Ledicia Costas, Un animal chamado néboa (Un animale chiamato nebbia], Vigo, Xerais, 2015.

L’autrice di Vigo spicca nel campo della lettera infantile e per ragazzi visti i numeri delle vendite, i premi e le critiche favorevoli. Una delle sue ultime opere, Escarlatina. A cociñeira defunta (“Escarlatina, la cuoca defunta”, Vigo, Xerais, 2014), ha ricevuto, fra gli altri riconoscimenti, il premio Merlín 2014, è stata ripubblicata quattro volte nel giro di un anno ed è stata inclusa nella Lista di Onore dell’IBBY del biennio 2015-2016. I racconti che compongono Un animal chamado néboa [Un animale chiamato nebbia] fanno parte del caleidoscopio dal quale osservare gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Il terrore è una massa appiccicosa che si sparge in poco tempo, fino a infilarsi nelle fessure più anguste che separano vincitori e vinti. I russi che assassinano gli abitanti, soprattutto i bambini, o amputano parti del proprio corpo per dare da mangiare ai figli durante l’assedio di Leningrado; gli americano abbandonati dal governo degli Stati Uniti alla mercé degli squali mentre sono di ritorno dal trasporto della bomba atomica; i rimorsi degli innocenti che accomunano i figli dei soldati statunitensi che hanno partecipato al bombardamento di Hiroshima e Nagasaki ai hibakusha, sopravvissuti all’attacco nucleare; il sadismo delle torture perpetrate dai tedeschi in Italia o gli stupri come routine di qualsiasi scenario bellico sono alcune delle scene che compongono il documento emotivo anteriore alla ricostruzione del tribunale di Norimberga nell’ultima parte del libro. I testi abbinano in questo modo la testimonianza storica alla finzione, come succede nella maggior parte dei racconti di questo tipo. Di pari passo alla diversità dei danneggiati vi è la diversità di ruoli assunti dalle donne nel conflitto. Abbondano i personaggi femminili, soprattutto per mettere in risalto la doppia emarginazione alle quali sono sottomessi nelle guerre. Sono obiettivo civile, manodopera, vittime delle pratiche più sadiche per il controllo della natalità, categoria principale colpevolizzata per la responsabilità della razza, soccorritrici nelle stragi che la guerra provoca tra le persone più vicine, prostitute dei nemici e destinatarie di ogni tipo di vessazioni sessuali. Ma possono anche essere complici della bestialità o agenti che somministrano il dolore in modo atroce. Anche sotto questo aspetto si fugge da un tono dottrinale, per nulla necessario quando ci si accosta all’orrore nazista. Non è nemmeno facile il fatto che a quest’altezza della storia, con tutta le informazione che possediamo, la scrittrice riesca a provocare tale angoscia durante la lettura. Riesce a scavare nelle pieghe dell’alienazione della condizione umana. I torturatori la rigettano attraverso i loro crimini e le vittime se ne scrollano un po’ per poter sopravvivere al mostro. Nel libro, la cosa più umana è l’animale che si sfuma nella nebbia.

 

Lingua originale: Galego
Sito casa editrice: www.xerais.es/
Inma Otero Varela: oterovarela@gmail.com