Iván García Campos, O imposible de desatar, Vigo, Galaxia, 2010

Il testo, vincitore del premio Banco Amor nel 2010, coniuga la tematica intimista alla denuncia sociale, con in più la vocazione sperimentale per quanto riguarda la struttura e il discorso. Il nucleo del romanzo gira attorno alle relazioni che mantengono i membri di una famiglia che ha subito una disgrazia che il lettore scoprirà poco a poco: la morte della figlia più piccola, ancora bambina. La rottura della stabilità fa emergere altri confilitti, fino ad allora latenti, che aumentano la distanza tras i componenti, costretti a condividere casa e dolore, ma per i quali ogni comunicazione è imposssibile. La madre, malata di cancro; il figlio, soffocato dal dolore per la recente separazione dalla moglie; la figlia maggiore, ossessionata fino all'angoscia dal proprio corpo; il padre, incapace di recuperare l'equilibrio familiare; il tutto impedisce qualunque tentativo di dialogo. Proprio la rappresentazione letteraria dell'incapacità di capirsi è ciò che cattura l'attenzione del lettore. Come in un diario, nei capitoli fondamentali del libro viene mostrato ciò che pensa, ma non dice, ciascuno dei componenti della famiglia, mentre quelli che sono capaci di verbalizzare dicono al ricettore molto più di quanto non facciano con i loro diretti interlocutori, grazie alla conoscenza che questi ha di ciò che non viene espresso. Il silenzio, inoltre, è pregno di significati, in quanto è solo attraverso di esso che possiamo avvicinarci ad alcuni dei temi essenziali della narrazione, quali l'isolamento dell'individuo nella società attuale, nascosto dietro la maschera di un'immagine che bisogna sfruttare sempre di più; oppure la mancanza di strumenti che ci permettano di affrontare il dolore, fisico o sentimentale, dato che la sofferenza è considerata come qualcosa di osceno. A fare da contrappunto all'intimità dei protagonisti, nel secondo capitolo vediamo ciascuno dei personaggi immerso nel proprio contesto sociale, al di fuori dell'ambito domestico. Quello che di loro pensano i colleghi di lavoro, gli amici e i rispettivi compagni o compagne di vita, ci offre una dimensione diversa del loro comportamento, che ha poco a che vedere con quello che mantengono quando sono soli. Questo gioco wittgensteiniano tra "essere" e "rappresentare", parallelo a quello che si stabilisce fra "dire" e "significare", risulta particolarmente attraente per il lettore, che probabilmente tenderà ad identificarsi. Il romanzo affronta in modo emozionale (ed emozionante) la formazione della famiglia, della personalità, l'immagine proiettata, il dolore e la comunicazione in quest'era virtuale. Si tratta di una scommessa lucida che vuole smuovere il ricettore facendo appello sia ai suoi sentimenti sia alla sua intelligenza, attraverso una narrazione innovatrice e sorprendente che non lascia niente di irrisolto.

 

Lingua originale:Galego
Sito casa editrice: http://www.editorialgalaxia.es
Inma Otero Varela: oterovarela@gmail.com