La letteratura ceca si è scrollata di dosso, anche con una certa dose di sana brutalità, l'etichetta di letteratura impegnata che così tanti problemi le aveva causato, specie agli occhi degli editori stranieri, a partire dalla fine degli anni Ottanta, quando nel mercato letterario internazionale abbiamo assistito a quella che, banalizzando un po', potremmo definire un'evidente riaffermazione dell'elemento narrativo su quello riflessivo.
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Chiara Beltrami Gottmer intervista Gustaaf Peek
Gustaaf Peek (1975) ha studiato lingua e letteratura inglese a Leida, specializzandosi in letteratura anglo-americana. Autori come Cormac Mc Carthy e Hemingway segnano il suo interesse per la letteratura anglofona. Solo in seguito si appassiona anche alla letteratura neerlandese. Ha pubblicato nel 2006 il primo romanzo Armin con Uitgeverij Contact. Nel 2008 il suo secondo… Continua a leggere Chiara Beltrami Gottmer intervista Gustaaf Peek
Carlo Pulsoni intervista Dan Octavian Cepraga
Dopo l'instaurazione del regime comunista, si può dire che, almeno da un punto di vista culturale, ci sono state due Romanie, una rimasta all'interno dei confini nazionali, sottoposta ad uno dei più duri regimi totalitari dell'Est europeo, l'altra fuori, in esilio.
Attilio Castellucci intervista María Reimóndez
Ogni romanzo è un mondo diverso, una ricerca diversa. Di solito comincio a scrivere perché scopro qualcosa che mi intriga, che attira la mia attenzione o che mi dà fastidio. Inoltre ogni romanzo rappresenta una nuova sfida formale e raramente penso a quello che ho già scritto nel momento di affrontare un nuovo progetto.
Paola Cadeddu intervista Régis de Sá Moreira
Prima, il Brasile era presente nella mia vita ma in maniera più sognante o fantastica, era "il Paese di papà", attraverso storie, fotografie, musica. Che ci siano degli elementi nella mia scrittura è certamente possibile, ma in modo inconsapevole. Riflettendoci, è forse da lì che deriva una sorta di facilità a immaginare altre realtà, che non si vedono ma che esistono insieme alla nostra. Forse anche crescere in Francia sapendo che si è francesi solo a metà, ma senza conoscere l'altra metà, sviluppa una certa propensione per il dubbio e l'immaginazione.
