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Uno sguardo su Vanni Scheiwiller, di Antonio Freiles

Non so cosa si possa dire di nuovo su Vanni Scheiwiller, senza considerare la memoria e la stanchezza che ormai mi assale. La mia è una sporadica testimonianza di un artista che copre un arco di tempo che va dal 1980 al 1999, anno della sua scomparsa. Dovendo Scheiwiller fare una pubblicazione su di me: Freiles / Cattafi, Oltre l’Omega, che tardava a vedere la luce, mi invitò a Milano a casa sua, in Via Melzi D’Eril numero 6, per stare in stretto contatto e definire i dettagli dell’opera. Viveva in una casa le cui pareti erano impregnate di fumo, con tantissime opere, principalmente opere grafiche, con incisioni e disegni appesi alle pareti; il corridoio in tutta la sua lunghezza era pieno di scatole di libri, sovrapposti in doppio e triplo ordine. Per casa erano inoltre disseminate una serie di sculture e sculturine di  Piero Consagra, Lucio Fontana, Fausto Melotti (di quest’ultimo mi mostrò la bomboniera che avevo fatto per le nozze con Alina Kalczynska: due pesciolini incrociati di fili di ottone saldati con lo stagno), e tanti altri artisti­­ che avevano avuto a che fare con lui, in aggiunta alle molte opere di Adolfo Wildt che era suo nonno materno. Wildt aveva prima frequentato e successivamente aveva iniziato a insegnare all’Accademia di Brera. Nel 1921 aveva fondato a Milano una scuola del marmo, dove, tra i suoi allievi più famosi, ci furono Lucio Fontana, Fausto Melotti e Luigi Broggini. Il suo stile era influenzato dalla Secessione Viennese e dall’Art Nouveau. Nelle sue opere Wildt esalta il senso del silenzio, della malinconia, della sofferenza, ma anche della gioia e della delicatezza, deformando i suoi personaggi in modo simile ai pittori espressionisti.

Vanni mi ospitò per la notte in un letto nel cui capezzale c’era un disegno di Modigliani, e ai piedi un altorilievo in marmo rappresentante un Cristo sofferente, dal volto deformato, strozzato da una corda, con le orbite vuote secondo il suo stile. Non chiusi gli occhi per tutta la notte!

Vanni viveva con un fratello artista: Silvano, silenzioso, introverso, poco incline al dialogo. Non andava per mostre e forse camminava, pensavo io, rasente ai muri. Era un bravo incisore. Vanni stesso si meravigliò di come Silvano si fosse aperto nei miei confronti, al punto che durante la colazione facevamo delle lunghe discussioni. Silvano venne finanche ad una mia mostra personale, per poi scappare subito dopo l’apertura non appena iniziavano ad arrivare i visitatori.

Vanni Scheiwiller venne a trovarmi a Taormina, alla Ex Chiesa del Carmine dove era allestita una mia mostra personale, Chartae, per la quale scrisse una recensione sul Sole 24 Ore: «Messina da un po’ di anni per me vuol dire Antonio Freiles e le sue Chartae. Un po’ perché passare lo stretto e ritrovare nella sua pittura i colori meno convenzionali della Sicilia e un po’ perché il supporto che usa, la sua caratteristica  tecnica, è particolarmente vicina e cara ad un editore e bibliofilo, l’antica tecnica della carta fatta a mano». Vanni arrivò anche ad organizzare una mostra dei miei libri d’artista a Milano, presso  la Biblioteca Comunale di Palazzo Sormani.

Ci incontrammo altre volte per lavoro, come quando editò, per i tipi di “All’Insegna del Pesce d’Oro”, un libro di poesie di Guido Ballo, La Stanza, contenente incisioni originali di undici artisti, una delle quali la mia, e altre volte come per l’Almanacco del Premio di Poesia Vann’Antò e un inedito sempre del poeta Vann’Antò  La guerra dall’altra parte, di cui mi affidò la parte grafica per entrambe le edizioni. Organizzammo insieme, con la collaborazione di Vittoria Marinetti, la Mostra del Libro d’Artista nel 1983, sempre in occasione del Premio Vann’Antò di poesia presso il Comune di Messina, a Palazzo Zanca. Mi fece poi una gradita visita quando fui invitato alla Biennale di Venezia.

L’ultima volta che lo vidi fu a Catania, nel mio studio, ai primi del 1999, prima che morisse. Era sempre molto generoso con me e ogni volta mi regalava le sue pubblicazioni sull’arte contemporanea, compresi gli almanacchi con le opere originali all’interno.

freiles.a@libero.it

 

 

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L'autore

Antonio Freiles
Antonio Freiles nasce a Messina nel 1943. Attivo anche come operatore culturale, quale stimolatore di contatti e scambi internazionali, sin dagli anni ’60 ha avviato intese con artisti di caratura internazionale (Burri, Pistoletto, Tilson, Tuttle, Kosuth, Oldenburgh, Ono, Ruscha, Bodman etc.). Negli anni ’70 ha fondato le riviste “Carte d’Arte Internazionale” e “Carte # (rivista monografica). È stato invitato ad aderire al World Print Council di San Francisco. Ha curato le rassegne di “Grafica Internazionale” per il Museo Regionale di Messina in collaborazione con Julian Andrews, Pat Gilmour, Malcolm Hardy (British Council, Londra), Jean Clair (Centre Georges Pompidou), Daniel Berger (Mezanine Gallery, Metropolitan Museum of Art, New York), Jeremy Lewison, Sarah Fox-Pitt e Elizabeth Underhill (Tate Gallery, Print Collection), con la Fondazione Maeght di Parigi, con Duck Jun Kwak (I.A.C.K – International Art Center of Kyoto) e con Zoran Kržišnik (Moderna Galerija Ljubljana). Ha curato inoltre varie mostre di libri d’artista tra le quali al Museo Regionale di Messina “Twentysix Gasoline Stations e altri libri d’artista. La Collezione Freiles”. Ha fatto inoltre parte come responsabile regionale dell’ART CLUB INTERNAZIONALE ’95 – Associazione artistica internazionale indipendente, sotto la presidenza di Piero Dorazio (segretario Luigi Sansone). Sito personale dell’artista: https://antoniofreiles.wordpress.com/