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“Aeclanum”: l’elogio della rovina nei vagiti di una nuova collana poetica

In occasione della nascita di una nuova collana dedicata alla poesia per i tipi di Delta 3 Edizioni, ho il piacere di dialogare con l’editore Silvio Sallicandro (S.S.), dal 1995 impegnato nell’editoria (ma anche docente e autore a sua volta), e con la direttrice Eleonora Rimolo (E.R.), dottore di ricerca in studi letterari e astro nascente della poesia italiana.

Partiamo dal nome della collana, Aeclanum: il richiamo al sito archeologico irpino da un lato ancora al territorio, dall’altro evoca una valorizzazione della maceria. Perché questa scelta per una collana poetica?

S.S.: Quando Eleonora Rimolo ha proposto “Aeclanum” come nome per la nostra nuova collana di poesia contemporanea, che lei avrebbe diretto, mi ha da subito convinto: questa scelta avrebbe puntato alla valorizzazione del territorio sul quale insistono le nostre edizioni da anni, ma ci avrebbe dato la possibilità di uscire dai confini regionali per permettere di diffondere le nostre edizioni in Italia, e non solo. La cura che mettiamo nella composizione di ogni libro, l’amore per questo mestiere, hanno incontrato la capacità di visione di Eleonora, la sua idea di poesia, il suo entusiasmo. Gli obiettivi della collana mirano alla diffusione di ciò che noi riteniamo essere la “buona poesia”, partendo dalle “macerie” della contemporaneità per approdare alle rive della condivisione e della diffusione del dettato poetico.

E.R.: Il nostro territorio ha una storia e una identità che è opportuno venga conosciuta: rappresenta una delle parti più ancestrali del Mezzogiorno, ricche di storia, di testimonianze archeologiche importanti di età sannita e romana. Il cavallino rappresentato in copertina appartiene ad un’epigrafe ormai trafugata collocata sulla caput viae della Via Appia, Benevento, che passava per Aeclanum e Brindisi. Un passato perduto, certo, e qui arriviamo al simbolo dello scarto, del frammento sopravvissuto. Il cavallino di Aeclanum è la dimostrazione simbolica della finitezza dell’uomo e dei suoi atti, che sono destinati a ridursi in macerie. Siamo dunque portati a porci la stessa domanda che Freud riprende in Caducità: cosa resta, cosa si salva dall’erosione del tempo? La bellezza di un fiore, destinata a perire rapidamente, può redimere l’orrore della finitezza inguaribile della vita? La bellezza della poesia esclude la ferita della castrazione o la sa ospitare? Per Freud il segreto dell’ars poetica è sopportare la ripugnanza del reale, accogliere le rovine, trarne nuova linfa. Questo è giusto, e io aggiungerei: senza mai cedere alla scorciatoia dell’astrazione.

Una nuova collana poetica per celebrare un anniversario importante, il ventiseiesimo di attività. Qual è stato il rapporto di Delta 3 Edizioni con la poesia in questi anni, e com’è cambiato nel corso del tempo?

S.S.: Dopo 26 anni di attività, sentivo il bisogno di creare una solida collana di poesia contemporanea, che fosse in grado di guardare al di là dei propri confini territoriali, ma senza per questo rinnegarli. Una nuova sfida, insomma, che avrebbe restituito nuova linfa e ci avrebbe posto di fronte a nuovi ed entusiasmanti obiettivi da raggiungere. Il linguaggio poetico spesso per il lettore comune risulta ostile, respingente: perché comprare un libro di poesia? Ho cercato di rispondere a questa domanda, che spesso durante il corso della mia carriera mi è stata posta da lettori, studenti, amici e conoscenti, con i fatti più che con le parole. Ed è così che nasce Aeclanum.

Già dal primo titolo, Sciamano di Donatella Bisutti, Aeclanum si impone con decisione sul panorama editoriale, rendendo nuovamente fruibili testi ormai introvabili e accompagnandoli con inediti. Cosa può dirci di questa raccolta?

E.R.: Questo volume raccoglie una silloge di inediti recenti di Donatella Bisutti, ma recupera alcuni testi ormai introvabili per la scomparsa delle relative case editrici: il libro d’esordio Inganno Ottico e le plaquettes Violenza, dal contenuto sociopolitico oggi più che mai attuale, e, in parte, Penetrali, curata a suo tempo dal critico Giovanni Tesio. Una Nota dell’Autrice introduce i testi, collegandoli fra loro con un fil rouge che illumina la sua ricerca poetica e che delinea un percorso di vita e di poesia nel segno del recupero del frammento, dello scarto, del libro dimenticato ma necessario per la ricostruzione di una individualità poetica tra le più forti e definite della sua generazione.

Anche il secondo titolo non sarà da meno, con un nome acclamato a livello internazionale come quello di Nuno Judice, cui presto si affiancheranno le opere dei più giovani Alessandro Grippa e Tommaso Meozzi. Una collana quindi solidissima ma inclusiva, aperta verso l’esterno e verso il nuovo. Qual è la filosofia che sottende alla scelta degli autori?

E.R.: La nostra è una sfida importante, che non rinuncia alla propria identità territoriale ma la rivendica a gran voce: un editore del Sud ha scommesso su un progetto tanto ambizioso come quello di una collana che ospiti, ogni anno, un grande autore della nostra poesia contemporanea italiana, un autore straniero, europeo e non, e una serie di giovani già affermati, provenienti da ogni parte della penisola. Non mancheranno anche i dialettali, specialmente quelli non legati ai nostri dialetti locali. Attenzione sarà però certo data anche alla nostra Campania: in programma c’è un libro molto intenso di Rossella Tempesta, conosciuta per la scioltezza e la chiarità del suo dettato poetico. La nostra è una missione: individuare, pubblicare, promuovere e diffondere poeti che hanno ben chiaro cosa sia “la visione”.  Avere visione oggi significa riuscire a percepire l’esistenza di un altro individuo muovendo il linguaggio poetico verso una direzione collettiva di ascolto reciproco e di collaborazione attiva, che racconta l’esigenza attuale di eufonia, e anche di indignazione – nel tentativo di ancorarsi nuovamente a una realtà attorno a noi sfibrata, confusa, troppo spesso raccontata con strumenti metalinguistici e con tecnicismi che sostituiscono la poesia, sfumandola fino a demolirla del tutto. È per questo che abbiamo scelto e continueremo a scegliere quei poeti che coraggiosamente compiono uno sforzo per mantenere una “funzione costruttiva” del loro dettato come testimonianza attiva di resistenza, cercando una conciliazione forse impossibile tra materico e astrazione al fine di accompagnare e di dispiegare la narrazione del rapporto del soggetto con il mondo.

Queste scelte ben si sposano con la volontà di Delta 3 Edizioni di configurarsi come vera e propria casa letteraria, come subito si legge nella presentazione disponibile sul sito web, diventando negli anni un polo di riferimento grazie ad una fitta agenda di eventi culturali. Quanto conta per lei il rapporto con gli autori, la loro scelta e la relazione con la comunità? In che modo il Covid-19 ha inciso in queste dinamiche?
S.S.: La situazione Covid ci ha spinto inevitabilmente a fare il punto della situazione e a riprogrammare le collane e le pubblicazioni, tenendo conto delle nuove esigenze aziendali. Da questo momento di crisi è però nata una nuova gemma, che sono appunto le due collane dirette da Eleonora: Aeclanum e Letture Meridiane, che pure guarda con attenzione a poeti più o meno emergenti su tutto il territorio nazionale. D’altronde la casa editrice è quel luogo abitato dagli autori e dai lettori, e questo rapporto è basato su fiducia e collaborazione reciproca, tra editore e autori, e tra gli stessi autori, con l’intento di creare una “squadra”. Come ogni “casa”, anche la Delta3 necessita di luoghi confortevoli e di “nuove stanze” quando la “famiglia” aumenta e soprattutto di nuovi piani per slanciarsi verso le nuove sfide del mercato. Già negli anni ’90 “torrenti” e “ruscelli” ingrossavano il “fiume” che scorreva nelle valli irpine e di quel fluire gioioso ne facevo parte; oggi molti “corsi” scorrono in solitaria e a mo’ di fiumi carsici scompaiono: è necessario, dunque, farli riemergere affinché possano rendere di nuovo fertile il terreno dell’arte.

 

 

L'autore

Daphne Grieco
Italo-ungherese nata a Salerno nel 1995, dopo una laurea in Paleografia latina conseguita tra l’Università La Sapienza di Roma e l’Université Grenoble-Alpes, Daphne Grieco è attualmente dottoranda in Testi, Tradizioni e Culture del Libro. Studi Italiani e Romanzi presso la Scuola Superiore Meridionale di Napoli, dove conduce ricerche sulla tradizione manoscritta quattrocentesca dei Rerum vulgarium fragmenta. Parte del team del PRIN “Petrarch’s Itinera: Italian Trecento Intellectual Network and European Renaissance Advent”, ha collaborato in passato con il progetto ERC “Biflow: Bilingualism in Florentine and Tuscan Works (ca. 1260 – ca. 1416)”, occupandosi dei testi di Simone Fidati da Cascia e della loro ricezione presso il pubblico femminile; collabora anche con l’Istituto Italiano di Studi Classici per l’insegnamento della lingua latina. Si reputa fortunata per essere riuscita a fare della propria passione – fino ad ora – il proprio lavoro; nel tempo libero coltiva altri interessi, quali musica, cucina e viaggi, senza mai trascurare il rapporto con il suo cane.