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A proposito di “Caballo verde para la Poesía”. Laura Proja conversa con Gabriele Morelli

Se lei concorda, ritengo opportuno iniziare introducendo la rivista “Caballo verde para la Poesía”, in particolare: come nacque, quali furono le ragioni alla base della scelta del titolo, se si ispirava a un’altra rivista in particolare o si proponeva come novità assoluta

La rivista nasce a Madrid nell’ottobre del 1935, frutto della stima e dell’ammirazione che i poeti della Generazione del ’27 (ma anche alcuni del ’36), a partire da García Lorca, avevano per l’opera di Neruda, come mostra la pubblicazione del libro omaggio Tres cantos materiales, che riunisce alcune liriche di Residencia en la tierra dell’autore cileno, al quale poco dopo assegnano la direzione di una nuova rivista intitolata “Caballo verde para la Poesía”. Lo stesso Neruda ha raccontato nel suo libro di memorie Confieso que vivido la genesi e la storia della pubblicazione: «El poeta Manuel Altolaguirre, que tenía una imprenta y vocación de impresor, llegó un día por mi casa y me contó que iba a publicar una hermosa revista de poesía, con la representación de lo más alto y lo mejor de España.- Hay una sola persona que puede dirigirla –me dijo–. Y esa persona eres tú».
Per quanto poi concerne il titolo, Neruda ha sempre vantato di essere un epico inventore di riviste, tra le quali cita “Caballo de Bastos”, e pertanto accetta l’offerta fatta da Altolaguirre. Nasce dunque la rivista, coincidendo con la prima edizione spagnola del I libro di Residencia en la tierra. È questo un momento di accesso dibattito tra un’estetica tesa verso un’arte pura, esente da ogni preoccupazione sociale e un’altra che auspica una nuova sensibilità aperta all’umano e all’impegno ideologico. Il noto manifesto di Neruda “Sobre una poesía sin pureza”, che apre “Caballo verde” (il cavallo indica forza e il colore verde richiama la presenza della natura, la cui scelta irrita Rafael Alberti che avrebbe voluto fosse rosso, come la rivoluzione), è la proclamazione di un decalogo umano-poetico diretto al recupero della realtà dell’uomo nelle sue molteplici esperienze di vita. Scrive Neruda: «Così sia la poesia che cerchiamo, consunta come da un acido dei doveri della mano, impregnata di sudore e di fumo, odorante di orina e di giglio […] Una poesia impura come un vestito, come un corpo con macchie di cibo».

Riporto alcune parole estratte da «Letras: revista sevillana, cultural y apolítica» circa “Caballo verde para la Poesía”: « su primer número ha decepcionado completamente en todos los círculos literarios y entre el público aficionado a las tonalidades poéticas. Puede ser que la exposición sea nueva en nuestro siglo y los intelectuales superiores en un todo a los de actualidad, porque nosotros no entendemos en puro español lo que estos señores presentan». Vorrei chiederle quale fu la ricezione della rivista “Caballo verde para la poesía”. Era attesa anche al di fuori dei confini nazionali? All’epoca fu effettivamente rinnegato il suo valore o quello riportato non è che un parere fra tanti e, soprattutto, esiste un nesso tra l’accoglienza ricevuta e il desiderio di riproporlo oggi?

“Caballo verde para la poesía”, nei suoi quattro numeri (il quinto non vide mai la luce a causa del colpo di Stato di Franco che apre la guerra civile spagnola), è una rivista libera, aperta a ogni tipo di collaborazione, e non distingue generi e stili, pur ospitando autori di diverso orientamento ideologico, comunque è contraria alla teoria ortheghiana che predicava: «Vita è una cosa, poesia è un’altra». Come era da attendersi, essa suscita una grande opposizione da parte dei difensori della poesia pura, elitaria, in particolare riceve violente critiche dai rappresentanti della rivista “Nueva poesía”, uscita simultaneamente al prologo di Neruda sulla poesia impura; i quali condannano e rifiutano tout court l’ideale umano e concreto proposto dal poeta cileno, che giudicano confuso e caotico. La critica aumenta quando si passa dalla poetica del reale quotidiano all’impegno rivoluzionario e politico. Naturalmente la nuova poetica proposta da Neruda apre una nuova strada che è accolta con entusiasmo anche da poeti che in seguito militeranno in campi diversi, come ad esempio Luis Rosales, il quale dedica un libro all’autore cileno e pubblica in Spagna una antologia di liriche nerudiane affermando che la sua opera restituisce il contatto perduto con la realtà. Una poetica che, con i successivi eventi bellici (la guerra civile spagnola e il secondo conflitto mondiale), rende essenziale l’esigenza di una poesia che torni a parlare dell’uomo, che traduca le sue ansie di vita e amore.

Mi piacerebbe conoscere la metodologia utilizzata nei confronti della rivista e della sua riedizione. In particolare, come avete agito per il terzo numero, il quale, se non erro, non è conservato dalla Biblioteca Nacional de España

Una rivista così importante, che ha segnato storicamente la poesia spagnola dell’epoca, non può essere dimenticata e lasciata alla conoscenza esclusiva degli eruditi. Esiste un suo facsimile dell’anno 1974, edito da Verlag Detlev Auvermann, ma anch’esso oramai appartiene al passato. Parlando con l’editore Abelardo Linares di Renacimiento, poeta e uomo di grande cultura interessato a far conoscere la letteratura spagnola degli anni Venti e Trenta, in particolare quella dell’esilio a cui dedica da tempo una importante collana di libri, abbiamo deciso di preparare una nuova edizione della prestigiosa e storica rivista per i giovani lettori di oggi.
“Caballo verde para la poesía” presenta quattro numeri; il quinto, dedicato al poeta uruguaiano Julio Herrera y Reissig, non è mai uscito (si è detto, a causa dello scoppio della guerra civile), e purtroppo non esiste alcuna copia di stampa. Nel prologo della rivista parlo anche se fugacemente della sua storia ricostruendo in parte, in base ad alcune dichiarazioni fornite da Neruda, i probabili collaboratori del numero mai pubblicato. In ogni  modo, volendo dare un carattere di continuità con il facsimile della rivista degli anni Settanta, l’editore ha inserito nelle pagini finali la nota preliminare di J. Lechner dell’edizione di Detlev Auvermann, che termina con la seguente dichiarazione. «Ora che sono passate le passioni e questa edizione reedizione consente che essa sia consultata e studiata da  un pubblico più ampio di quello che è stato finora, forse è opportuno tornare a considerare il ruolo che ha svolto nella vita letteraria spagnola e considerare serenamente le sue cadute e i suoi meriti».
Abbiamo raccolto ed esteso al nostro tempo l’invito di Lechner, ora soprattutto  che sembra venir sempre meno l’interesse per la lettura e la poesia: di certo – ed è la conclusione del nostro prologo della nuova edizione – “Caballo verde” segna una svolta fondamentale nella poesia dell’epoca a partire dal manifesto di Neruda “Sobre una poesía sin pureza” che apre le pagine della rivista e presenta un’alternativa al formalismo allora in auge, optando per una poesia che comprenda, come nella Genesi, il soffio divino insieme al fango, sostanza primordiale della forma e immagine dell’uomo.

L'autore

Laura Proja
Laura Proja si è laureata in Letteratura spagnola presso l'Università di Perugia. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale nella Università di Roma "Sapienza".