conversando con...

Erinda Islami intervista Anna Belozorovitch

Ci sono moltissimi rapporti possibili tra l’arte del linguaggio e l’arte della parola. Ma tra queste, credo che la fotografia e la poesia in particolare modo possiedono una parentela molto stretta. Si tratta di uno sguardo immediato e significativo nel suo insieme. Si tratta della proposta di un punto di vista che forse vedono anche altri, diversamente. Mi sembra che il contatto tra le due – anche in quei casi in cui l’una accompagna l’altra, nelle diverse combinazioni possibili – sia estremamente spontaneo e fruttuoso.

conversando con...

Erinda Islami intervista Gëzim Hajdari

Ho scritto in mezzo ai rovi e sugli alberi nudi, fra i monti sparuti della mia terra matrigna; ho scritto sui dirupi e lungo i torrenti. Fare il contadino della poesia vuol dire rispecchiarsi negli occhi della mucca, vuol dire guadagnare il piatto quotidiano col sudore della propria fronte, ricostruire il tempio della parola distrutta dagli eunuchi del minimalismo sterile. Vuol dire scrivere sul proprio corpo e con il proprio corpo, scegliere l’esilio invece di servire il potere. Se in Albania ho svolto vari mestieri lavorando come operaio, in Italia ho lavorato come pulitore di stalle, zappatore, manovale, aiuto tipografo. Chi è nato contadino, nasce già poeta.

poetare nelle varie lingue d'Italia

Erinda Islami intervista Giampiero Mirabassi

Siamo testimoni di un mondo e di un linguaggio che è moribondo, se non già morto. Resurrezioni non sono possibili, se non come operazione meramente culturale, confinata agli addetti ai lavori. Come i concorsi di poesia latina. Non ha parole il dialetto per un'epoca fatta di benessere finto e di tragedie vere. Fatta di immagini virtuali e di slogans. E questo vale anche per poesia in lingua, dove certo non mancano le parole, che anzi..., mancano le cose.