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Ilaria Dinale intervista Eleonora Rimolo

Eleonora Rimolo (Salerno, 1991) è una giovanissima poetessa, inserita da “Interno Poesia” nella silloge Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90. Vol. 1, a cura di Giulia Martini (2019). Vincitrice del premio “Pordenonelegge Poesia” nel 2019 – tra i tanti che si è aggiudicata –, abbiamo avuto l’occasione di conversare di poesia con lei solo poche settimane fa. Nei suoi componimenti l’interiorità si confronta costantemente con il mondo che la circonda, facendo assumere all’ambiente un ruolo cardine – aspetto particolarmente presente in La terra originale (Pordenonelegge-Lietocolle 2018), la sua ultima raccolta.

Torniamo oggi a parlare di ambiente e poesia con Eleonora Rimolo, in occasione della sua partecipazione all’imminente Festival europeo della poesia ambientale.

Che cosa significa per lei, in veste di poeta, l’ambiente?

Per me l’ambiente in un testo poetico è cornice e contesto assieme: la cornice è l’atmosfera diffusamente contemplativa perciò è il naturale ambiente delle poesie, le sue coordinate vengono definite dall’ambiente entro cui agisce la parola, dipanando immagini e messaggi, simboli e analogie. Fatta questa premessa, penso, come insegna Lacan, che l’opera d’arte (visuale o poetica che sia) abbia una organizzazione testuale, una trama significante che manifesta una sua propria particolare densità semantica: pertanto, questa organizzazione dell’opera non è solamente un’organizzazione di significanti, ma un’organizzazione significante di un’alterità radicale, extrasignificante, dotata di forza di mediazione simbolica, pur partendo dalla rappresentazione di un contesto reale.

Ritiene che la poesia ambientale possa avere un ruolo sociale?

È lecito a questo punto chiedersi cosa rimane davvero oltre al relitto, allo scarto, alla maceria del reale, e a che cosa può servire la poesia ambientale, connotata da una certa intenzione civile – anche se mai disgiunta e sempre intrecciata ad un Io privato che interroga se stesso per interrogare il mondo che lo circonda. Certo il relitto è necessario perché simbolo di una crisi che ha divorato il mondo Occidentale e che ha ferito mortalmente l’Io lirico privato; esso va interrogato, studiato, descritto con insistenza, chiarezza, ostinazione. E con la speranza flebile di poter restituire attraverso la chiarità del verso e la sua potenza immaginifica un barlume di speranza e un monito a conservare la memoria di un insieme di valori che rimangono dentro di noi anche se globalmente risultano assenti, dispersi. È la forza della poesia che può riscoprirli, portarli alla luce, farli riemergere dal fondale della storia: l’abulia del quotidiano necessita di un cortocircuito che impedisca l’annullamento letale della nostra identità, della nostra umanità. La poesia ambientale potrebbe diradare forse la nebbia in cui gravita la storia nel postmoderno, restituendo luce e speranza per un recupero dei valori umani della nostra civiltà, troppo e da troppo tempo impegnata in un distruttivo solipsismo.

L’intervista è stata realizzata in collaborazione con Sapereambiente

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L'autore

Ilaria Dinale
Ilaria Dinale
Ilaria Dinale si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza” con una tesi dal titolo “Scritture poetiche e narrative nei social network. Panorami italiani”. Presso il medesimo ateneo attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Linguistica.

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