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Dante e la “Commedia” nella storia del cinema

Nel documentario di Fabio Melelli e Michele Patucca viene analizzata la ricca filmografia ispirata a Dante e alla Divina Commedia, dagli anni del Muto fino ai giorni nostri. Particolare attenzione viene riservata a due film del 1911, entrambi dedicati alla prima cantica del poema dantesco: L’Inferno della Milano Films e L’Inferno della Helios Film, due opere completamente diverse, quanto a impegno produttivo e risultati artistici, ma capaci entrambe di rimanere scolpite nella storia del cinema. La prima per la magnificenza della messa in scena, i primitivi movimenti di macchina e la durata per l’epoca eccezionale, la seconda per la secchezza del racconto e l’arditezza delle immagini, ricche di nudi maschili e femminili. All’origine dell’impianto visivo delle due pellicole troviamo le illustrazioni della Divina Commedia dell’alsaziano Gustave Dorè, illustrazioni di cui il documentario rievoca la funzione pre-cinematografica grazie al loro utilizzo negli spettacoli di lanterna magica. Ma l’opera del sommo poeta – ci ricorda il lavoro di Melelli e Patucca – è al centro anche di diversi film di produzione estera, come i due film hollywoodiani dal titolo Dante’s Inferno, rispettivamente del 1924 e del 1935, o il recentissimo La casa di Jack del danese Lars Von Trier. L’immaginario dantesco è presente in film che rielaborano la materia letteraria di partenza in chiave immaginifica e fantasmagorica, come Maciste all’inferno, un film di Guido Brignone del 1926 – noto soprattutto per essere stato il primo film visto al cinema dal piccolo Federico Fellini – rifatto con lo stesso titolo, e qualche sostanziale modifica, nel 1962 da Riccardo Freda. Ma il documentario affronta anche aspetti legati alle sperimentazioni e alle avanguardie artistiche, analizzando il film d’arte The Dante Quartet di Stan Brackage, astratta sintesi di appena 6 minuti dell’intero poema dantesco, e la serie televisiva A Tv Dante, coraggiosa contaminazione di linguaggi e modalità comunicative diverse, affidata a due cineasti irregolari come Peter Greenaway – con la collaborazione di Tom Phillips – e Raoul Ruiz. Non può mancare naturalmente Totò, protagonista di Totò all’inferno, in cui l’aldilà ctonio viene reso con i colori sgargianti del Ferraniacolor, variante autarchica del più celebrato Technicolor, e Totò al giro d’Italia, in cui compare addirittura Dante Alighieri, interpretato da Carlo Ninchi, che aspetta nel regno delle anime l’arrivo di Totò che scende a patti con un diavolo di seconda classe per vincere la corsa del titolo e conquistare così il cuore della bella Isa Barzizza.
fabio.melelli@unistrapg.itinfo@michelepatucca.com