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Note di biblioterapia. Intervista a Dario Amadei ed Elena Sbaraglia

È un invito quello che Dario Amadei ed Elena Sbaraglia rivolgono ai lettori del loro ultimo, agilissimo lavoro. Chiedilo ai libri. Il benessere dalla biblioterapia (Castelvecchi, 2022) è infatti un piccolo compendio di arte biblioterapica, il frutto del lungo percorso di approfondimento e analisi che i due autori hanno svolto attorno al tema della ‘cura’ mediante i libri. Dalla gestione delle emozioni ai tipi di intelligenza (emotiva, naturalistica, grafico-pittorica) da coltivare, dalle applicazioni interattive all’inesauribile potere delle fiabe: tutto, nell’universo libro, cela un potere inaspettato e tutto – inevitabilmente – è intrecciato con la propria esperienza.

Imparare ad ascoltare il battito delle pagine. Sembra questa l’immagine più adatta a definire l’antica arte della biblioterapia, un sapere in grado di coniugare emozioni e intelletto, razionalità e istinto. Cosa significa far parlare i libri, interrogarli?

Un’arte antica la biblioterapia, non ci sono dubbi, che però negli ultimi anni, grazie alle neuroscienze, sta esplorando sempre nuovi orizzonti. Noi siamo fatti di storie, ogni giorno ne raccontiamo e ne ascoltiamo e questo è molto importante perché ci permette di comprendere meglio noi stessi e gli altri. I libri, è inutile dirlo, sono una fonte inesauribile di storie e sono lì, sempre a portata di mano, pronti a raccontarcele. Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di dire “quel libro mi ha chiamato”, “quel libro mi ha scelto”, “quel libro parla proprio di me” oppure “non sono pronto per questa storia”, “sono tornato su quel libro che anni fa non riuscivo a leggere e ora invece mi ha detto tanto”. Ecco, è questo il tipo di dialogo che ogni lettore instaura con i libri, un dialogo fatto di confidenze, emozioni e ricordi che affiorano nel momento della lettura anche quando sembravano dimenticati per sempre. Sono i libri che scelgono il lettore e sanno parlare al lettore che hanno scelto con la voce giusta. Il nostro lavoro consiste proprio nell’aiutare le persone a trovare i libri che le stanno aspettando.

Il sottotitolo dell’opera fa esplicito riferimento al ‘benessere’ mostrando così il potere dei libri sulle emozioni, quella capacità di orientare e rimodellare gli stati d’animo. Come è possibile accostarsi a questa idea? Ci vuole, ho l’impressione, un lungo percorso di ‘acclimatazione’, di uscita dalle concezioni tradizionali…

Per molti, troppi anni, si è data importanza al solo aspetto cognitivo e quantitativo della lettura: più leggo, più parole conosco, più acquisisco capacità linguistiche. La lettura, come ci dice bene Clara ne L’ombra del vento di Zafon «era sempre stata un obbligo, una specie di obolo da versare a maestri e tutori senza sapere bene il perché». Ecco, è questa la posizione che deve essere superata, bisogna guardare con occhi diversi i libri che diventano un trigger, una miccia che accende le storie che ci abitano e che magari tratteniamo da troppo tempo: è questo che fa bene, si genere un flusso di idee e emozioni liberatorio che permette di sciogliere nodi a volte molto antichi. Certo, c’è un percorso da fare che, però, con la guida giusta, non è assolutamente impervio e fa raggiungere la consapevolezza di quanto le storie che raccontano i libri non siano cibo per eruditi, ma strumenti utili a tutti nella vita quotidiana. È molto importante che acquisiscano consapevolezza di ciò gli adulti che accompagnano i bambini e i ragazzi nella loro crescita di futuri lettori, perché devono essere i primi a superare degli schemi mentali ancora troppo diffusi, legati a un concetto di passività del lettore che va scardinato. La lettura è libertà e solo un lettore attivo potrà scoprire l’immenso potere benefico delle storie.

La vostra scrittura è intessuta di reminiscenze letterarie: le citazioni si susseguono e spaziano dai classici greci ai grandi autori statunitensi, dal Novecento italiano a più recenti fenomeni editoriali. Come è avvenuta la selezione? Si tratta di una miniera edificata nel tempo, saldando esperienza e studio?

Non c’è stata nessuna selezione, le citazioni sono le gemme preziose che abbiamo raccolto e messo da parte durante il nostro cammino di lettori nel corso di molti anni, senza mai trascurare di scambiare le storie con gli altri, perché l’interazione è fondamentale: il lettore che si chiude nella sua torre d’avorio sarà sempre incompleto, arido, saccente, per certi versi, narcisista e socialmente inutile. Siamo cacciatori di storie che sono il nostro nutrimento e non vogliamo sprecarne nemmeno una goccia. Cacciatori un po’ atipici, in effetti, perché non dobbiamo inseguire le citazioni, ma sono loro che vengono da noi e non ci interessa sapere da quale libro provengono, o a quale epoca appartengono, il concetto di genere letterario viene completamente a cadere, sono importanti solo le storie, chiunque le abbia raccontate.

Dopo Guarire con Basile (2021), curato da Dario per Castelvecchi, il letterato campano torna al centro della vostra indagine nell’ultimo capitolo del libro. Quanto c’è di voi in questa straordinaria figura di intellettuale, che fu il primo a concepire la fiaba come forma di espressione popolare?

C’è molto di noi e di tutti in Basile, che sorprende per la freschezza e la grande attualità delle sue fiabe che sono state scritte centinaia di anni fa, eppure descrivono, con grande ironia, vizi e virtù in cui possono riconoscersi anche i lettori del ventunesimo secolo. Dario, mentre traduceva le fiabe, si è immedesimato molto in Basile, è stata per lui una grande emozione sentire che quelle storie parlavano con la sua voce. Poi, durante gli incontri di bibliolettura interattiva, è stato così per tutti: le fiabe si sono rivelate uno strumento potente, una fonte inesauribile di idee e emozioni. Basile è un attento osservatore di ciò che accade intorno a lui e, servendosi di una grande ironia, registra tutto in maniera precisa, distillando dei concetti universali validi in tutte le epoche. Paradossalmente, le sue storie sono poco conosciute, anche se sono la sorgente da cui hanno attinto copiosamente gli autori di fiabe molto famose. Bisognerebbe riscattarle dall’oblio in cui sono state confinate e restituire a Basile il posto d’onore che gli compete nella storia della letteratura, in cui, purtroppo, viene a malapena citato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autore

Ginevra Amadio
Ginevra Amadio si è laureata con lode in Scienze Umanistiche presso l’Università Lumsa di Roma con tesi in letteratura italiana contemporanea dal titolo Raccontare il terrorismo: “Il mannello di Natascia” di Vasco Pratolini. Interessata al rapporto tra letteratura, movimenti sociali e violenza politica degli anni Settanta, ha proseguito i suoi studi laureandosi con lode in Filologia Moderna presso l’Università di Roma La Sapienza con tesi magistrale dal titolo Da piazza Fontana al caso Moro: gli intellettuali e gli “anni di piombo”. È giornalista pubblicista e collabora con webzine e riviste culturali occupandosi prevalentemente di cinema e letteratura otto-novecentesca. Sue recensioni sono apparse in O.B.L.I.O. – Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca. Collabora stabilmente con Treccani.it, con il blog del Premio Letterario Giovanni Comisso e con le riviste Frammenti, Npc Magazine, Sapereambiente, Cronache Letterarie. Nel luglio 2021 ha fatto parte della giuria di Cinelido – Festival del Cinema Italiano dedicato al cortometraggio.