Memorie d'oltreoceano

Settembre, andiamo, è tempo di classificare, di Ernesto Livorni

All’inizio di ogni anno accademico, il mondo statunitense entra in fibrillazione non soltanto perché, all’indomani di Labor Day (la Festa del Lavoro negli Stati Uniti), tradizionalmente iniziano le lezioni, ma perché spuntano fuori come attesi funghi varie graduatorie delle università statunitensi. Queste graduatorie hanno una rilevanza enorme non soltanto sul prestigio delle università (quelle che primeggiano nelle graduatorie, quelle che salgono o scendono in quelle, quelle che entrano finalmente nei posti che contano), ma anche sulle finanze delle stesse università.

Se l’anno accademico, a dire il vero, comincia già nell’ultima settimana di agosto per quelle università (la maggior parte) che seguono il calendario semestrale delle lezioni (il semestre autunnale da settembre a dicembre ed il semestre primaverile da gennaio a maggio), esso raggiunge uno dei suoi primi momenti culminanti verso la metà di settembre, quando molte graduatorie vengono pubblicate. Tra queste graduatorie primeggia quella pubblicata dal settimanale US News & World Report (http://www.usnews.com/). Si tratta di una graduatoria composita che, oltre ad indicare quelle che sono considerate le migliori università del Paese (le prime cinquanta sono le università di ricerca), include anche graduatorie specifiche per i cosiddetti “colleges of Liberal Arts” o per molti programmi di dottorato, per le università pubbliche o per quelle che primeggiano per il rapporto tra qualità e prezzo (“Best Value Schools”). Oltre alla graduatoria prodotta dal settimanale Forbes (http://www.forbes.com/), che affida la composizione delle proprie graduatorie al Center for College Affordability and Productivity, un’altra graduatoria è quella prodotta da The Daily Beasts (http://www.thedailybeast.com/), che si fonda su nove criteri, tra cui la percentuale di baccalaureati conseguiti, i costi, i futuri guadagni, oltre a ragioni accademiche mescolate alla qualità della vita notturna dell’università in questione. A proposito di centri di studio di simili graduatorie non può non essere menzionato The Center for Measuring University Performance (http://mup.asu.edu/), che opera all’interno di Arizona State University. Non mancano graduatorie prodotte anche all’interno di specifiche università, come quella preparata da The Princeton Review, che si fonda su domande a genitori e studenti sull’università migliore per loro, se i costi non fossero un fattore da prendere in considerazione (non a caso, si tratta della graduatoria delle università da sogno: “Dream Colleges Rankings”). Manco a dirlo, altre graduatorie sono altrettanto importanti, soprattutto quelle in cui le università statunitensi sono allineate con altre università nel mondo: è il caso di The Times Higher Education World University Rankings (http://www.timeshighereducation.co.uk/) o le graduatorie prodotte dall’Università di Shanghai (http://www.shanghairanking.com/).

Negli Stati Uniti, il sistema delle graduatorie è ancor più complesso di quanto possa apparire da queste prime annotazioni. Naturalmente, gli stessi criteri stabiliti per stipulare le graduatorie variano dall’una all’altra e non sono sempre chiari o comunque fondati su ragioni strettamente accademiche. Così, il Council for Aid to Education (http://www.cae.org/) pubblica una graduatoria basata essenzialmente sulla raccolta di fondi condotta annualmente dalle università (manco a dirlo, a dominare quella graduatoria sono università private, anche se a volte si inseriscono a sorpresa università pubbliche che sono in grandi stati).

Non c’è bisogno di scendere nello specifico di ciascuna graduatoria per capire le necessità della loro formulazione all’inizio di ogni anno accademico e l’importanza che le stesse università danno a quelle graduatorie, soprattutto quando arrivano ad includere addirittura duecento università. Il quadro comincia a farsi sempre più chiaro quando si aggiunge che il semestre autunnale è anche tradizionalmente quello entro il quale bisogna presentare domanda di ammissione all’università. Infatti, l’aspirante studente universitario non si iscrive ad una facoltà, ma ad una università: soltanto alla fine del secondo anno universitario gli sarà chiesto di dichiarare quale sarà la sua specializzazione o la sua concentrazione. Quindi, lo studente che fa domanda di ammissione ad una università versa una quota che non gli sarà restituita e che andrà ad impinguare le casse di quella università. Va da sé che ogni università vorrà avere una posizione alta o finanche semplicemente entrare nelle graduatorie sopra menzionate perché esse costituiscono una buona pubblicità che alimenta l’interesse di quegli studenti che fanno domanda di ammissione.

Senza scendere troppo in discorsi da sensale, va da sé che lo studente deve essere disposto ad investire, per così dire, una somma in denaro per ogni domanda di ammissione che presenterà. Considerando che le domande arrivano a migliaia in ciascuna università (ci sono università, soprattutto tra quelle statali, che ammettono fino a cinquemila studenti ogni anno), queste istituzioni incassano buone somme per il solo fatto che ricevono le suddette domande. L’alto numero di domande ricevute va quindi paragonato al numero di studenti effettivamente ammessi: sulla base percentuale tra queste due cifre si gioca anche il grado di serietà nella selezione degli studenti e quindi si alimenta la convinzione dell’alto grado di qualità accademica garantita agli studenti ammessi. Questi sono già invitati a convincersi di essere entrati a far parte di una comunità accademica di prestigio per il solo fatto che essa è il risultato di un processo selettivo.

Le graduatorie universitarie che vengono elaborate a settembre mettono in moto un processo amministrativo che attraversa tutto il semestre autunnale e che si conclude a dicembre. Di conseguenza, gennaio è il mese in cui tutte le università si impegnano per selezionare le domande dei candidati più interessanti e fare loro offerte allettanti per battere la concorrenza. Questo processo è separato, però identico, per il livello di ammissione all’università e per quello di ammissione al dottorato: l’unica vera variante, senz’altro fondamentale, è che chi fa domanda di ammissione al dottorato esprime una preferenza per un programma specifico dell’università presso la quale fa domanda. I numeri in questione di candidati ammessi al dottorato sono molto più bassi, ma il processo di selezione si sviluppa secondo criteri simili per culminare nel mese di aprile, quando ogni candidato, ricevuti I risultati delle domande presentate, può scegliere l’università e il programma di dottorato che vuole frequentare.


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L'autore

Livorni Ernesto
Livorni Ernesto
Ernesto Livorni è nato a Pescara il 27 marzo 1959. Laureatosi nel 1982 in Lettere e Filosofia (indirizzo in Lettere Moderne) presso l’Università di Urbino (110/110 *summa cum laude*) con una tesi su *Cesare Pavese traduttore di “Moby Dick*”, ha quindi conseguito il Ph. D. nel 1990 in Letteratura Comparata presso la Università del Connecticut con una dissertazione dal titolo *Dantesque Iconoclasts: Pound, T. S. Eliot, Ungaretti, Montale*. Dal 1988 al 2000 ha insegnato Letteratura Italiana nel Dipartimento di Italianistica della Yale University; nell’anno accademico 1999-200 è stato professore in visita a Barnard College e Columbia University. Dal 2000 insegna Letteratura Italiana moderna e contemporanea nel programma di Italianistica dell’Università del Wisconsin a Madison e dal 2017 è Direttore del Dipartimento di Letterature Comparate. Dal 1988 è direttore della rivista *L’ANELLO che non tiene: Journal of Modern Italian Literature*, da lui stesso fondata; dal 1997 al 2000 è stato anche co-direttore di *YIP: Yale Italian Poetry*.
L’attività critica di Livorni, pur privilegiando lo scandaglio appassionato della modernità, non rinuncia alla circumnavigazione dei classici: la sua attività saggistica, apparsa in lingua italiana ed in lingua inglese, comprende articoli su Dante e sul dantismo modernista, sulla poesia e sulla narrativa italiane del Novecento (Giovanni Papini, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Clemente Rebora, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Mario Luzi, David Maria Turoldo, Nanni Balestrini, Antonio Tabucchi, Erri De Luca, Paolo Volponi),
ma anche sulla poesia e sulla narrativa in lingua inglese (James Joyce, John Fante, Ezra Pound, T. S. Eliot). Ha pubblicato il volume di critica
letteraria *Avanguardia e tradizione: Ezra Pound e Giuseppe Ungaretti* (Firenze: Le Lettere, 1998). Presso la stessa casa editrice è di prossima
pubblicazione *T. S. Eliot, Montale e la modernità dantesca*. Ha anche tradotto e curato un libro di poesie di Ted Hughes, *Cave Birds. Un dramma
alchemico della caverna* (Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 2001). Sta lavorando con Jason Laine alla traduzione di poesie e saggi di Giovanni
Pascoli sull’emigrazione e sul problema della cultura degli emigranti.
Ernesto Livorni è anche poeta. Dopo il primo volume di poesie, *Prospettiche illusioni (1977-1983)* (Pescara: Tracce, 1987), egli ha pubblicato *Nel
libro che ti diedi. Sonetti (1985-1986)* (Udine: Campanotto, 1998) e *L’America dei Padri* (1985-1987) (Lecce: Piero Manni Editore, 2005; vincitore del
Premio Internazionale Città di Penne, sezione Poesia, 2005; traduzione in lingua inglese ad opera di Jason Laine: The Fathers’ America, New York:
Bordighera Press, 2016). Ha completato la raccolta *Onora il Padre e la Madre* (1977-2010 Passignano sul Trasimeno (Perugia): Aguaplano Editore –
Officina del Libro, 2015) che raccoglie le precedenti raccolte ed una quarta inedita e di cui è di prossima pubblicazione un’ampia antologia in
lingua romena. Suoi componimenti sono apparsi su riviste in Italia (*Tracce*, *Anfione – Zeto*, *Frontiera*, *Quaderno*, *Steve*, *Pandere*) e negli
Stati Uniti (*Forum Italicum*, *Polytext*, *Antigones*) e nell’antologia *Poesaggio: Poeti italiani d’America* (a cura di Peter Carravetta e Paolo Valesio, Quinto di Treviso: Pagus Edizioni, 1993) e *Poets of the Italian Diaspora: A Bilingual Anthology* (a cura di Luigi Bonaffini e Joseph Perricone, New York: Fordham University Press, 2014). Ha ricevuto il secondo premio per la poesia inedita alla *XXIX Edizione del Premio nazionale di Poesia 1996 “Il Borgognoni” – Città di Pistoia*. Come narratore, ha ricevuto il primo premio alla I Edizione del Premio nazionale “Parco Maiella” – Abbateggio (PE) con il racconto “L’Asino e la Croce” ed alla II Edizione con *L’America dei Padri*.