L'arte del tradurre

Il Giappone tradotto: letteratura, manga, Murakami e Fukushima. Giulia Falistocco dialoga con Antonietta Pastore

Per me tradurre rappresenta prima di tutto proporre al lettore italiano un’opera letteraria che io apprezzo. Infatti scelgo solo testi che mi piacciono; non so nemmeno immaginare di tradurre un’opera che non mi piace. Significa anche dare accesso a una cultura e una mentalità diversa da quella italiana. Io traduco dal giapponese, una cultura molto distante dalla nostra (sebbene presenti dei punti in comune), perciò la pratica della traduzione non ha solo un valore letterario, ma anche sociale.

L'arte del tradurre

Huck and Montalbano: Translating Dialectical Variety, by Gregory Conti

What can we conclude from these examples taken from the Italian and English translations of these two masters of dialect, Twain and Camilleri? Rather than a definitive conclusion, I prefer to hazard the hypothesis that dialectical variety may indeed be one of those things that is inevitably lost in translation. Beyond that, it strikes me that this hypothesis, if true, may also be somewhat paradoxical. Our inability to translate dialectical variety may deny readers access to the very aspects of foreign cultures that are expressed by the peculiar and fascinating musicality of natural human speech.