In primo piano · Interventi

Dal Propositum vitae alla Regula bullata

Nel panorama del cristianesimo medievale uno dei documenti più significativi e rivoluzionari è rappresentato senz’altro dalla Regola francescana, il testo che racchiude l’ideale di vita proposto da Francesco d’Assisi ai suoi fratres. La genesi che portò al testo approvato da papa Onorio III è complessa e mostra nel suo progressivo sviluppo “lo specchio della progressiva trasformazione dalla fraternitas all’ordo”[1]. “Il testo approvato ufficialmente da Onorio III nel 1223 costituisce, infatti, il punto di arrivo di una evoluzione identitaria dell’esperienza nata attorno a Francesco”[2].

Il primo momento è costituito dal Propositum vitae, nome che deriva dal modo in cui le fonti francescane più antiche citano questo primo scritto. Scrive Bonaventura: “Francesco presentò al signor papa il suo propositum vitae, umilmente espresso in poche parole evangeliche” (LM III, 1). Ne parla nel Testamento lo stesso assisiate: “E dopo che il Signore mi dette dei fratelli, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. E io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor papa me la confermò” (Test. 14-15). Il testo originale del Propositum vitae andò perduto, ma doveva senz’altro trattarsi di uno scritto breve, senza alcuna elaborazione teologica, composto da frasi evangeliche e da poche norme di vita. L’incontro con Innocenzo III (non si sa se avvenuto nel 1209 o nel 1210) rappresenta, se pure con l’approvazione orale del progetto di vita, “il momento costitutivo della giuridicità dell’Ordine dei Frati Minori”[3], il riconoscimento del fatto che l’Ordine esiste ed è operante nella Chiesa: “il piccolo gruppo di penitenti assisani […] si era garantito il diritto di esistere all’interno della cristianità cattolico-romana”[4]. “Al suo rientro da Roma, frate Francesco era dunque detentore di un atto pontificio inconsueto, con il quale il ‘signor papa’ aveva confermato oralmente (vivae vocis oraculo) la Protoregola francescana”[5].  Innocenzo III “fu molto prudente: non concesse nulla, e tuttavia non volle subito sradicare quella nuova pianticella, che professava devozione e obbedienza alla Sede apostolica”[6].

La Regola non bollata è frutto di una lunga riflessione e di una lenta stratificazione legislativa che prende l’avvio sotto il pontificato di Innocenzo III e trova il suo compimento nel Capitolo di Pentecoste del 1221 e può essere intesa come un testo di transizione, dalla fluidità dei primi anni di vita della confraternita alla rigidità della definitiva formulazione della Regola bollata. È di poco posteriore alla decisione di Francesco di lasciare il governo dell’Ordine nelle mani di Pietro Cattani e di frate Elia, scelta che sembra “sia derivata da profondi contrasti che avrebbero diviso frate Francesco dai maestri di teologia e di diritto entrati nell’ordine e dai frati dirigenti […] In giuoco sono la fisionomia e il destino dell’Ordine che i frati ‘letterati’ e dirigenti volevano disegnati senza particolari rotture con la tradizione monastica e canonicale, mentre frate Francesco cercava di mantenerli secondo quella ‘forma del santo Vangelo’ da lui sperimentata in qualità di ‘novello paççus’, un ‘pazzo’ che vive ‘nuovamente’, che ripropone nel presente la ‘pazzia’ del Cristo e degli apostoli, la logica della croce”[7]. Francesco, che aveva lasciato il governo dell’Ordine, rientra dal viaggio in Terrasanta e con la Regola non bollata riafferma la sua visione. La Regola non Bollata (così chiamata perché nel primo capitolo viene detto: “Questa è la prima Regola che il beato Francesco compose, e il signor papa Innocenzo gli confermò senza bolla”) è un esteso documento francescano, composto da 24 capitoli ricchi di preghiere, che definisce la vita in obbedienza, povertà e castità. La preoccupazione di Francesco che i suoi frati potessero cambiare qualcosa a quello che riteneva essere il proprio volere è espressa nella parte conclusiva: “E da parte di Dio onnipotente e del signor Papa, e per obbedienza io, frate Francesco, fermamente comando e ordino che nessuno tolga o aggiunga scritto alcuno a quelle cose che sono state scritte in questa vita, e che i frati non abbiano un’altra Regola” (R.n.b., 24).

“Probabilmente il testo era giudicato troppo spirituale ed evangelico, poco giuridico e non in grado di offrire ai frati soluzioni adeguate alle loro nuove condizioni di vita. Nonostante la tenacia del Santo nel ‘difendere’ quel testo, dopo due anni, nel 1223, egli stesso darà alla sua fraternita una nuova Regola che verrà approvata dalla Sede apostolica con la bolla Solet annuere”[8] il 29 novembre 1223. La Regola bollata “segnò l’ingresso della Regola francescana nel numero delle grandi Regole religiose (basiliana, agostiniana e benedettina) che, secondo la tradizione monastica avevano il duplice significato di ‘patto di alleanza’ con Dio, in Cristo e nella Chiesa, e di ‘codice di comunione’ tra i membri di uno stesso Ordine”[9]. Papa Onorio dichiara di voler “confermare” la Regola già approvata dal suo predecessore ed “evidentemente è questa la motivazione storico-giuridica per la quale la fraternita dei Minori ha potuto evitare l’applicazione del canone De novis religionibus prohibitis con il quale il Concilio Lateranense IV nel 1215 vietava l’istituzione di nuove forme e regole di vita religiosa”[10]. Nessuna fonte ci parla dell’iter che condusse la Regola non bollata alla Regola bollata; tuttavia, è da ritenersi plausibile che abbia avuto origine dalle pressioni dei frati e della Curia. Senz’altro come lo stesso Gregorio IX afferma nella sua Quo eloganti nella stesura egli ebbe un ruolo importante che, come ben evidenzia Pietro Maranesi, dev’essere considerato un “dialogo, anche difficile e a volte doloroso” con Francesco che ha portato al “frutto di una loro comune passione per il regno di Dio, in cui proprio la diversità tra i due fu la vera condizione per una ricerca autentica e sincera della volontà di Dio”[11]. Non si trattò di effettuare correzioni superficiali dello scritto precedente, ma di una revisione profonda: “diversi sono gli scarti e se alcuni appaiono comprensibilmente legati alle mutate condizioni dei frati, altri possono risultare una vera e propria correzione di rotta”[12]. La Regola bollata ha una struttura semplice, è composta di soli dodici capitoli quasi tutti brevi e con un numero di citazioni inferiore e per di più tutte tratte dal Nuovo Testamento. “La Regola bollata interiorizza meglio della precedente la mentalità evangelica, come volle indicare san Francesco con la famosa similitudine delle briciole evangeliche impastate in un unico pane”[13]. In essa resta viva la voce di Francesco sicuramente ravvisabile in alcune espressioni e soprattutto nell’uso di alcuni verbi in prima persona: comando, ordino, consiglio, ammonisco. Della Regola bollata esistono due esemplari: uno, provvisto di tutte le formalità del caso, è conservato nella Cappella delle reliquie della Basilica di San Francesco ad Assisi, l’altro, la copia di servizio, è conservato nell’Archivio segreto vaticano ed è la copia della cancelleria pontificia.

Francesco nel suo Testamento riconosce la Regola bollata come unica Regola da seguire, capace di mantenere vivo il suo pensiero e il suo sentire: “E non dicano i frati: ‘Questa è un’altra Regola’, perché questa è un ricordo, un’ammonizione, un’esortazione e il mio testamento, che io, frate Francesco piccolino, faccio a voi, fratelli miei benedetti, affinché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore” (Test. 34), ma quale “nota esplicativa”[14] chiede che accanto ad essa venga sempre letto il suo Testamento, espressione dello spirito di vita che lui aveva proposto e che vuole che sia ricordato e letto accanto alla Regola (“E sempre abbiano con sé questo scritto accanto alla Regola. E in tutti i capitoli che fanno, quando leggono la Regola, leggano anche queste parole”). Con il Testamento, infatti, Francesco esprimeva un forte dissenso rispetto a taluni caratteri e orientamenti del suo Ordine e “consegnava pure ai suoi una gravosa eredità, un lascito non facile, che in otto secoli di storia ha dato vita ad accesi contrasti: eppure, proprio tali contrasti attestano non già un’inarrestabile decadenza, quanto piuttosto come sia rimasta viva la tensione evangelica che egli ha innestato nella Chiesa”[15].

[1] L. Pellegrini, Dalla Regola alle Costituzioni. Introduzione storica, in A. Czortek (a cura di), L’identità in cammino, Assisi, 2014, p. 18.

[2] P. Maranesi, Il sogno di Francesco, Assisi, 2011, p. 5.

[3] A. Boni, La questione del potere nell’Ordine dei Frati Minori, Assisi, 2003, p. 19.

[4] G.G. Merlo, Storia di frate Francesco e dell’Ordine dei Minori, in Francesco d’Assisi e il primo secolo di storia francescana, Torino, 1997, p. 8.

[5] A. Bartoli Langeli, La Solet annuere come documento, in P. Maranesi-F. Accrocca (a cura di), La Regola di frate Francesco. Eredità e sfida, Padova, 2012, p. 111.

[6] F. Accrocca, Un cantiere aperto. Travagli redazionali delle Regole “di” Francesco, in P. Maranesi-F. Accrocca (a cura di), La Regola di frate Francesco. Eredità e sfida, Padova, 2012, p. 19.

[7] G.G. Merlo, Storia di frate Francesco e dell’Ordine dei Minori, in Francesco d’Assisi e il primo secolo di storia francescana, Torino, 1997, p. 10

[8] P. Maranesi, Il sogno di Francesco, Assisi, 2011, p.16.

[9] A. Bartoli Langeli, La Solet annuere come documento, in P. Maranesi-F. Accrocca (a cura di), La Regola di frate Francesco. Eredità e sfida, Padova, 2012, p. 129.

[10] C. Paolazzi, Le Regole. Aspetti di novità redazionali, testuali e interpretative, in La Regola dei Frati Minori. Atti del XXXVII Convegno internazionale, Spoleto, 2010, p. 68.

[11] P. Maranesi, Il sogno di Francesco, Assisi, 2011, pp. 20-21.

[12] F. Accrocca, Un cantiere aperto. Travagli redazionali delle Regole “di” Francesco, in P. Maranesi-F. Accrocca (a cura di), La Regola di frate Francesco. Eredità e sfida, Padova, 2012, p. 41.

[13] A. Quaglia, Storiografia della regola francescana nel secolo XIII, Falconara Marittima, 1980, p. 69.

[14] P. Maranesi, Il sogno di Francesco, Assisi, 2011, p.17.

[15] F. Accrocca, Un cantiere aperto. Travagli redazionali delle Regole “di” Francesco, in P. Maranesi-F. Accrocca (a cura di), La Regola di frate Francesco. Eredità e sfida, Padova, 2012, p. 54.

L'autore

Laura Zazzerini
Laura Zazzerini, bibliotecaria e giornalista, è stata responsabile di importanti biblioteche private di Perugia per le quali ha curato anche la catalogazione dei fondi antichi e moderni. Da anni è docente in cooperative e consorzi in corsi di biblioteconomia. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e libri di storia locale. Attualmente lavora al fondo antico della Biblioteca comunale Augusta di Perugia dove si occupa della catalogazione e valorizzazione dei libri antichi a stampa e dei manoscritti.