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La riscoperta dei saggi dell’esilio turco di Erich Auerbach e di Leo Spitzer

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Dopo essere stato costretto a lasciare la cattedra all’Università di Marburgo in seguito alle leggi razziali del regime nazista, al termine dell’estate del 1936 Erich Auerbach si trasferì in Turchia, dove accettò un incarico presso l’Università di Istanbul. Vi rimase per ben undici anni, sino al 1947, ovvero prima di emigrare nuovamente – questa volta negli Stati Uniti, dove concluderà la sua carriera alla Yale University. A Istanbul Auerbach lavorò a progetti importanti: scrisse il fondamentale saggio Figura, il manuale Introduzione alla filologia romanza e il suo capolavoro, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale.

Sino a pochi anni fa, si conosceva ben poco di questo cruciale periodo dell’esilio turco. Studi recenti, e in particolare l’utile ricostruzione offerta da Kader Konuk (East West Mimesis. Auerbach in Turkey, Stanford, Stanford University Press, 2010), hanno reso disponibile un ricco materiale documentario riguardo al contesto storico e biografico. Mancavano, tuttavia, ancora i saggi e gli articoli a cui Auerbach lavorò in quegli stessi anni in cui concepì e scrisse Mimesis.

Undici testi, tra saggi e articoli, furono infatti scritti da Auerbach tra il 1938 e il 1947. Quasi tutti pubblicati originariamente in lingua turca, questi testi sono rimasti a lungo dimenticati e completamente sconosciuti in Occidente. La loro riscoperta, avviata nel 2006 (come spiegherò meglio sotto), ha condotto nel 2014 alla realizzazione dell’edizione tedesca dell’intera silloge: E. Auerbach, Kultur als Politik. Aufsätze aus dem Exil zur Geschichte und Zukunft Europas (1938-1947), hg. von Christian Rivoletti, aus dem Türkischen von Christoph K. Neumann, Konstanz/Göttingen, Konstanz University Press/Wallstein, 2014. L’edizione è stata successivamente tradotta in varie lingue (trad. spagnola: La cultura como política. Escritos del exilio sobre la historia y el futuro de Europa (1938-1947), edición de Christian Rivoletti, trad. de Griselda Mársico, Buenos Aires, El cuenco de plata, 2017; trad. giapponese: 文学と戦争ーヨーロッパの歴史と文化に関する亡命者の思索 (1938-1947) [Letteratura e guerra. Riflessioni dall’esilio sulla storia e sulla cultura europea. (1938-1947)], a cura di Christian Rivoletti, trad. di Yasunari Takada e Yoshikazu Takemine, Tokyo, Hosei University Press, 2025; sono attualmente in preparazione l’edizione cinese presso The Commercial Press di Pechino e quella inglese presso Princeton University Press).

L’edizione italiana della silloge sarà in libreria il 18 novembre prossimo con il titolo: E. Auerbach, Letteratura, guerra e storia dell’Europa. Saggi dall’esilio (1938-1947), a cura e con un saggio introduttivo di Christian Rivoletti, Venezia, Marsilio, 2026. Alle traduzioni degli undici testi di Auerbach hanno collaborato anche Rosita D’Amora, Marco Menicacci e Massimo Panza. Questa edizione si distingue inoltre, come si spiegherà meglio sotto, per il ritrovamento del dattiloscritto francese originale del saggio Letteratura e guerra, che ha consentito di ricostruire con maggiore precisione la genesi e la trasmissione del testo. Il volume comprende una Nota al testo, un’Appendice contenente tre lettere di Auerbach dall’esilio, e un ampio saggio introduttivo (Auerbach in esilio: i saggi turchi tra storia dell’Occidente e realtà contemporanea), che ricostruisce il contesto biografico, politico e sociale in cui sorsero i testi e offre al contempo alcune chiavi di lettura in rapporto al metodo e al pensiero di Auerbach.

Gli undici testi di Auerbach che vengono adesso presentati per la prima volta al pubblico italiano sono di estremo interesse. Non soltanto, infatti, non sono confluiti in nessuna sua raccolta posteriore, ma affrontano temi (per citarne solo alcuni: la rappresentazione della guerra e della sua evoluzione nella storia della letteratura occidentale dalla Bibbia sino all’età contemporanea; le ragioni storico-politiche della «recente catastrofe tedesca»; la formazione delle lingue nazionali europee) e figure (tra cui Machiavelli, Montesquieu, Croce) sui quali Auerbach non si è mai espresso in nessuno dei suoi contributi anteriori o successivi. Da questi saggi emerge dunque un Auerbach in gran parte “sconosciuto” e sostanzialmente “inedito”. Possiamo farci una prima idea attraverso uno sguardo all’indice del volume, che è suddiviso in due parti: la prima, che contiene saggi dedicati a temi o problemi di carattere generale e comparatistico, spesso estesi a più autori e tradizioni nazionali, e la seconda, che ospita invece contributi incentrati su singoli protagonisti della storia letteraria e culturale europea.

Parte prima: temi

Letteratura e guerra (1941)

La formazione delle lingue nazionali nell’Europa del XVI secolo (1939)

Il realismo nell’Europa del XIX secolo (1942)

L’effetto delle monarchie sulla democrazia in Francia e la recente catastrofe tedesca (1946)

Lo studio della filologia romanza a Istanbul (1947)

 Parte seconda: protagonisti

Dante (1939)

Su Machiavelli (1944)

Montesquieu e l’idea di libertà (1945)

Voltaire e la mentalità borghese (1947)

Jean-Jacques Rousseau (1939)

Benedetto Croce (1943)

Questi testi, pubblicati a Istanbul e rimasti a lungo sconosciuti, illuminano in modo particolarmente diretto il significato che assunsero, in una fase decisiva del pensiero di Auerbach, il rapporto tra presente e storia e la relazione tra Oriente e Occidente.

Come Spitzer prima di lui, e come molti altri intellettuali europei in quegli anni (complessivamente furono 139 gli accademici che, fuggiti dalla Germania dopo il 1933, trovarono accoglienza nelle università turche di Istanbul e di Ankara), Auerbach lavorò in Turchia in una fase di profonda trasformazione politica e culturale. Dopo la fondazione della Repubblica nel 1923, il governo di Mustafa Kemal Atatürk aveva avviato un processo di riforma dello Stato, volto a recidere i legami con la tradizione imperiale ottomana e ad adottare modelli occidentali ed europei, soprattutto nell’istruzione, nel diritto e nell’organizzazione istituzionale. Il reclutamento degli emigrati tedeschi rientrava pertanto in una più ampia strategia di modernizzazione ed europeizzazione del nuovo Stato turco.

Auerbach si trovò a lavorare in un contesto per molti versi paradossale. Da una parte la tradizione civile e culturale dell’Europa, che veniva additata come modello dalla Turchia e in merito alla quale gli intellettuali occidentali erano espressamente chiamati a riferire, stava attraversando la crisi più profonda della sua storia contemporanea. Dall’altra, alcuni atteggiamenti del regime autocratico kemalista ricordavano agli emigrati aspetti analoghi propri dei regimi dittatoriali europei da cui erano fuggiti. Attraverso ripetuti richiami al contesto occidentale e orientale contemporaneo, gli undici saggi dell’esilio turco di Auerbach ci raccontano anche di queste contraddizioni, e ci mostrano come quella ampia e profonda riflessione di ordine storico, da cui è sorta Mimesis, affondi le proprie radici ultime nelle istanze urgenti dettate dal presente. In questi saggi, infatti, l’indagine sulla storia dell’Europa, condotta con il consueto rigore che contraddistingue il metodo di Auerbach, costituisce in più di un caso un tentativo di risposta ai grandi problemi della storia contemporanea. In proposito, va inoltre tenuto presente che ben sei degli undici testi sono versioni scritte di conferenze tenute da Auerbach davanti ai colleghi e agli studenti dell’Università di Istanbul, nonché di fronte al pubblico cittadino turco, che durante questa straordinaria stagione di riforme e di mutamenti politici era desideroso di approfondire la storia della cultura e della civiltà europea.

In una Turchia che si appresta a spogliarsi del secolare assetto politico che aveva caratterizzato l’Impero ottomano e si prepara a diventare una nazione, Auerbach si trova a riflettere, a più riprese, su aspetti centrali che hanno accompagnato il processo storico della formazione delle nazioni europee e delle loro identità politiche, sociali, culturali, linguistiche e letterarie. Nei saggi su Letteratura e guerra, su La formazione delle lingue nazionali e su Il realismo nell’Europa del XIX secolo, il concetto di una partecipazione ampia e attiva del popolo alla costruzione dell’identità nazionale assume un ruolo decisivo. Nell’articolo che si interroga sulle cause della «recente catastrofe tedesca», nel breve scritto Su Machiavelli e nei tre saggi dedicati ai protagonisti del Settecento francese (Montesquieu, Voltaire e Rousseau), momenti della storia europea e principi del pensiero filosofico occidentale vengono riesaminati alla luce di distorsioni e di esiti che hanno segnato la storia contemporanea.

Per più ragioni i saggi dell’esilio turco rappresentano dunque una risorsa preziosa per approfondire il pensiero e il metodo di Auerbach. Come si è accennato sopra, la loro riscoperta fu avviata nel 2006, a partire da alcune indicazioni bibliografiche contenute nell’edizione storica dei Gesammelte Aufsätze (E. Auerbach, Gesammelte Aufsätze zur romanischen Philologie, hg. von G. Konrad und F. Schalk, Bern/München, Francke, 1967). Attraverso una serie di ricerche, prima nella Biblioteca universitaria di Tubinga e nella Bayerische Staatsbibliothek di Monaco, poi nella Biblioteca Nazionale di Ankara, mi fu possibile reperire gli undici testi sopra indicati, pubblicati tutti originariamente in lingua turca (tranne uno, l’articolo dedicato a Benedetto Croce, che fu pubblicato in francese). Nel Deutsches Literaturarchiv di Marbach ho potuto in seguito riscoprire quello che sino a oggi è l’unico dattiloscritto originale di Auerbach superstite che conosciamo. Si tratta del testo del saggio Letteratura e guerra: è redatto in lingua francese, con correzioni autografe, e servì molto probabilmente come base per la traduzione in turco, che fu realizzata dai colleghi di Auerbach ai fini della pubblicazione. Nel volume di Marsilio, per ragioni filologiche illustrate nella Nota al testo, la traduzione italiana del saggio è eseguita direttamente da questo dattiloscritto; il testo originale francese, corredato di una traduzione inglese e di un’ampia introduzione, è stato invece pubblicato lo scorso anno nel dossier speciale intitolato Literature, War, and Exile: A Rediscovered Typescript by Erich Auerbach (Istanbul, 1940-41) della rivista statunitense «MLN», CXL (2025), 5 (consultabile in open access: https://doi.org/10.1353/mln.2025.a981035).

Nel corso delle ricerche, mi è stato possibile rinvenire anche un ciclo di tre saggi di Leo Spitzer, pubblicati in lingua turca nel 1936 e dedicati a tre grandi rappresentanti dell’Umanesimo e Rinascimento europeo: Boccaccio, Rabelais e Cervantes. Anche in questo caso, analogamente a quanto descritto sopra per Auerbach, si tratta di versioni scritte di tre conferenze pubbliche tenute da Spitzer all’Università di Istanbul nel febbraio del 1936. Com’è noto, Spitzer precedette Auerbach nel tragitto dalla Germania alla Turchia, e poi agli Stati Uniti. Dopo essere stato congedato dall’incarico di professore a Colonia per motivi razziali, Spitzer emigrò a Istanbul nell’ottobre del 1933, dove rimase poco meno di tre anni, prima di accogliere nel 1936 un incarico alla Johns Hopkins University di Baltimora e di lasciare così il proprio posto all’Università di Istanbul ad Auerbach, che fu il suo successore alla cattedra di filologia europea e alla direzione dell’Istituto di lingue.

Con tutta probabilità, anche nel caso dei tre saggi di Spitzer, i testi originali furono scritti dal filologo romanzo austriaco originariamente in francese, e poi tradotti in turco. Come nel caso di Auerbach, si tratta di testi che sono rimasti sinora sconosciuti al pubblico occidentale. Oltre al fatto che il saggio su Boccaccio rappresenta l’unico contributo, per taglio e ampiezza, dedicato da Spitzer all’autore del Decameron, i tre testi rivestono l’interesse di rappresentare un ciclo unitario e in sé compiuto, mirato a illuminare le trasformazioni storiche di una letteratura che diviene laica, e che segna così il trapasso da una concezione religiosa del mondo all’esaltazione di «un’esuberante vita terrena».

Sono attualmente in preparazione due volumi: un’edizione con la traduzione inglese dei tre saggi, che sarà realizzata con la collaborazione di Jonathan Schiesaro, e una silloge di saggi di Spitzer in traduzione italiana, che conterrà anche i tre saggi adesso riscoperti.

La riscoperta dei tre saggi di Spitzer apre così un nuovo capitolo di questa ricerca: accanto agli scritti di Auerbach, anche quelli del suo predecessore e collega a Istanbul restituiscono una testimonianza preziosa della presenza dei filologi europei nella Turchia degli anni Trenta e delle loro riflessioni sulla storia e sulla cultura occidentale.

 

 

L'autore

Christian Rivoletti
Christian Rivoletti è professore ordinario di Filologia romanza all’Università di Erlangen-Norimberga, dove insegna Letteratura francese e italiana. È stato membro di gruppi di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ospite del Collège de France, fellow della Fondazione Alexander von Humboldt e Heisenberg Professor nell’ambito di un programma di eccellenza del Consiglio Nazionale della Ricerca tedesco (DFG).

È autore, fra l'altro, di Le metamorfosi dell’utopia (Pacini Fazzi, Lucca 2003) e di Ariosto e l’ironia della finzione. La ricezione letteraria e figurativa dell’Orlando furioso in Francia, Germania e Italia (Marsilio, Venezia 2014), di studi sulla storia della letteratura e della cultura europea, sul rapporto tra testi e immagini, su temi di teoria e di critica letteraria.

Ha curato tre raccolte di scritti di Erich Auerbach, tradotte in diverse lingue: Romanticismo e realismo (Edizioni della Normale, Pisa 2010), Kultur als Politik (KUP/Wallenstein, Konstanz/Göttingen 2014; trad. spagnola: Buenos Aires 2017; trad. giapponese: Tokyo 2025) e Letteratura, guerra e storia dell’Europa. Saggi dall’esilio (Marsilio, Venezia 2026). Ha inoltre curato l’edizione del dattiloscritto francese di Auerbach, recentemente ritrovato, nel dossier speciale Literature, War, and Exile: A Rediscovered Typescript by Erich Auerbach (Istanbul, 1940–41), «MLN», CXL (2025), n. 5 (disponibile in accesso aperto: https://doi.org/10.1353/mln.2025.a981035)

https://uni-erlangen.academia.edu/ChristianRivoletti