La collaborazione con David Riondino è nata a Radio3 all'interno della trasmissione Umana cosa, che ho scritto e condotto su richiesta di Monica d'Onofrio e Monica Nonno, le due registe del programma. La narrazione seguiva progressivamente la struttura del libro con un format che prevedeva diversi momenti.
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L’oblio di sé. Carlo Pulsoni intervista Pablo d’Ors
Un religioso, come qualsiasi uomo, è figlio del suo tempo. Non bisogna dimenticare che de Foucauld fu un militare e un patriota. Inoltre mi sembra che questo accada anche oggi: molti credenti di tutte le religioni sono spesso a favore delle attuali guerre disseminate nel mondo.
Per un’etica della tecnologia. Serena Meattini intervista Paolo Benanti
Parlare di densità antropologica significa appunto che quello che caratterizza l'artefatto è la sua origine umana e la storia che l'uomo. In questo senso guardare all'artefatto tecnologico è un modo, a volte criptico e complicato, a volte in maniera molto efficace, di guardare all'uomo, al suo vissuto, ai suoi desideri, sogni e aspirazioni. Questo oltre di significato, questa cosa che va oltre lo scopo specifico tecnico, è ciò che costituisce la densità antropologica dell'artefatto.
Storia di un torchio. Chiara Moretti intervista Maria Gioia Tavoni
Ritornando a quel mio breve intervento, essermi imbattuta nella conoscenza del torchio al Vittoriale, mi indusse a chiedere, poco prima della pubblicazione, e poi ripetutamente, ai conservatori dei libri e delle carte di D'Annunzio se avevano notizie di quella pressa e dove era possibile che essa fosse conservata. Mi dissero all'epoca che, nonostante ripetute ricerche – ho ancora documentazione fra le mie email - non avevano trovato nulla. Del ritrovamento del torchio personalmente non mi è mai stata data notizia. L'ho scoperto solo tramite un amico che mi ha fornito il link per documentarmi in merito.
«La spada dell’ingegno» della Francofonia. Francesca Dainese intervista Dany Laferrière
Personalmente non faccio alcuna differenza tra "letteratura francese" e "letteratura francofona", non credo sia gran cosa identificare gli scrittori sulla base della loro nazionalità. Si è scrittori, semplicemente, come si è medici. Un medico può curare chiunque, non solamente chi è del suo paese. Per me la nozione di "letteratura francofona" non rende conto della realtà, perché tralascia una cosa estremamente importante: gli scrittori devono essere definiti per i libri che leggono e cui si ispirano.
