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E-lending in Italia: l’esperienza di MLOL. Mario Coffa intervista Giulio Blasi

Giulio Blasi è direttore del CEO Horizons Unlimited srl (www.medialibrary.it ). Laureato in storia della filosofia, ha conseguito nel 1993 il dottorato di ricerca in Semiotica sotto la direzione di Umberto Eco all’Università di Bologna. È amministratore delegato della Horizons Unlimited srl (fondata nel 1993). È autore di alcuni studi sull’evoluzione dei media e di molti lavori sulle biblioteche digitali che sono il suo campo di ricerca principale. Nel 2009 ha progettato e diretto il lancio del servizio MLOL oggi diffuso in oltre 6.000 biblioteche italiane in 19 regioni e 9 paesi stranieri.

Parliamo di MLOL (MediaLibraryOnLine): dal 2009 in poi in Italia, finalmente, arriva l’e-lending grazie anche alla vostra piattaforma. Dopo 10 anni, alla luce dei dati statistici, cosa è cambiato nel mondo della lettura digitale grazie al vostro servizio?

Sono passati davvero in fretta questi 10 anni e ci colgono impreparati perché siamo ancora in piena evoluzione, il 2019 lo festeggiamo lanciando e lavorando a tanti progetti nuovi: streaming di film con Cecchi Gori Entertainment, Audiolibri stranieri, nuovi servizi per le Digital Humanities e l’intelligenza artificiale, un progetto sul deposito degli ebook con la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ecc. MLOL è ancora in fase “adolescenziale” e speriamo rimanga tale ancora per moltissimo tempo! Ma tornando alla domanda. Credo che MLOL abbia portato alle biblioteche italiane una modalità di relazione con gli utenti (la possibilità di accesso anche remoto ai servizi e ai contenuti stessi) che è assolutamente essenziale per le biblioteche odierne. Non riesco a immaginare, francamente, una biblioteca attuale priva di questa area di servizi all’utenza. Si tratta di un processo molto simile all’informatizzazione dei cataloghi nel periodo precedente. Riesci ad immaginare, oggi, una biblioteca priva di un OPAC accessibile via web? In realtà (e non faremo nomi) ne esistono ancora eccome (in Italia e nel mondo): ma la totale disattenzione a questi servizi e ripagata con uguale moneta dagli utenti che semplicemente non frequentano biblioteche simili.

Una particolarità affascinante di MLOL è la possibilità di creare cooperazione tra varie biblioteche: crede che il digitale faciliti questo processo rispetto al “metodo tradizionale”?

La cooperazione è il nocciolo del digitale in biblioteca, a tutti i livelli (di nuovo: dalla catalogazione ai contenuti digitali). Lavorare con i contenuti digitali ha però un impatto molto più grande in termini economici e di ottimizzazione rispetto ad altre aree dell’informatizzazione delle biblioteche.  Direi che i due punti decisivi sono le economie di scala (e quindi lo sviluppo di una collezione ottimale in termini di numero di licenze di accesso effettivamente necessari per i singoli contenuti) e la disseminazione (il fatto cioè che biblioteche enormi e biblioteche microscopiche possono offrire la stessa varietà di contenuti agli utenti se sono in rete tra loro).

Potremmo dire che MLOL risponde alle esigenze di una comunità, quella dei lettori ad esempio, che adesso frequenta altri “luoghi di aggregazione” rispetto a quelli tradizionali: non solo biblioteche tradizionali ma anche biblioteche sul web. MLOL si adegua a questo processo di cambiamento dunque.

Non saprei. Quello che sappiamo con certezza è che la distribuzione delle fasce d’età su MLOL è simmetricamente opposta alle età tipiche della biblioteca “fisica”. Su MLOL vengono in prevalenza utenti di età media (25-65 anni), nella biblioteca fisica c’è una maggiore accentuazione degli estremi: moltissimi giovanissimi (under 25) e moltissimi anziani (over 65).

Continuerà ancora per molti anni, o forse esisterà sempre, la diatriba tra e-book e libro tradizionale. Qual è la sua opinione?

Penso che sia concettualmente sbagliata. Oggi il digitale è il modo di produzione dei documenti in generale, anche di quelli di carta. Il libro di carta è una variante del prodotto che vende l’editore. Se lo immagina un editore che produca libri al giorno d’oggi senza un’infrastruttura digitale (dalla composizione all’editing alla stampa)? Impensabile. E comunque, il mio maestro all’università (Umberto Eco) mi ha istruito ad evitare ogni forma di determinismo tecnologico in tempi non sospetti. Se va a rileggersi gli atti del convegno su The future of the Book organizzato dai suoi collaboratori nel 1994 (il libro del 1997) vedrà che sin dalle origini è stata considerata una contrapposizione sbagliata concettualmente.

L’Associazione Italiana Biblioteche ha accolto con piacere il vostro servizio e in molte regioni vengono proposti corsi e seminari al fine di promuoverne l’utilizzo. Come considerate questo contributo e supporto?

Pensiamo siano importantissime e speriamo di poter dare una mano in tutti i contesti in cui possa servire!

OPEN ACCESS: se ne parla molto negli ultimi anni e voi vi siete aperti anche su questo fronte. Che ne pensa a riguardo?

Ci lavoriamo e crediamo moltissimo in MLOL. Tre persone (su tredici!) lavorano full time su questi temi che per noi hanno tante direzioni operative di lavoro. La cosa più visibile di tutte è la “collezione open” che c’è in tutti i portali MLOL (oggi più di 1.150.000 oggetti indicizzati, ma si tratta di numeri che avranno una crescita vertiginosa nei prossimi mesi). Ma la nostra ricerca su questi argomenti ha molte più direzioni: lo scambio di metadati, le api, i LOD, la costruzione di una infrastruttura IIIF, l’adozione dello standard Web Open Annotation, la “battaglia” sugli Open Data, il deposito degli ebook e moltissimo altro. Ognuno di questi è un tema a sé che meriterebbe un articolo indipendente. Qui posso solo dire che la mia idea di biblioteca digitale massimizza l’accesso aperto e lo fonde con i materiali protetti da diritti in un insieme unitario per l’utente finale.

Un venerdì qualsiasi del 2109 (1 secolo di MLOL!): cosa sarà il libro futuro?

Se mio figlio vivrà 101 anni potrà risponderle lui! Però una cosa e mezzo posso dirla. La parola “futurologia” (nella cultura americana post seconda guerra) indica una forma di progettualità politica e tecnologica. Il libro del futuro non è un destino governato dalle tecnologia ma un’evoluzione che dipenderà dalla storia delle pratiche di lettura effettive delle persone. In questo senso il libro del futuro sarà senz’altro il libro che vorremo avere e darci. Da un altro punto di vista la parola “libro” indica una forma di organizzazione dello spazio testuale che si è diffusa grosso modo a partire II secolo dopo Cristo. Al di là dei supporti, oggi non vedo alcuna ragione per superare questa forma che continua ad avere un’importanza essenziale. Allo stesso tempo è del tutto evidente che la rete e le tecnologie (specie quelle aperte) ci invitano a ibridare questa forma in mille modi. Ma appunto, evoluzione è variazione (tante mutazioni), selezione (solo alcune mutazioni sopravvivono), pochissime si stabilizzano e iniziano a loro volta una propria carriera evolutiva.

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L'autore

Mario Coffa
Mario Coffa
Mario Coffa archivista e bibliotecario, laureato in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Perugia (2005) e diplomato in Archivistica e Paleografia presso la Scuola di Archivistica dell’Archivio Segreto Vaticano (2010). Lavora per CAeB (Cooperativa Archivistica e Bibliotecaria) presso le biblioteche dell’Università di Perugia dal 2009 come bibliotecario. Si occupa anche di Biblioteche Digitali e formazione in ambito di biblioteconomia digitale. Nel 2014 membro del Comitato Esecutivo Regionale dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) sezione Umbria, membro del gruppo AIB sul portfolio professionale e dal 2017 Presidente eletto di AIB Umbria. Autore di diversi articoli e interviste per Insula Europea sul tema degli archivi, delle biblioteche e del digital lending.

Link:

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http://vegajournal.academia.edu/MarioCoffa