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Martin Ryšavý, Vrac [Il medico], Praga, Revolver Revue, 2010

 

Un narratore russo ed un ascoltatore centroeuropeo, ceco. Due visioni del mondo messe a confronto e, al centro, l’assurdità della Russia contemporanea, putiniana. Il paese che emerge dalla narrazione è una Russia inafferrabile, sfuggente, come rinchiusa in un cerchio magico che, nonostante gli sforzi di omologarsi all’Occidente, rimane diversa, altra. “Perché in Russia il teatro dell’assurdo non scioccava né sorprendeva nessuno? Perché nessuno ci vedeva un qualcosa di assurdo, era ed è tuttora la rappresentazione della nostra semplice vita quotidiana” dice il narratore e protagonista del romanzo Gusev. Un ex regista teatrale, impiegato nei servizi comunali moscoviti, segna il romanzo con un monologo tragicomico ed ininterrotto sull’assurdità della scena russa, che tuttora determina e dirige i destini umani. Il monologo spontaneo di Gusev sulla vita nella Russia putiniana è divertente, ma anche dolorosamente segnato dalla presa di coscienza sull’ingiustizia sociale verso le classi disagiate, e sulla crudeltà ed indifferenza sovietica e post sovietica per il prossimo. Ritratto interessante di un paese ammorbato da un sistema feudale con elementi dell’eterno comunismo e le peggiori propaggini del capitalismo, raccontato alla luce della storia del teatro russo e dei frequenti richiami alle opere di Gogol’, Čechov e Bulgakov. La maestria tecnica dell’affascinante flusso di coscienza messo a punto da Rýšavý gli è valsa il premio Magnesia Litera 2011 per la migliore prosa.

 

Lingua originale: ceco
Sito: www.revolverrevue.cz
Leontyna Bratankova: leontyna.b@gmail.com