Il cammino di Santiago e l'Europa di Carlo Pulsoni
Il 23 ottobre del 1978 il Consiglio d’Europa deliberava, come è noto, che il Camino de Santiago andava riconosciuto come primo “Itinerario culturale europeo”: La dimensione umana della società, gli ideali di libertà, giustizia e fiducia nel progresso sono i princìpi che, nel corso della storia, hanno forgiato le diverse culture, le quali ora si accingono a creare una particolare identità europea. Tale identità culturale è stata resa possibile e lo è tuttora grazie all’esistenza di uno spazio europeo che ha apportato una memoria collettiva e un intreccio attraverso vie e sentieri che oltrepassano le distanze, le frontiere e gli ostacoli della lingua. Oggi il Consiglio d’Europa sta supportando la rivitalizzazione di una di queste strade, quella che conduceva al santuario di Santiago de Compostela. Questa strada, profondamente simbolica nel processo della riunificazione europea, servirà da riferimento ed esempio per progetti futuri.
L’intento di questa dichiarazione era duplice: da un lato reinserire la Spagna in un contesto europeo, dopo quarant’anni d’isolamento dovuto alla dittatura franchista, dall’altro gettare le basi per la nascita o, forse meglio dire. riscoperta di una radice comune europea, che potesse fungere da traino verso la costruzione dell’Europa politica. Del resto basta ricordare la situazione dell’Europa d’allora per rendersi conto della straordinaria preveggenza del progetto. Il processo di integrazione europea procedeva infatti a fatica: nel 1973 avevano aderito alla CEE Regno Unito, Danimarca e Irlanda, ma gli stati erano ancora soprattutto legati da accordi di carattere economico. La rivoluzione dei garofani in Portogallo (1974), la morte di Franco in Spagna (1975) e la fine della dittatura dei colonnelli in Grecia (1974) avevano avviato un processo lento e non sempre lineare di avvicinamento alla democrazia di questi paesi. Contemporaneamente però si erano sviluppati movimenti terroristici. In Italia le Brigate Rosse avevano rapito e ucciso Aldo Moro. La questione irlandese continuava a mietere vittime e nella stessa Spagna la caduta del franchismo aveva posto le basi per lo sviluppo del movimento basco. In questa situazione geopolitica non particolarmente rosea nasce pertanto la dichiarazione del Consiglio d’Europa.
Essa precede ma forse è più lecito dire dà l’impulso al recupero in grande stile del Camino de Santiago, che si verificherà di lì a poco, grazie alle visite di un pontefice a Compostela, evento mai accaduto in precedenza: Giovanni Paolo II vi si recò la prima volta nel 1982, anno santo jacopeo; la seconda nel 1989 in occasione dell’Incontro mondiale della gioventù. Proprio da Santiago il pontefice alludendo alla dichiarazione sopra richiamata esortò l’Europa a ritrovare se stessa, a riscoprire le sue radici: «Questo luogo è stato nei secoli punto di attrazione e di convergenza per l'Europa e per tutta la cristianità... L'intera Europa si è ritrovata attorno alla "memoria" di Giacomo in quegli stessi secoli, nei quali essa si costruiva come continente omogeneo e spiritualmente unito».
Per lo meno a partire dal VII secolo, l’Europa conosceva la tradizione della predicazione dell’apostolo nella penisola iberica, grazie alla diffusione del Breviarum Apostolorum, un testo che indicava i luoghi evangelizzati dagli apostoli dopo la Pentecoste. La trasmissione orale di quest’opera fu accompagnata da altri testi, diffusi in Occidente nel corso dei secoli VII-IX, che insistevano sul fatto che San Giacomo aveva predicato il Vangelo nei confini occidentali del mondo allora conosciuto. Una seconda tradizione anteriore alla scoperta della tomba di San Giacomo ne individuava l’ubicazione in Galizia, in un luogo “molto vicino al Mare Britannico”, secondo la testimonianza di Beda il Venerabile. L’Inventio dellereliquie del santo non fece altro che confermare queste supposizioni. L’onore della riscoperta si deve al vescovo Teodomiro di Iria (+847). A seguito del ritrovamento, avvenuto tra gli anni 820-830, all’interno di un’arca sepolcrale nascosta tra la boscaglia di un luogo quasi disabitato della diocesi di Iria, il re asturiano Alfonso II (791-842), detto il Casto, e il suo prelato patrocinarono la creazione dell’infrastruttura di base per la costruzione del santuario primitivo. Questa decisione avrebbe avuto un grande sviluppo futuro, soprattutto a seguito delle donazioni di terre concesse dal sovrano, che ordinò anche la costruzione della prima basilica, facendo ivi insediare una comunità monastica al servizio del culto apostolico.
Con il passare del tempo questa fondazione si convertì in qualcosa di molto più complesso. L’esiguo luogo di culto, formato da una chiesa che ospitava il sepolcro, una residenza per il vescovo e un piccolo monastero, diede luogo a una struttura urbana con capacità residenziale e di servizi, con peso demografico e valore sociale idonei a sviluppare un borgo murato di una certa entità tra X e XI secolo. La Compostela dell’Alto Medio Evo fu un prodotto spontaneo del pellegrinaggio di persone che vi giungevano dagli angoli più remoti del regno, da altre parti della penisola e persino da luoghi al di là dei passi montani, in primis dalla Francia. A testimonianza di ciò, vi è, già agli inizi del X secolo, una ricca documentazione che attesta la presenza a Santiago di cittadini stranieri. Il consolidamento della vitalità urbana del borgo si incrementò prima dell’anno 1000 grazie ai vescovi di Iria-Compostela, Teodomiro, Sisnando I, Sisnando II e san Pietro di Mezonzo, e grazie anche all’appoggio dei re asturiani Alfonso II e il suo successore Alfonso III, che donarono terre e concessero privilegi.
Fu tuttavia nei secoli seguenti che si ebbe il massimo fiorire dei pellegrinaggi, e in particolare durante l’episcopato di Diego Gelmírez (1100-1140).
Ciò avvenne in particolare durante i regni di Alfonso VI di Castiglia e Leon (1072-1109) e di Sancho Ramírez di Aragona e Navarra (1063-1094). In quest’epoca il percorso di Compostela fu un mezzo potente atto a promuovere la comunicazione di tutte le imprese dei regni cristiani.
La primitiva costruzione eretta da Alfonso II deve intendersi come il risultato di una edificazione urgente, fatta con materiali poveri. La seconda chiesa preromanica, donata da Alfonso III e consacrata nell’899, divenne l’edificio religioso cristiano di maggiori dimensioni di tutta la Penisola Iberica. Quest’impegno da parte della Corona nell’offrire a San Giacomo un tempio sensazionale, sembra indicare, oltre al valore simbolico e rappresentativo della donazione al santo patrono, la proiezione della peregrinazione occidentale e le speranze per il futuro che i promotori investivano nel santuario. Dopo l’anno 1000, quando il nord cristiano inizia ad acquisire un ruolo significativo nella penisola, i pellegrinaggi verso Santiago continuano con ritmo crescente, dando impulso all’idea di iniziare una nuova cattedrale che avesse maggior capacità e presenza nella città. La colossale basilica romanica iniziò a edificarsi nel 1075, sotto gli auspici del vescovo Diego Peláez e il patrocinio di Alfonso VI di Castiglia e Leon; l’edificio fu fautore di coesione e al contempo il motore della struttura urbana medievale della stessa città di Santiago. Dal punto di vista stilistico, bisogna dire che il nuovo sistema artistico sovrannazionale diede forma nella Compostela del XII secolo al modello più completo del romanico europeo, un edificio progettato dopo un secolo di prove e tentativi, nel quale l’architettura, la scultura monumentale e la pittura muraria, raggiunsero livelli artistici di gran perfezione e bellezza. Durante l’episcopato di Gelmírez si sviluppò nella città un intenso programma d’edificazione anche culturale al servizio della devozione di San Giacomo e del pellegrinaggio. Un programma in seno al quale gli artisti realizzarono le opere della cattedrale, i chierici e gli intellettuali lavorarono nello scriptorium compilando i libri della Storia Compostellana, oltre a copiare i più significativi documenti storici e giuridici della Chiesa di Santiago. Un discorso a parte merita il Liber Sancti Jacobi.
Conosciuto anche come Codex Calixtinus per via dell'epistola ascritta a papa Callisto II che apre il manoscritto, questo libro fu composto probabilmente sotto la supervisione dell'arcivescovo sopra menzionato verso la metà del XII secolo, e risponde a un preciso programma di divulgazione del culto dell'apostolo Giacomo e del pellegrinaggio alla sua tomba, nell'ambito dell'implicita glorificazione della sede episcopale compostellana. Il Liber Sancti Jacobi è costituito di cinque libri di varia estensione: Il primo libro, il più ampio in assoluto, raccoglie una serie di testi liturgici di varia provenienza, da usare nelle veglie, nelle varie ore del giorno e nelle principali festività jacopee, come il 25 luglio, festa principale del martirio dell'Apostolo, e il 30 dicembre, giorno nel quale avrebbe avuto luogo la traslazione del suo corpo in Galizia. Di particolare interesse è il sermone attribuito a papa Callisto II, noto come Veneranda dies (capitolo XVII), vera e propria esaltazione del pellegrinaggio compostellano, di cui si mettono in evidenza i valori che lo costituiscono e lo animano. Il secondo libro contiene il racconto di ventidue miracoli ottenuti grazie all'intercessione di San Giacomo. La maggior parte dei miracoli descritti avvengono lontano dalla Galizia: quattro in Italia, cinque in Francia, tre in Germania, due in Grecia e uno in Catalogna, secondo un criterio che pare riflettere le zone dove è maggiore la devozione jacopea, vale a dire Francia, Italia e Germania. Il terzo libro è composto di testi di varia provenienza, collegati tra loro dall'intento di glorificare la chiesa compostellana e di esaltare la nascita del culto di San Giacomo proprio a Santiago. Di particolare interesse è il racconto della traslazione delle spoglie dell'Apostolo in Galizia, e il capitolo dove si parla dell'azione taumaturgica delle conchiglie di cui il pellegrino è solito adornarsi a segno dell'avvenuto pellegrinaggio.
Il quarto libro trasmette la Historia Turpini, dove vengono narrate una serie di leggende carolingie connesse al culto di San Giacomo. Turpino, in qualità di testimone diretto, racconta le vicende militari di Carlomagno in Spagna. Il collegamento tra il culto dell'Apostolo e il pellegrinaggio compostellano è dato dall'introduzione del libro dove si riporta l'episodio del cosiddetto "sogno di Carlomagno", che qui a Padova si può vedere affrescato da Altichiero nella Basilica del Santo.
San Giacomo appare in sogno a Carlomagno per chiarirgli il significato della via lattea. L'Apostolo gli spiega che essa indica la strada che porta al suo sepolcro e che non può essere percorsa dai suoi fedeli perché occupata dai saraceni. Lo invita pertanto ad entrare in Spagna e a liberarla. Sembra chiaro l'intento di collegare Santiago a Carlomagno, secondo un processo di autodignificazione che ha due poli: la cattedrale di Santiago, che si diceva fondata dallo stesso Imperatore, e ambienti monastici cluniacensi particolarmente interessati ad unire il pellegrinaggio compostellano alla cultura e civiltà francesi. Il quinto libro è costituito dalla cosiddetta Guida del pellegrino, una guida pratica degli itinerari e delle devozioni da compiere per chi si reca in pellegrinaggio a Santiago. Fu inserita all'ultimo posto probabilmente per il carattere di necessaria praticità che la sua funzione richiede.
la chiesa di San Martino di Frómista (Palencia),
la cattedrale di Jaca
e dalle chiese francesi di Santa Fe di Conques
e Saint-Sernin di Tolosa.
A quest’insieme andrebbero aggiunte anche le cattedrali romaniche, oramai scomparse, di Pamplona, Burgos, Leon e Astorga. Un gruppo di edifici che, in definitiva, mostrano il loro fulgore nel Cammino Francese come in un gioco di specchi, capaci di imprigionarci con le correlazioni stilistiche della loro architettura e scultura.
I monasteri benedettini della rotta, e in seguito quelli dei cistercensi e degli ordini mendicanti, furono istituzioni che guidarono l’ospitalità lungo il Cammino di Santiago. Questo servizio assistenziale riflette un fatto corrente nella società medievale: l’attenzione alle necessità materiali, sanitarie e spirituali di alcuni pellegrini che, a causa delle distanze e della durezza del percorso, arrivavano molte volte alla fine di ogni tappa malconci, affamati e ammalati. Le istituzioni civili e religiose e molti privati misericordiosi e con mezzi economici si dedicarono alla fondazione, allestimento e mantenimento di ospedali dedicati ad assolvere alle richieste assistenziali. A seconda dell’origine della loro fondazione, questi centri si possono classificare in ospedali episcopali, degli ordini militari, monastici, reali, nobili, parrocchiali e, spostandosi nel mondo urbano, di corporazioni e di confraternite. Nell’ambito del Cammino Francese, il lavoro quotidiano di due religiosi che abbracciarono la santità per la loro decisa opera assistenziale – San Giovanni di Ortega e santo Domingo de la Calzada - fu decisivo per estendere l’esempio, affinché non mancassero donazioni per la creazione e l’allestimento di nuovi centri di riposo e accoglienza per i poveri e i pellegrini. I re medievali di Aragona e Navarra e di Castiglia e Leon fondarono una gran quantità di ospedali lungo il Cammino di Santiago, manifestando la volontà reale di esercitare la virtù cristiana della carità e di servire così Dio e San Giacomo. In epoca medievale, l’ospitalità nella città di Santiago, meta ultima del Cammino, si esercitava grazie all’istituzione assistenziale pubblica che si trovava alle porte della cattedrale, in piena piazza del Paraiso, vicino alla Porta di Francia, a nord della cattedrale romanica. L’ospedale di Santiago funzionò durante tutto il medioevo sostenuto dalle donazioni degli arcivescovi. La sua capacità si vedeva ampliamente superata nei periodi di pellegrinaggi abbondanti, per cui non poteva soddisfare adeguatamente la grande domanda di letti. Quando succedeva ciò, le navate laterali e probabilmente anche le absidi della basilica apostolica funzionavano come alloggio e centro assistenziale.
Nel sermone Veneranda dies si dice che questa conchiglia è il simbolo delle opere buone: rappresenta in maniera simbolica gli atti caritatevoli che avrebbero inclinato favorevolmente la bilancia nell’ora del Giudizio. Le opere buone realizzate nel corso della vita e la purificazione spirituale ottenuta per mezzo del duro pellegrinaggio venivano rappresentati simbolicamente tramite la conchiglia e, grazie a essa, si individuava e si proteggeva il pellegrino. Con il passare del tempo e con l’espansione del flusso dei pellegrinaggi, molti già iniziavano il Cammino di Santiago con una conchiglia agganciata alle vesti, alla bisaccia o alla tesa del cappello. In questo modo i pellegrini disponevano di un distintivo che rendeva evidenti le loro intenzioni pie, caritatevoli e penitenziali.
|