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Ilaria Dinale intervista Mario Baudino

La forza della disabitudineMario Baudino (Chiusa di Pesio, 1952), noto soprattutto per la sua attività giornalistica presso «La Stampa», è in realtà una penna eclettica, capace di dedicarsi con pari successo alla poesia, alla narrativa e alla saggistica. Per Insula europea è sia autore che ospite – Carlo Pulsoni lo ha infatti intervistato qualche anno fa riguardo ai libri e alla scrittura.

Torna oggi a parlare con noi di un settore più specifico, quello poetico, dal momento che prenderà parte al Festival europeo della poesia ambientale. Abbiamo in particolare sondato con Mario Baudino il rapporto che intercorre tra poesia e ambiente, soggetto spesso presente nei suoi versi.

 «Siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: in primo luogo i nostri genitori e poi quelli che ci stanno accanto; la letteratura apre all’infinito questa possibilità d’interazione con gli altri e ci arricchisce, perciò, infinitamente. […] Al di là dall’essere un semplice piacere, una distrazione riservata alle persone colte, la letteratura permette a ciascuno di rispondere meglio alla propria vocazione di essere umano» scriveva pochi anni fa Cvetan Todorov (La letteratura in pericolo, Garzanti, 2008). Nella sua esperienza, in che modo ritiene che la letteratura abbia contribuito alla sua formazione da un punto di vista umano?

Non sono del tutto convinto che la letteratura in sé ci renda migliori come esseri umani. Ci sono non pochi esempi del caso contrario, penso a scrittori importanti ma dal punto di vista umano piuttosto orribili, e poi, che cos’è un punto di vista “umano”? Quello dell’umanesimo, quello della centralità del nostro essere nel mondo, o magari quello della pericolosità stessa della nostra specie? Si potrebbero fare – e sono state fatte – considerazioni apocalittiche al proposito. Sono convinto però che la letteratura ci rende più attenti a quel che non sappiamo, montalianamente, a quel che non siamo, e apra nel nostro mondo (umano, disumano, abusivamente occupato o a noi destinato?) percorsi alternativi anche a noi stessi, alla nostra idea di identità: quindi contribuisca, forse mi contraddico, alla nostra conoscenza dell’umano, a un avvicinamento a quello che potremmo definire il puro e semplice essere al mondo, senza scomodare i filosofi. Per usare le parole di Italo Calvino, “in ogni poesia vera esiste un midollo di leone, un nutrimento per una morale rigorosa, per una padronanza della storia”. Tutto sta ovviamente nell’uso che ne facciamo.

Che cosa significa per lei, in veste di poeta, l’ambiente?

Non credo all’idillio – e anche, devo ammetterlo, poco al cosiddetto “ecocriticism”, che pone molti problemi, forse più di quanti ne risolva –. L’ambiente è innanzi tutto, per me, l’ambiente della poesia, penso a Zanzotto o a un poeta come Giuseppe Conte, attraversato in modo potente e visionario dalle metafore della rinascita. L’ambiente della poesia è tuttavia in primo luogo un ambiente linguistico, come ci ha insegnato, poniamo, Leopardi. Negare le magnifiche sorti e progressive non è negare “tutto”, senza le nostre sorti non c’è neppure la ginestra.

Ritiene che la poesia ambientale possa avere un ruolo sociale?

Non riesco in tutta franchezza a pensare ai “ruoli” della poesia, tantomeno alla mobilitazione sociale. Di tutti i gesti linguistici, mi pare quello dove il tasso di gratuità sia maggiore, direi assoluto. La poesia, come del resto in genere la letteratura ma in misura più intensa, nominando l’ambiente lo fa esistere. Non ci sarebbe ambiente, né natura, né mondo come lo conosciamo noi senza un linguaggio che può affermare o negare, affermarsi o negarsi, persino immaginare la propria assenza – e facendo ciò confermare inevitabilmente l’enigma della propria presenza. Per il resto dipende, come dicevo prima, dall’uso sociale che eventualmente se ne potrà – o vorrà – fare, al di là del progetto di chi scrive. Non c’è del resto buon libro da cui non si siano ricavate anche pessime pratiche. Basti pensare ai testi sacri, che sono quasi sempre grandi testi poetici.

L’intervista è stata realizzata in collaborazione con Sapereambiente

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L'autore

Ilaria Dinale
Ilaria Dinale
Ilaria Dinale si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” con una tesi dal titolo “Scritture poetiche e narrative nei social network. Panorami italiani”. Presso il medesimo ateneo attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Linguistica.

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