a proposito di...

Ipermodernità: Tiziano Toracca dialoga con Raffaele Donnarumma

Quello che ci si ripresenta ora è una specie di modernità unilaterale, impazzita, cioè eccessiva e ansiogena. Le ossessioni della modernità (come quella del nuovo) ci si ripresentano come inevitabili e routinarie, e insieme sono venuti meno i correttivi che la modernità aveva pensato: non c'è più nessun orizzonte rivoluzionario, non abbiamo utopie, l'altro è insieme un fantasma terribile e qualcosa pronto a dissolversi nel niente.

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L’abbazia di Spineto mille anni dopo: Grazia Marchianò conversa con Marilisa Cuccia

Queste terre offrono gli scenari più adatti ad esprimere l'arte nelle sue molteplici forme. Sono ora venticinque anni che abbiamo scelto Spineto come nostra dimora: ancora prima che il restauro fosse terminato, giovani attori frequentavano laboratori di teatro fortemente voluti da Maria Claudia Massari e da me, con sistemazioni quasi di fortuna, mentre ancora era tutto un work in progress.

a proposito di... · Interviste

La coscienza del mestiere: Alessandra Panzanelli dialoga con Enrico Tallone

La tipografia - cercando, fin dagli esordi, di emulare la perfezione dei codici manoscritti ed essendo nata come disciplina "adulta", cioè completa - ha raggiunto vette altissime ed ha dato, nel corso di 500 anni, forma al pensiero, indagando ogni anfratto della sua rappresentazione estetica e decretando così nell'editoria il successo di alcuni tipi classici entro le cui forme e profili il gusto dei lettori ha identificato ideali corrispondenze tra forza del tratto e leggibilità e consonanze tra suoni e forme.

conversando con...

Carlo Pulsoni intervista Pablo d’Ors

Fu Bolaño, se non ricordo male, a dichiarare in un'intervista che per essere scrittore non c'è bisogno di immaginazione, ma di buona memoria. È un'affermazione suggestiva, con la quale, tuttavia, sono d'accordo solo in parte: la memoria è un esercizio di immaginazione, per come la vedo io. Si deve scrivere solo di temi nei quali uno si gioca molto, tutto. Per essere viva, la scrittura deve essere pericolosa: lo scrittore sta ricomponendo col suo lavoro qualcosa che per lui è essenziale, qualcosa senza cui non può vivere. Se non è così, ti sei professionalizzato, nel senso peggiore del termine: fai "prodotti", non "opere"; allora sei un "produttore" di finzioni, non un "creatore" che, bene o male, alimenta anime.