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A proposito di libri mobili. Maria Gioia Tavoni dialoga con Gianfranco Crupi e Pompeo Vagliani

Non si possono disgiungere i due protagonisti che nel 2019 hanno dato vita alla mostra di straordinario interesse Pop-App. Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app, apertasi simultaneamente a Roma e a Torino. È proprio quella mostra, divisa in due sezioni, a porre a confronto i due suoi studiosi animatori: Gianfranco Crupi e Pompeo Vagliani, dediti entrambi al tema nuovo e intrigante dei ‘libri mobili’.

Ma prima di rivolgere loro alcune domande è bene presentarli, seppure molto brevemente.

Gianfranco Crupi (= GC) è docente di Biblioteconomia presso l’Università di Roma “La Sapienza”. I suoi interessi scientifici spaziano dalla bibliografia repertoriale alla biblioteconomia teorica e applicata, dalla storia delle biblioteche alla storia del libro. In particolare, ha studiato la storia della fondazione novecentesca della «Federazione italiana delle biblioteche circolanti cattoliche» e i canoni bibliografici cattolici; si è occupato delle metodologie della ricerca bibliografica e dell’organizzazione tassonomica dell’universo documentario nella bibliografia repertoriale, anche in relazione a specifici contesti applicativi. Ha, inoltre, maturato interessi di studio relativi alla progettazione e gestione di collezioni e biblioteche digitali, con particolare riferimento alle problematiche relative alla codifica digitale dei testi letterari e alla sintassi e alla semantica che regolano i processi di rappresentazione formale del testo. Ha al suo attivo un numero consistente di pubblicazioni, alcune delle quali, compreso quelle sui libri mobili, sono considerate ormai dei classici.

Pompeo Vagliani (= PV) non è da meno. È proprio l’incontro di Crupi con Vagliani ad aver creato la scintilla che ha permesso quel successo per le due mostre e il libro ‘a corredo’, successo che poche volte si è conseguito per altre iniziative librarie. Vagliani, infatti, è il raccordo fra antico e moderno, così come Crupi aveva in animo di svolgere la trama delle mostre sui libri mobili. Presidente della Fondazione Tancredi di Barolo, Vagliani ha dato vita nel 2002 al MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia di Torino – e al Centro Studi e alla Biblioteca/Archivio, comprendente un ricco fondo di circa 20.000 libri scolastici e di amena lettura tra la fine del ’700 e la prima metà del ’900. Ha svolto attività di docenza presso l’Università di Torino. chiamato ad uno specifico insegnamento, grazie alle sue pubblicazioni sulla storia della scuola e dell’editoria per l’infanzia, e alla sua curatela di numerose mostre sull’argomento.

Per chi non ha ancora visto il MUSLI la conversazione si spera possa stimolare a non perderlo: personalmente poche volte ho potuto visionare un luogo e i suoi contenuti così felicemente esposti a portata di tutti anche in forma interattiva. Insomma, il tandem non lascia dubbi sull’importanza pure delle prossime iniziative congiunte.

Nonostante i molteplici campi di interesse di entrambi gli amici chiamati confrontarsi nella mia intervista, mi soffermerò prevalentemente sui libri mobili e sulle rispettive conoscenze di questi prodotti librari, prima di tutto chiarendone il significato. Che cosa si intende con la dizione ‘libri mobili’?   

(GC) L’espressione viene usualmente associata ai libri pop-up per l’infanzia, ma in realtà essa può essere riferita a tutti quei manufatti librari che includono dispositivi meccanici o paratestuali, che richiedono e sollecitano l’interazione del lettore e che sono creati con finalità di fruizione anche assai dissimili tra loro (didattiche, mnemoniche, ludiche, divinatorie ecc.).

(PV) Rispetto ai modelli più antichi, basati essenzialmente su due tipi di meccanismi, il flap e la volvella, i libri animati moderni, destinati all’infanzia, presentano una gamma più ampia di dispositivi e di soluzioni cartotecniche che si sviluppano nell’interazione con il mondo dei libri illustrati e con quello dei giocattoli e dei giochi di carta, nonché con le suggestioni del meraviglioso e del sorprendente che i materiali ludici provenienti dalla cultura del teatro e del precinema mettono progressivamente a disposizione del mondo dell’infanzia.

La mostra Pop-App. Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app, sia nella prestigiosa sede romana sia in quella altrettanto rilevante di Torino ha riscosso grandissimo successo attribuibile anche alla metodologia con cui entrambi, in qualità di curatori, avete divulgato l’iniziativa. Non c’è stato giornale che non abbia salutato con vivi apprezzamenti il vostro percorso; ne hanno parlato anche altri media, sempre esprimendo profonda ammirazione. Quanti i visitatori a Roma e a Torino? E, secondo voi, che cosa ha maggiormente influenzato la entusiastica accoglienza dei percorsi espositivi?

(GC) Sicuramente il successo delle due mostre è ascrivibile al fatto che per la prima volta in Italia si è raccontata la storia dei libri animati dall’antichità al Novecento. Questi speciali manufatti librari hanno in realtà una storia antica, molto più antica di quanto si immagini, trovando applicazione, soprattutto tra il Quattro e il Seicento, in alcuni settori scientifici, come ad esempio l’astronomia, l’astrologia, la medicina, l’architettura. Fin dall’inizio della loro lunga storia, i congegni meccanici di carta sono stati dunque dispositivi multimediali di comunicazione della conoscenza, che travalicavano i limiti della testualità in senso stretto e attivavano differenti codici di fruizione: la lettura, visione, manipolazione, interazione). Vale a dire che, sotto gli occhi e nelle mani del lettore, il libro potenziava le sue finalità d’uso divenendo uno spazio fisico di auto-apprendimento, un medium di conoscenze e lo strumento di sperimentazione di quelle conoscenze.

(PV) A Torino, in particolare in occasione della mostra, la Fondazione ha attivato una serie di attività educative e di comunicazione che hanno coinvolto ampiamente il mondo delle scuole di ogni ordine e grado e un vasto pubblico di famiglie. Sono stati inoltre sviluppati prodotti multimediali innovativi utilizzabili sia durante la visita sia, in parte on line, sul sito della Fondazione. Le attività sul tema dei libri animati sono poi proseguite, dopo la chiusura della mostra a maggio, con altre due mostre sul tema e incontri con pop up designer o specialisti di tematiche specifiche. A fronte di questo impegno possiamo stimare la partecipazione di parecchie migliaia di persone, di cui molte coinvolte in modo attivo.

Avete offerto, a corollario della vostra impresa, un volume nel quale sono convenuti studiosi di differenti discipline. Come è nata questa scelta e la ritenete appagante nel vostro intendimento?

(GC) Il volume, che ha un titolo omonimo a quello della mostra, è la prima iniziativa editoriale europea che tenta di raccontare la lunga storia dei libri animati facendo leva sulle specifiche competenze di specialisti di diverse discipline. Il volume, che non è quindi un catalogo, ha un carattere scientifico e mostra la straordinaria vitalità dell’editoria rinascimentale nell’inventare e allestire dispositivi di lettura e di fruizione del testo, che in certo qual modo danno nuova luce alla storia del libro. Le più antiche testimonianze che attestano la presenza, nei libri manoscritti e a stampa, di dispositivi mobili, sono stati oggetto di investigazione e approfondimento nell’ambito di diversi domini della conoscenza, a partire dall’esplorazione delle ingegnose soluzioni cartotecniche e dallo studio dei differenti materiali impiegati.

(PV) Inoltre, e questo è un aspetto pressoché inedito nella bibliografia internazionale si è voluto dare spazio all’interazione con il mondo dei libri illustrati, con quello dei giochi di carta e dei giocattoli, nonché con quello dei materiali ludici provenienti dalla cultura e dall’immaginario meraviglioso del pre-cinema. Senza tralasciare poi che i libri animati per bambini, precursori dei più moderni dispositivi interattivi, hanno trovato nei nuovi contesti digitali spazi di sperimentazione e di applicazione, sia in campo didattico che ludico.

Il campo di studio e applicazione dei libri mobili appare di notevole ampiezza: quali i settori nei quali avete già intrapreso un vero affondo?

(GC) La storia dei libri animati si apre a inesplorati campi di ricerca che hanno a che fare, ad esempio, con l’economia del libro (costi di produzione e prezzi di vendita), con la storia e la sociologia della lettura, con la storia delle idee e della cultura materiale.

(PV) Altrettanto vitali risultano sul piano della ricerca scientifica i collegamenti con i territori limitrofi dei libri illustrati e dei giocattoli, nonché le fruttuose suggestioni provenienti dal precinema. Senza tralasciare poi che i libri animati per bambini, precursori dei più moderni dispositivi interattivi, trovano nei nuovi contesti digitali spazi di sperimentazione e di applicazione, sia in campo didattico che ludico.

I libri mobili presentano notevoli differenze fra quelli antichi già di epoca manoscritta e quelli contemporanei destinati prevalentemente ai ragazzi. Quali le più macroscopiche differenze fra i libri animati del passato, anche remoto, e quelli contemporanei?

(GC) Come dicevo, i libri animati antichi trovano applicazione soprattutto in ambito scientifico e con una funzione strumentale. A partire dal tardo Medioevo e lungo tutto il Rinascimento e il Seicento, l’utilizzo di congegni meccanici di carta fece parte di una diffusa cultura materiale che perseguiva l’acquisizione di nuove conoscenze, attraverso quello che la studiosa Pamela Smith ha definito «the epistemology of handwork»; in altri termini, l’osservazione pratica e diretta, che coinvolge fisicamente l’osservatore nell’interazione con fenomeni e oggetti della natura, segnerebbe, soprattutto a partire dal XVI secolo, un mutamento radicale nella metodologia dell’investigazione scientifica. E tuttavia, contrariamente a quanto accadrà a partire dal secondo Settecento in poi, in questa prima epoca della storia dei libri mobili, furono utilizzati solo due tipologie di dispositivi: le volvelle e i flap; le prime, costituite da dischi rotanti, membranacei o di carta, sagomati e sovrapposti, e fissati alla pagina sottostante con uno o più perni, che consentivano la libera e indipendente rotazione di ciascun disco intorno al proprio asse; i flap, invece, composti da alette o lembi di carta pieghevoli, progettati e impiegati per coprire e poi rivelare una o più immagini sottostanti, utilizzati soprattutto nei libri anatomici.

(PV) A fine Settecento la produzione dei libri mobili si incontra con il mondo dell’infanzia e il destinatario bambino ne riorienta anche le finalità, che oscillano, con peso diverso e con diverse accezioni, sul doppio versante parallelo dell’educazione e dell’intrattenimento. Rispetto alla storia precedente, a partire dalla metà dell’Ottocento vengono messi a punto dispositivi sempre più complessi e articolati per rispondere più efficacemente alle esigenze ludiche e creative tipiche del destinatario bambino. I libri si trasformano: al loro interno compaiono vere e proprie animazioni, ottenute con sistemi di leve, effetti “magici” di trasparenza o costruzioni tridimensionali simili ai teatrini di carta e molte altre. L’evoluzione prosegue fino all’attuale rigogliosa fioritura di libri interattivi che si manifesta a livello internazionale. Una storia antica che si rinnova e rivive, collegandosi al mondo della multimedialità affacciandosi anche verso le frontiere del libro d’artista.

A fine febbraio si terrà a Torino un convegno internazionale sempre sui libri mobili, promosso e condotto ancora una volta da voi, curatori delle mostre e del volume. Quale sarà il focus del convegno?

(GC) Il convegno ruoterà intorno a tre temi: conservazione, restauro e fruizione dei libri mobili. Abbiamo chiamato a confrontarsi su queste questioni i maggiori esperti nazionali e internazionali, con l’intento di mettere a fattore comune le sperimentazioni o le buone pratiche per la migliore tutela e valorizzazione di questi delicati manufatti librari. Ampio spazio sarà anche dedicato agli aspetti descrittivi e catalografici dei libri animati: non esiste, infatti, un vocabolario condiviso a livello internazionale e, quando presente, non sempre soddisfa la ricchezza e la complessità dei dispositivi mobili descritti.

(PV) L’attenzione sarà rivolta sia ai libri antichi che a quelli moderni, che presentano problematiche in parte simili. Nei libri antichi, infatti, quando gli elementi mobili si presentano smontati all’interno del libro, non è sempre facile ricostruirne la corretta disposizione, anche in relazione alle teorie scientifiche mediche e astronomiche dell’epoca, esemplificate nelle opere. Viceversa, nei libri moderni la complessità e la delicatezza degli artifici meccanici richiede strategie conservative e pratiche di restauro che meritano una messa a punto e una riflessione tra diversi specialisti. 

Come dare seguito a queste iniziative rendendole stabili nel tempo e incardinate in ambito istituzionale e scientifico?

(PV) Il convegno sarà anche l’occasione per presentare e discutere con esponenti delle istituzioni e addetti ai lavori di calibro internazionale, l’avvio di un Centro Studi permanente dedicato ai libri interattivi: “POP APP Interactive books”.  L’idea, condivisa fin dall’inizio con Crupi, è stata quella di evitare di creare un nuovo ente ma di incardinare il Centro studi all’interno della Fondazione Tancredi di Barolo.

I libri animati, e in particolare quelli destinati all’infanzia, costituiscono una peculiarità e competenza della Fondazione che – unico istituto nel panorama nazionale – possiede e mette a disposizione del pubblico un fondo storico di libri animati di Otto e Novecento ricco di circa mille esemplari, anche con uno speciale allestimento all’interno del MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia.  Al museo sono organizzati sul tema laboratori didattici per le scuole di ogni ordine e grado, eventi collaterali quali esposizioni temporanee, incontri e presentazioni. Sono stati inoltre sviluppati prodotti multimediali sia come supporto museale, sia disponibili in rete.

(GC) Il Centro Studi opererà in collegamento con enti, istituzioni, università, con cui la fondazione sta stipulando apposite convenzioni. Infine, abbiamo già attivato un sito web, “POP-APP.org”, all’interno del quale sarà resa disponibile una rivista online («Journal of Interactive Books»), coordinata e diretta da me e da Pompeo Vagliani, che raccoglierà saggi e studi originali, risultati di ricerche e progetti scientifici. Naturalmente il Centro Studi costituirà anche una sfida organizzativa e di risorse, ma non mancano segnali concreti e incoraggianti di attenzione da parte di istituzioni pubbliche e private che fanno sperare in un futuro sostenibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'autore

Maria Gioia Tavoni
Maria Gioia Tavoni
M. G. Tavoni, già professore ordinario di Bibliografia e Storia del libro, è studiosa con molti titoli al suo attivo. Oltre a studi che hanno privilegiato il Settecento ha intrapreso nuove ricerche su incunaboli e loro paratesto per poi approdare al Novecento, di cui analizza in particolare il libro d’artista nella sua dimensione storico-critica. Diverse sono le sue monografie e oltre 300 i suoi scritti come si evince dal suo sito www.mariagioiatavoni.it