale passo verso la digitalizzazione del libro italiano antico. Anche in Giappone, come nel resto del mondo, è progressivamente aumentata l’attenzione sulle collezioni di materiale raro con l’avvio di progetti di nuovi catalogazione, ricatalogazione e digitalizzazione di manoscritti e libri antichi. Il processo è stato avviato nel 1994, quando il National Center for Science Information Systems ha inaugurato l’Electronic Library Project. Purtroppo, il libro italiano antico non ha ancora ricevuto la dovuta attenzione; l’Iter si ripromette di dare nuova linfa a questo processo e di connetterlo alle già esistenti banche dati della Keio University (Digital Collection of Keio University Libraries), della Sophia University (il Laures Kirishitan Bunko Database e l’archivio digitale dei Libri rari) e della National Diet Library (National Diet Library Digital Collection).

Il catalogo sarà suddiviso in tre categorie: Manoscritti, Incunaboli e Cinquecentine. Modelli di riferimento per la compilazione delle schede sono: per quanto riguarda i manoscritti, il Manus. Censimento dei manoscritti delle biblioteche italiane dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane e per le informazioni bibliografiche; per gli incunaboli, l’ISTC: Incunabula Short Title Catalogue. The international database of 15th-century European printing della British Library; per le cinquecentine, EDIT16. Censimento nazionale delle edizioni italiane del XVI secolo, curato dall’Area di attività per la bibliografia, la catalogazione e il censimento del libro antico dell’ICCU.

Le prime indagini hanno già consentito di rintracciare esemplari notevoli. Presso la Senshu University è conservato un interessante frammento del sec. XVI del Canzoniere del Petrarca: dieci carte rilegate recanti i fragmenta 1-48, 53-56, 61-72 (ma anche un lacerto cassato dei Miraculi della gloriosa vergine Maria), provenienti dalla biblioteca londinese di Joseph Tasker (1797-1861), investitore finanziario e socio della United Mexican Mining Association.

Rerum vulgarium fragmenta – Senshu University, ms. 21
Rerum vulgarium fragmenta – Senshu University, ms. 21

Di notevole interesse anche un testimone quattrocentesco de La sfera, poemetto astronomico-geografico in ottave in quattro libri la cui paternità è contesa tra i fratelli Gregorio e Leonardo Dati. Il codice in questione, che è conservato presso la Biblioteca Centrale della Tenri University e va ad arricchire la già densa tradizione manoscritta del testo datiano, oltre alla redazione completa e illustrata del poema ci consegna, in coda, un erbario illustrato.

Si registra, inoltre, una trascrizione delle lettere scritte da Giovan Battista Busini a Benedetto Varchi nel triennio 1548-1551 (Senshu University) e un ragguaglio di fine Cinquecento sull’opera di evangelizzazione nelle Indie Occidentali compilato dal padre gesuita spagnolo Alonso Sanchez (la Relatione della nuova et piu remota Christianità dell’Indie occidentali dette Philippine, del sito, et qualità loro, presso la Sophia University). Accanto a questi testi sono state rinvenute scritture notarili, statutarie e contabili: un atto di vendita del 9 luglio 1321 in latino e volgare di metà di un podere a Muson, nei pressi di Aquileia (ancora alla Senshu University), un registro del dare e dell’avere di Francesco di Giuliano di Giovenco de’ Medici relativo al biennio 1471-1472 (Hitotsubashi University) e un codice del tardo Cinquecento – conservato presso una delle biblioteche dell’Università di Tokyo, e già nella collezione libraria dell’economista e filosofo scozzese Adam Smith (1723-1790) – di Statuti veneziani rivolti al Provedittore (inc.: «Tu amministrerai ragion et giustitia in civil et in criminale, secondo la forma delle leggi di questa città nostra di Venetia…»), impreziosito da due frammenti di un testo liturgico in latino – la Feria quarta quattor temporum mensis septembris, con versetti estratti dal Libro di Esdra e dal Vangelo secondo Marco – sulle controguardie.

 

Ricca è la serie degli incunaboli, tra cui spiccano gli esemplari danteschi: la prima edizione e le numerose ristampe della Commedia commentata da Cristoforo Landino (1481, 1491, 1497, cui si aggiungano le cinquecentine: 1520, 1529, 1536, 1564, 1578), l’impressione bresciana illustrata dello stampatore dalmata Bonino de’ Bonini (1487, con note di possesso di Luca di Giovanni e di Lodovico Pazzaglia da Pistoia) e la princeps fiorentina del Convivio (Bonaccorsi, 1490). Rilevante è anche la presenza dei volgarizzamenti: del Trésor di ser Brunetto (Treviso, Gerardo Flandrino, 1474), della Geographia di Tolomeo tradotta in terza rima da Francesco Berlinghieri (Firenze, Nicolò di Lorenzo, 1482), dell’Itinerarius di Jean de Mandeville (Tractato delle piu maravegliose cosse, Bologna, Ugo Rugerius, 1488; Milano, Uldericus Scinzenzeler, 1497), del De Civitate Dei agostiniano, in passato attribuito a Jacopo Passavanti (ante 1483); i Dialoghi di Gregorio Magno nella traduzione di fra’ Domenico Cavalca (Venezia, Andrea Torresano, 1487); la terza edizione del volgarizzamento dell’Historia naturalis di Plinio (Venezia, Bartolamio Zani de Portesio, 1489), dedicato dal Landino a Ferdinando re di Napoli.

Di notevole pregio, inoltre, le aldine del Canzoniere petrarchesco (1501), della Commedia (1502 e 1515) e della princeps del Cortegiano di Baldassar Castiglione (1528), e alcune edizioni veneziane dell’opera del Bembo: delle Prose della volgar lingua (Tacuino, 1525; Marcolini, 1538; Scotto, 1552) e la princeps delle Rime (Nicolini da Sabbio, 1530).

Cospicua è la testimonianza dell’attività dei Gesuiti in Giappone nel secondo Cinquecento. Le biblioteche giapponesi conservano un gran numero di avvisi, relazioni, lettere, ragguagli e descrizioni provenienti dalle colonie dell’India Portoghese, dal Giappone, dalla Cina, dal Perù e dal Messico, compilati da Luis Froes, Gaspar Coelho, Francesco Saverio, Pedro Gomez, Giampietro Maffei, Organtino Gnecchi Soldo, Juan de Santa Maria e altri padri gesuiti e francescani. Si tratta di racconti di notabilia: di conversioni di popoli «che hanno ricevuto il lume della santa fede e religione christiana» e della «grande arte usata dai Reverendi Padri della Compagnia di Gesù per liberar l’anime de gli infideli Indiani dalla potestà del nimico infernale, et ridurle alla nostra santa fede»; dei martirii (la «felice morte» di Cristiani «ammazzati da’ gentili per la fede»), delle crocifissioni e dei naufragi; delle visite degli ambasciatori giapponesi a Roma (ricevuti da Gregorio XIII nel 1585) e a Venezia. Ai ragguagli sull’opera missionaria contenuti in questi testi – spesso tradotti dal portoghese, dallo spagnolo e dal latino, pubblicati e ripubblicati a Roma, Venezia, Milano, Brescia, Napoli, Padova, Bologna e Palermo – si affiancano notizie di costume dall’esotico Giappone, «paese del mondo novo», e delle altre terre asiatiche. Le descrizioni delle genti, della religione, degli abiti, del cibo, persino della «qualità dell’aere», sono oggetto anche di opere storiografiche di cui si registrano numerosi esemplari in Giappone: del lusitano João de Barros, consigliere dei re del Portogallo Manuele I e Giovanni III; dell’agostiniano spagnolo Juan Gonzalez de Mendoza, ambasciatore di Filippo II a Pechino; di José de Acosta, missionario gesuita spagnolo in Perù e Messico; di Francisco de Tello de Guzmán, governatore spagnolo delle Filippine.

Luis Froes, Relatione della gloriosa morte di XXVI posti in croce. In Roma : appresso Luigi Zannetti, 1599.
Luis Froes, Relatione della gloriosa morte di XXVI posti in croce. In Roma : appresso Luigi Zannetti, 1599.

Un’attenzione particolare verrà riservata allo studio delle note di possesso, degli ex libris e delle postille. Alcuni interessanti risultati sono emersi già in questa prima fase della ricerca: basti qui citare l’edizione del 1538 delle Prose del Bembo posseduta e postillata da Giulio Millo, forse il medico veneziano autore del Naturae morbos decernentis arcanum opus (1630); la Comedia curata da Ludovico Dolce per i tipi di Gabriele Giolito de’ Ferrari (1555) appartenuta al poeta e drammaturgo tedesco Rudolf Gottschall (1823-1909), come testimonia una lunga nota manoscritta sull’ultima carta di guardia; l’edizione veneziana del 1581 del Canzoniere petrarchesco commentato da Giovanni Andrea Gesualdo postillata dal bolognese Gualterotto Leoni (Gonfaloniere di Giustizia e del Popolo della città nell’ultimo quarto del sec. XVI nonché compilatore nel 1587 – stando a Ludovico Frati – di un elenco di centoventotto soprannomi assegnati ad altrettante dame bolognesi), che corregge e trascrive alcune varianti al testo; un esemplare del poema didascalico de Le Api di Giovanni Rucellai (Firenze, Giunti, 1590), in cui una mano cinquecentesca in coda reintegra e commenta alcuni versi censurati.

limongelli.marco@virgilio.it

 

 

 

 

 

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L'autore

Marco Daniele Limongelli
Marco Daniele Limongelli è nato a Torino nel 1977. Insegna Letteratura e Lingua italiana all’Università di Kyoto ed è membro dell’Associazione di Studi Italiani in Giappone e dell’Associazione di Studi Italiani del Kansai (ASIKA). È laureato in Lettere e addottorato in Filologia e Storia dei testi a Trento e in Studi Italianistici a Losanna. I suoi più recenti temi di ricerca riguardano la letteratura volgare dei secoli XIV e XV, la produzione estravagante e dispersa del Petrarca, la poesia comico-realistica, la lirica dialettale lombarda tra Sette e Novecento, la storia e la catalogazione del libro italiano antico. È autore della monografia Poesie volgari della seconda metà del sec. XIV attorno ai Visconti (Roma, Viella, 2019).