conversando con...

Carlo Pulsoni intervista Pablo d’Ors

La frontiera tra finzione e realtà è molto labile. Don Quijote, per esempio, è molto più vivo e molto più reale di molti nostri contemporanei che camminano in carne e ossa nelle strade della nostre città. In realtà credo che ciò che passa dentro di noi è molto più reale di quanto ci passa di fuori; che le nostre fantasie, sogni, illusioni, speranze, timori sono molto più determinanti delle nostre opere, appuntamenti, incontri, riunioni.

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Carlo Pulsoni intervista Pablo d’Ors

Fu Bolaño, se non ricordo male, a dichiarare in un'intervista che per essere scrittore non c'è bisogno di immaginazione, ma di buona memoria. È un'affermazione suggestiva, con la quale, tuttavia, sono d'accordo solo in parte: la memoria è un esercizio di immaginazione, per come la vedo io. Si deve scrivere solo di temi nei quali uno si gioca molto, tutto. Per essere viva, la scrittura deve essere pericolosa: lo scrittore sta ricomponendo col suo lavoro qualcosa che per lui è essenziale, qualcosa senza cui non può vivere. Se non è così, ti sei professionalizzato, nel senso peggiore del termine: fai "prodotti", non "opere"; allora sei un "produttore" di finzioni, non un "creatore" che, bene o male, alimenta anime.