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Albert Uderzo, Maestro del fumetto europeo, di Davide Del Gusto

1.In Asterix alle Olimpiadi (1968) compaiono René Goscinny e Albert Uderzo, “scolpiti” in un bassorilievo a Olimpia.
1. In Asterix alle Olimpiadi (1968) compaiono René Goscinny e Albert Uderzo, “scolpiti” in un bassorilievo a Olimpia.

Nell’agosto del 1959, nel sobborgo parigino di Bobigny, due giovani fumettisti si ritrovarono a ragionare sul lancio di un nuovo periodico per ragazzi, Pilote, che avrebbe esordito nelle edicole francesi pochi mesi dopo, il 29 ottobre. Alla fine, scartata l’idea di una versione a fumetti delle storie di Renart la volpe, il duo optò per una personalissima versione delle radici della storia di Francia: l’antichità gallica e lo scontro con i Romani; la passata occupazione nazista dell’Hexagone durante il secondo conflitto mondiale influenzò molto la scelta. Da quel primo brainstorming sarebbe nato Asterix il gallico, uno dei simboli per eccellenza della francité. Quei giovani e promettenti fumettisti erano, come noto, René Goscinny e Albert Uderzo.

Il loro sodalizio era saldo da tempo. Incontratisi dopo la guerra, nei primi anni ’50 i due avevano già ideato tre personaggi oggi quasi dimenticati: il giovane corsaro Jehan Pistolet, Luc Junior e Oumpah-Pah il pellerossa. È soprattutto alle prese con le storie di quest’ultimo che Uderzo poté raffinare ancor di più il suo stile, tanto da poter ritrovare degli elementi ricorrenti nelle successive avventure dei Galli: le zuffe, le cariche, i litigi e, in generale, la recitazione dei personaggi. A partire dal 1959, insomma, i due diedero avvio alla loro serie di maggior successo consolidando, un episodio dopo l’altro, un mondo narrativo eccezionale. Le idee del vulcanico Goscinny trovarono nella collaborazione con Uderzo un terreno fertilissimo: in sole ventiquattro storie, pubblicate a puntate su Pilote e poi ristampate in volumi autoconclusivi, il disegnatore poté esprimere al massimo l’espressività, il dinamismo, la ricercatezza del suo tratto. Negli anni ’70 Uderzo arrivò a fissare l’asticella qualitativa del suo lavoro ad un’altezza vertiginosa, pressoché ineguagliabile.

Il 1977 fu un annus horribilis per Asterix: René Goscinny morì prematuramente a 51 anni. Lo shock fu tale che Uderzo, intervistato molti anni dopo da Numa Sadoul, ammise di aver pensato che con il suo sodale fosse morto lo stesso protagonista della serie. Ciononostante, il disegnatore terminò l’ultima storia ideata e sceneggiata da Goscinny, Asterix e i Belgi (Astérix chez les Belges), pubblicata in volume nel 1979 da Dargaud. Il tono di questa avventura, in generale un interessante omaggio ad un’altra grande patria del fumetto europeo, è decisamente malinconico: un cielo plumbeo e un paese piatto, senza alcun punto di riferimento, fanno da teatro alle operazioni militari di Cesare, contrastate come sempre con successo dai Galli. La vicenda termina nel collaudato lieto fine attorno a un banchetto, ma la tristezza di Uderzo traspare dalle ultime sette tavole realizzate dopo la scomparsa di Goscinny.

2.In Asterix e gli Elvezi (1970) si avverte il gusto del grandioso e del grottesco: in vari momenti della storia, a partire da questa tavola magnifica, Uderzo è capace di mostrare il senso di decadenza e corruzione dei funzionari romani, evocando le atmosfere della cena di Trimalchione del Satyricon cinematografico di Fellini.
2. In Asterix e gli Elvezi (1970) si avverte il gusto del grandioso e del grottesco: in vari momenti della storia, a partire da questa tavola magnifica, Uderzo è capace di mostrare il senso di decadenza e corruzione dei funzionari romani, evocando le atmosfere della cena di Trimalchione del Satyricon cinematografico di Fellini.

Che fare, dunque, una volta chiusa questa parentesi? Nonostante lo sconforto, Uderzo riprese poco tempo dopo a lavorare a un nuovo episodio, cercando di portare avanti ancora per un po’ le avventure di Asterix. Riprendendo il modus operandi di Goscinny, l’ispirazione arrivò dall’attualità. Il muro di Berlino divenne così il Grande fossato della storia omonima (Le Grand Fossé), pubblicata già nel 1980 dalla neonata casa editrice Les Éditions Albert René: un villaggio diviso in due, con altrettanti capi in competizione tra loro e due giovani, Comix e Fanzine, in una versione gallica di Romeo e Giulietta. La prima prova di Uderzo come autore completo fu molto buona: rifiutandosi, saggiamente, di riciclarsi come mero imitatore, egli riuscì sin da subito a inserire degli elementi di novità. Al contrario di Goscinny, che prediligeva una narrazione lineare e per certi aspetti chirurgica, perfetta, condita di gag sorprendenti e memorabili, Uderzo preferì attenersi ad un approccio più legato ai colpi di scena, accompagnando il lettore su più strade all’interno delle canoniche 44 tavole a costo di sacrificare magari il gusto per le trovate umoristiche, indiscutibile punto di forza del suo compare. Con queste premesse, l’albo riscosse un ottimo successo: Asterix dimostrò di poter funzionare ancora e, prima del pensionamento dell’anziano disegnatore, sarebbero usciti altri otto albi tra il 1981 e il 2009.

Di fatto già con il secondo volume totalmente uderziano, L’Odissea di Asterix (L’Odyssée d’Astérix), si tornò ad una delle situazioni tradizionali delle storie dei Galli, per certi aspetti la più nota anche a fronte di alcune trasposizioni cinematografiche come Asterix e Cleopatra (1968): il viaggio. Il mondo dell’antico Mediterraneo risultò il contesto ideale per fare in modo che anche i paesi e i popoli del Vicino Oriente rientrassero nella geografia dei luoghi della serie. Anche qui l’attualità la fece da padrona: una spy story che rimandava alla crisi energetica del 1979 e agli infiniti conflitti mediorientali (memorabile la sequenza di guerra incrociata tra i popoli mesopotamici). L’amicizia per Goscinny, inoltre, trovò in questo caso una parentesi commovente: il personaggio di Saul Danè è una caricatura dello sceneggiatore scomparso, affettuoso omaggio alle sue origini ebraiche.

Negli albi successivi, tra gli anni ’80 e ’90, Uderzo sembra scegliere un nuovo approccio tematico, trovando la sua identità autoriale definitiva. A una vera e propria commedia moderna, Il figlio di Asterix (Le Fils d’Astérix, 1983), segue un viaggio nella remota India nelle Mille e un’ora di Asterix (Astérix chez Rahàzade, 1987): entrambe queste storie fanno parte di un dittico, legate l’una all’altra in maniera quasi inscindibile, e sono l’occasione per mostrare avventure dei Galli più o meno epiche, sia tra le “mura domestiche” del villaggio, sia in un Oriente idealizzato e favolistico che risente moltissimo dell’influenza di un’altra creatura goscinniana, l’infido visir Iznogoud.

3.La sinergia totale tra la sceneggiatura e il disegno traspare da questa sequenza di Asterix e gli allori di Cesare (1972), nella quale un altezzoso schiavo si mette in mostra al mercato impersonando celebri statue antiche.
3. La sinergia totale tra la sceneggiatura e il disegno traspare da questa sequenza di Asterix e gli allori di Cesare (1972), nella quale un altezzoso schiavo si mette in mostra al mercato impersonando celebri statue antiche.

Nel 1991 arrivò un ulteriore elemento di novità: un ragionamento sul femminismo con la parodia delle sue estremizzazioni. In Asterix la rosa e il gladio (La Rose et le Glaive), Uderzo introdusse il carismatico personaggio della “bardessa” Maestria, sconvolgendo nuovamente gli equilibri degli abitanti del villaggio. In un fumetto in cui i ruoli femminili erano sempre stati tutto sommato di secondo piano, la presenza di una tematica così importante non passò inosservata e non sarebbe rimasta isolata. Dopo aver fatto un’ultima deviazione dalle parti dei grandi viaggi con La galera di Obelix (La galère d’Obélix, 1996), l’idea di far ruotare la trama attorno alle donne sarebbe infatti tornata nel 2001 in Asterix e Latraviata (Astérix et Latraviata), storia basata sul topos del doppio; in tale occasione, per di più, oltre al recupero di un personaggio molto amato come Falbalà, Uderzo avrebbe inserito i genitori di Asterix e Obelix, colmando così un vuoto nel già affollatissimo cast.

L’inciampo arrivò tuttavia nel 2005 con il discusso albo Quando il cielo gli cadde sulla testa (Le ciel lui tombe sur la tête). Il titolo, che richiama uno dei più classici tormentoni della saga gallica, nasconde in effetti una trama quasi del tutto inesistente, personaggi principali in secondo piano e uno scontro tra alieni nei cieli dell’Armorica. Gli abitanti del pianeta Tadsylwienland e quelli del pianeta Gmana, infatti, finiscono per scontrarsi – immotivatamente, per il lettore abituato a ben altro nelle storie di Asterix – sotto lo sguardo attonito dei Galli. La stanchezza di Uderzo è evidente, trattandosi di una chiara manifestazione di sospetto culturale nei confronti dei prodotti pop americani da un lato (il nome del pianeta è l’anagramma di Disneyland, il loro capo, Toon, ricorda Topolino e i guerrieri cloni sono degli Arnold Schwarzenegger vestiti da Superman) e giapponesi dall’altro (Gmana altro non è che l’anagramma di manga). Un autore che, all’ultimo, si è sentito quasi in guerra con materiale culturale ritenuto estraneo al “buon fumetto di casa nostra”. Lo stesso omaggio dichiarato a Walt Disney, uno dei punti di riferimento indiscussi di Uderzo sin dalle opere giovanili, alla fine sembra quasi fuori luogo.

4.Dal numero 157 di Pilote (25 ottobre 1962): la genesi di un’idea.
4. Dal numero 157 di Pilote (25 ottobre 1962): la genesi di un’idea.

Ciononostante, il Maestro si sarebbe congedato definitivamente dal tavolo da disegno soltanto nel 2009 con la pubblicazione di un volume speciale, il trentaquattresimo della serie regolare: Il compleanno di Asterix e Obelix – L’albo d’oro (L’Annivérsaire d’Astérix et Obélix – Le Livre d’or) giunse in tempo per le celebrazioni del cinquantenario della creazione dei baffuti eroi gallici. Fu un esperimento in fin dei conti interessante, per quanto forse eccessivamente slegato, manieristico e, nel complesso, poco riuscito. Di sicuro, però, la superba arte grafica dell’ottuagenario autore risalta da ogni pagina e molte tavole sono una gioia per gli occhi.

Albert Uderzo è morto il 24 marzo 2020 a 92 anni, lasciando un’eredità di immaginazione e virtuosismi artistici decisamente enorme. La speranza è che, guardando al futuro, gli irriducibili abitanti del villaggio gallico possano avere ancora modo di esprimere tutto il loro potenziale nonostante la scomparsa del loro storico disegnatore che, fino all’ultimo, ha supervisionato qualsiasi prodotto legato ai suoi personaggi, dai fumetti ai film fino al merchandising. Per ora il testimone è stato lasciato nelle sapienti mani di Jean-Yves Ferri (Le Retour à la terre) e Didier Conrad (Kid Lucky), davvero ottimi nel loro rispettoso approccio alla “materia di Gallia” nei quattro albi che hanno realizzato tra il 2013 e il 2019. Asterix e Obelix, insomma, resistono ancora e sempre all’invasore.

d.delgusto@gmail.com

 

 

 

 

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L'autore

Davide Del Gusto
Davide Del Gusto è nato ad Avezzano nel 1991. Laureato in Storia della civiltà cristiana presso l’Università Europea di Roma, è attualmente dottorando in Storia, Antropologia, Religioni presso Sapienza Università di Roma, curriculum di Storia Medievale. Si occupa principalmente di storia del territorio, con particolare attenzione alla formazione delle reti monastiche e signorili nell’Abruzzo dei secoli centrali del Medioevo. Ha collaborato con Società Geografica Italiana ed è nel comitato operativo del GREAL, il laboratorio di geografia applicata dell’Università Europea di Roma. Da sempre appassionato di fumetti, animazione, cinema e tutto ciò che, semplificando, rientra nella cultura pop, collabora da anni con l’Associazione Papersera, la principale community italiana dedicata al fumetto Disney.