Credo che la poesia sia l’infanzia del linguaggio, e il linguaggio è prima di tutto il nostro modo di nominare, celebrare, cantare la meraviglia della natura. Ci sono popoli senza letteratura ma non ce n’è uno solo senza poesia, senza canzoni per affermare il mistero elementare di essere vivi.
Categoria: conversando con…
Vera Lúcia de Oliveira intervista Andrea Zanzotto
È un rapporto molto ambiguo, perché io sono nato in questo paesello prealpino veneto, sono sempre vissuto qui, mi sono spostato poco e sempre meno volentieri, con il passare degli anni. Questo fondo di angolo nascosto mi dava la possibilità di restare in una specie di rifugio "dalla storia". Era un rifugio non certo del tutto sotterraneo, ma formato di cunicoli che potevano condurre all'aperto o al chiuso a seconda delle esigenze di riparo, entro la mobilità onirica di quel caos che tutti abbiamo in noi.
Anna Belozorovitch intervista Ana Luisa Amaral
A scuola avevo imparato a memoria una poesia che si chiama O passeio de Santo Antonio di Augusto Gil, che allora andava molto di moda perché era un poeta legato al regime, e credo che sia stata proprio la cadenza di quella poesia ad avermi incantato. Poi, a nove anni circa, ho letto un libro che è stato per me una rivelazione: O cavaleiro da Dinamarca di Sophia de Mello Breyner. È un racconto per ragazzi, ma è tra i testi più belli che io conosca. Ho letto il libro e mi è venuta la febbre a quaranta. L'ho sentito davvero nel mio corpo.
Andrea Detoma intervista Marco Vitale
Mi diverte l'idea, da lei sottolineata, che nei miei libri tengo sempre la luce accesa (ma la prima luce che lei cita viene da oltre le persiane, in quella che a Napoli si chiama la "controra"). La luce, ma anche l'ombra, compaiono un po' come dramatis personae in tutti i miei libri e costituiscono un soggetto che non ha ancora trovato soluzione.
Carlo Pulsoni intervista Abelardo Linares
Le novità nella ricerca storica dipendono solitamente dalla frequentazione degli archivi e dal ritrovamento di documentazione inedita. In merito alla Guerra civile spagnola resta ancora molto da investigare negli archivi europei e americani, ma in questo caso gli archivi non sono le uniche fonti principali. Le riviste, foglietti e libri di ogni genere sono anche importanti: il loro numero è tanto grande che non si può dire che siano stati analizzati e valorizzati nel loro insieme dagli storici e altri studiosi. In qualche caso non è la mancanza d'informazione il problema principale, ma il suo opposto.
