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“Separazioni di sera” raccontata dai disegni di ULISSEFEDERICI, di Giulia Perugini

Nato per donare una fine alla fine nel luogo dove i finali umani si intrecciano e si sovrappongono, Separazioni di sera mette in scena l’incontro tra il femminile e il maschile, tra il presente e il passato,  tra l’oltre e l’altro. La mostra Enrico Pulsoni. 8 mementi molli e altre narrazioni curata da Antonello Tolve, chiude così il proprio percorso espositivo presso la sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna con un racconto a due voci – quelle degli attori Alice Fusaro e Aurelio D’Amore, diretti da Giulia Randazzo – in cui il raccordo tra le prime e le ultime battute diviene pretesto narrativo che estrae l’accadere dal fluire temporale per entrare nello spazio sospeso della memoria e del sogno.

Originatasi dalla necessità di dare forma a una narrazione autonoma eppure collegata alle opere in mostra, la performance racconta, l’incontro tra un uomo e una donna dalle caratteristiche opposte, all’interno di una sezione incompiuta e proibita di un cimitero monumentale. Per l’occasione la sala espositiva è stata trasformata nella sua interezza dal lavoro scenografico di ULISSEFEDERICI, i quali, come mostrato in Compiutamente incompiuto, attraverso un complesso reticolato di materia plastica, hanno dato vita a una tessitura tridimensionale in grado di rendere difficoltoso il transito del pubblico all’interno dello spazio. Allo stesso modo, This property is condemned, ripropone il concept dell’allestimento esterno, dove gli stessi filamenti plastici sono accompagnati da oggetti lignei e da un preciso monito visivo di colore rosso, il cui compito è segnalare al pubblico l’esistenza di uno spazio altro all’interno dell’edificio, accessibile solo mediante l’attraversamento di una soglia fisica, certo, ma anche mentale.

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L'autore

Giulia Perugini
Giulia Perugini
Studiosa delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del secondo Novecento, Giulia Perugini (San Severino Marche, 1991) analizza i fenomeni legati alla pedagogia sperimentale, alle realtà e alle attività educative che disegnano il nuovo panorama extrascolastico. Storica e critica d’arte, scrive per diverse testate del settore. Interessata in particolare al rapporto che intercorre tra arte, società e nuove tecnologie rapportate ai campi dell’educazione, dal 2016 è cultrice di materia in Pedagogia e Didattica dell’Arte, Fenomenologia dell’Immagine e Semiologia dei Sistemi Espositivi all’Accademia di Belle Arti di Macerata.