In primo piano · Interventi

Nuove opportunità per il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale nel DL Semplificazioni

Il Decreto Legge “Semplificazioni”, la cui legge di conversione è stata definitivamente approvata dal Parlamento pochi giorni fa (legge 11 settembre 2020, n. 120) ha finalmente esteso anche ai Comuni, alle Regioni e agli altri enti territoriali la possibilità di attivare i “partenariati speciali pubblico-privato” per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali ai sensi dell’art. 151 comma 3 del Codice dei Contratti pubblici, precedentemente previsti – almeno formalmente – solo per i beni statali.

La modifica introdotta, chiesta da tempo da molti soggetti del settore e in particolare dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), riveste una grande importanza proprio per i Comuni, che sono i detentori di una parte significativa – più del 70% – del patrimonio culturale nazionale fino ad ora poco utilizzato o inutilizzato anche per mancanza di interventi e di risorse. Se verranno messe in campo adeguate politiche di affiancamento e di sostegno – che comprendano anche i necessari investimenti economici – si potrà aprire ora un grande cantiere nazionale, con al centro in particolare il patrimonio “minore” e diffuso, che potrà avere interessanti ricadute in termini culturali, turistici e anche occupazionali, e che potrà coinvolgere in prima battuta l’associazionismo e il mondo della cooperazione culturale.

Ma cosa sono in concreto questi “partenariati speciali”? Si tratta della possibilità, per la pubblica amministrazione, di selezionare un soggetto privato a cui affidare alcune attività, dirette (cito la norma) “a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali immobili”. Parliamo dunque di un ambito molto ampio di azioni, attinenti sia al recupero del bene che alla sua gestione, che possono essere “negoziate” con il privato attraverso procedure molto più semplificate e flessibili di quelle in uso per i contratti pubblici. In particolare, vengono richiamate dalla norma le modalità previste per le sponsorizzazioni, per cui l’amministrazione per cercare uno sponsor su una determinata azione, oppure per comunicare di aver ricevuto una proposta di sponsorizzazione, può limitarsi a pubblicare la notizia sul suo sito web per trenta giorni, trascorsi i quali si può procedere ad una negoziazione con i soggetti che abbiano manifestato la loro disponibilità. In realtà la previsione per i partenariati pubblico-privato è ancora più flessibile, perché indica la possibilità di adottare procedure “analoghe” ma anche ulteriori” rispetto a quelle che si usano per le sponsorizzazioni, aprendo la strada a sperimentazioni ancora più innovative.

L’emendamento del Dl “Semplificazioni” si completa riaffermando, opportunamente, attraverso il richiamo all’articolo 106, comma 2-bis del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le competenze del Mibact per quanto riguarda la verifica della compatibilità dell’uso del bene con il suo carattere storico-artistico (per cui la relativa autorizzazione può prevedere, se necessario, le necessarie prescrizioni al fine della “migliore conservazione”).

La norma a cui ci si riferisce, particolarmente significativa perché introdotta nel Codice che regola i rapporti della PA con i privati, potrà finalmente passare dalla fase della sperimentazione, finora limitata ad alcuni casi pioneristici, a quella dell’uso sistematico, rendendo disponibile delle procedure innovative, molto più flessibili ed efficaci, per il recupero e la valorizzazione dei beni culturali, che potrà inoltre proficuamente coordinarsi con alcune previsioni del codice del Terzo Settore (ad esempio il principio della “coprogettazione degli interventi” con i soggetti dell’associazionismo di base) e con l’Art Bonus, che dà la possibilità di effettuare le raccolte fondi e i relativi interventi – permettendo così al donatore di accedere al bonus fiscale del 65% della cifra impegnata – anche ai soggetti privati che hanno in affidamento un bene culturale pubblico.

Il più avanzato esperimento avviato finora in questo campo riguarda il quattrocentesco Monastero del Carmine situato a Bergamo Alta. Si tratta di un vasto intervento di recupero e valorizzazione di un complesso di edifici in uno stato di forte degrado, condotto congiuntamente dal Comune di Bergamo e dal Teatro tascabile (TTB, una cooperativa di teatro “sperimentale” nata alla fine degli anni ’70 sulla lunga scia delle suggestioni dell’Odin Teatret di Eugenio Barba, che già da alcuni anni svolgeva le proprie attività in una parte del Monastero), emblematicamente chiamato “Teatro, un futuro possibile”. L’idea progettuale prevede la realizzazione di nuovi e più funzionali spazi per le attività di produzione e fruizione, unitamente a strutture culturali (una prestigiosa biblioteca specializzata sul teatro orientale, una delle maggiori vocazioni del TTB) e destinate all’ospitalità. Dopo vari tentativi attraverso strumenti giuridici “tradizionali”, senza ottenere gli esiti sperati, nel 2017 il Comune di Bergamo e il suo partner decidono di percorrere la strada del partenariato speciale (coinvolgendo, come d’obbligo, le strutture territoriali del Mibact, che hanno condiviso l’interpretazione estensiva dell’amministrazione comunale, per cui già nella vecchia formulazione le previsioni dell’art. 151 comma 3 si potevano applicare anche ai Comuni). Una volta espletate le procedure previste dalla legge, si è arrivati alla stipula di una convenzione di partenariato, della durata di venti anni rinnovabili per lo stesso periodo, che ben disciplina, in una logica aperta, collaborativa e dinamica, lo svolgimento del complesso intervento. Si possono segnalare due peculiarità di questa convenzione, che hanno anche un interesse più generale. La prima riguarda l’istituzione di un Tavolo tecnico composto da un referente del Comune di Bergamo e da uno del TTB, a cui può partecipare anche, nelle materie di competenza, un referente della Soprintendenza. Si tratta in questo senso di un importante e utilissimo organismo paritetico di pianificazione e di confronto, che permette una gestione flessibile e collaborativa della realizzazione dell’intervento, mantenendo al contempo in capo agli enti pubblici i loro ruoli e le loro responsabilità. Altro aspetto rilevante è il tema della “raccolta fondi” da parte del TTB, individuato come strategico per la realizzazione dell’intervento. L’impegno in questa direzione sta producendo risultati molto significativi: ad oggi il TTB, avvalendosi dello strumento Art Bonus, è riuscito a raccogliere sul progetto circa 300.000 euro.

Quello contenuto nel Dl “Semplificazioni” è dunque un intervento legislativo apparentemente “minore”, ma in realtà molto importante, che peraltro diversi Comuni attendevano per partire con progetti che sono già a un buon livello di definizione.

Da questo punto di vista, per agevolare la diffusione dello strumento e la sua conoscenza, anche a livello tecnico, potrebbe essere utile la costituzione di una cabina di regia nazionale per stimolare, accompagnare e sostenere la progettazione locale e monitorarne l’attuazione, che coinvolga i vari soggetti potenzialmente interessati da questa iniziativa, da quelli istituzionali a quelli dell’associazionismo e della cooperazione culturale. 

Il nuovo testo dell’art. 151 comma 3 del Codice dei Contratti Pubblici

Per assicurare la fruizione del patrimonio culturale della Nazione e favorire altresì la ricerca scientifica applicata alla tutela, lo Stato, le regioni e gli enti territoriali possono, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, attivare forme speciali di partenariato con enti e organismi pubblici e con soggetti privati, dirette a consentire il recupero, il restauro, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione di beni culturali immobili, attraverso procedure semplificate di individuazione del partner privato analoghe o ulteriori rispetto a quelle previste dal comma 1. Resta fermo quanto previsto ai sensi dell’articolo 106, comma 2-bis, del codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42..

santoro@anci.it

 

L'autore

Santoro Vincenzo
Santoro Vincenzo
Vincenzo Santoro è nato ad Alessano (Le) il primo febbraio 1970. Nel corso dell’esperienza universitaria a Pisa, partecipa al movimento studentesco “La Pantera” e comincia un percorso di lavoro e approfondimento sui temi della rappresentanza studentesca e del diritto allo studio, che in seguito svilupperà collaborando alla fondazione del sindacato studentesco Unione degli Universitari (in cui farà parte del primo esecutivo nazionale, dal 1994 al 1997) e poi come collaboratore del Ministero dell’Università (dal 1998 al 2001). Eletto nel consiglio comunale del suo comune (Alessano, Lecce), svolgerà l’incarico di consigliere delegato alla cultura dal 1997 al 2000.
Parallelamente, svilupperà un’attenzione ai temi delle culture e delle musiche tradizionali (con particolare riferimento alla sua terra di origine, il Salento), contribuendo a numerosi progetti culturali e realizzando diverse pubblicazioni, fra cui (insieme a Sergio Torsello) Il Ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento (2002), Il Salento Levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto ( 2005) e Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina (2009) .
Altra pubblicazione importante da lui curata è Manifesto di Pace (2002) raccolta degli articoli scritti per il quotidiano il manifesto dal 1990 al 1992 da Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e esponente importante del movimento per la pace.
Dal 2004 lavora presso l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, dove attualmente è responsabile del Dipartimento Cultura e Turismo.
Nel 2015, con Antonella Agnoli, ha curato la pubblicazione di Un viaggio fra le biblioteche italiane, volume che riassume i risultati di una ricerca condotta in quaranta biblioteche “di base” distribuite su cinque province e una regione, per conto del Centro per il libro e la lettura del Mibact.
Di recente uscita per l’editore Squilibri è il saggio Odino nella terra del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Sardegna e Salento, 1973-1975.