avvenimenti

Sui reading poetici e su Caproni e Fortini al Palladium

La foto di copertina è di Daniele Bianchi

Dall’inizio dei noughties Pierpaolo Capovilla è stato forse il musicista italiano che più è riuscito a legare alla propria figura e rinnovare il genere del reading poetico musicato in Italia, portando per la prima volta sui palchi dei club, dei teatri sociali e delle venues da concerto di tutta la penisola voci poetiche sovversive come quelle di Vladimir Majakovskij, Antonin Artaud e Antonio Delfini, ma soprattutto portando nei suddetti luoghi tante ragazze e ragazzi che in quei posti la poesia non l’avevano mai ascoltata.

Ci sono certo stati negli ultimi quindici anni altri e felici, seppur rari, sodalizi tra letteratura e musica, su tutti i dischi sperimentali di Emidio Clementi e Corrado Nuccini ispirati alle opere di Emanuel Carnevali e T. S. Eliot, ma anche i recenti tributi di Davide Toffolo e Vasco Brondi in occasione del centenario pasoliniano; Pierpaolo però è stato senza dubbio quello che ha riaffermato la dimensione imponente della “pura parola detta”, per racchiuderlo in una bella formula di Caproni, a partire quindi dalla profondità performativa della propria nuda voce.

Se Maria Corti, con una delle sue brillanti sentenze, aveva racchiuso la questione già all’inizio degli anni Ottanta nella frase «l’esecuzione orale di un testo poetico ha qualcosa in comune con l’esecuzione di uno spartito musicale, offre cioè una delle possibili esecuzioni», è legittimo dire qualcosa che appare banale ma non lo è, ovvero che se qualcuno non le porta effettivamente sui palchi queste possibili esecuzioni del testo non prendono vita. Che piaccia o no lo stile, dunque, è sempre vitale farlo.

Tutto questo lo so perché l’ho vissuto in prima persona. Nel 2013 all’Auditorium Parco della Musica, ad esempio, ero sotto il palco quando nell’ambito del “My Festival” curato da Patti Smith mise in scena un reading in tre atti dedicato a Pier Paolo Pasolini – tra i numi tutelari della cantautrice statunitense – composto da Ballata delle Madri, Una Luce e, al centro, La Religione del mio tempo. Uno dei miei poeti preferiti letto da uno dei miei cantanti preferiti, che qualche tempo prima avevo scoperto dal vivo travolto da quel muro di suono devastante che era il Teatro degli Orrori, l’ultimo vero gruppo di culto dell’alternative nostrano (dopo di loro, il diluvio; ma quella è un’altra storia).

Ricordo che uscii molto emozionato, esperimenti come quello che avevo appena visto erano aria per me: da anni avevo infatti distintamente capito di esser venuto al mondo con un animus letterario e un’anima musicale inestricabili l’uno dall’altra ma non avevo la minima fiducia nell’intraprendere quella strada entro l’efficientamento economico-esistenziale cui siamo costretti nella «race for rats to die», come scriveva Brian Molko ma come prima aveva scritto Pasolini stesso, della società moderna. Mai e poi mai avrei perciò potuto pensare – tanta meditazione trascendentale, tanti live con la mia band Panta e tante epifanie dopo – di ritrovarmi un giorno sul palco io stesso a “musicare” un reading di Pierpaolo e il mio spettacolo d’esordio con lui, a Roma nel 2019 assieme al violinista Andrea Ruggiero, riguardava proprio Pasolini. Non poteva essere che lui e non mi è parso mai un caso.

Ancor meno però avrei potuto immaginare di metterne su uno ex novo insieme ed è quello che da qualche tempo stiamo allestendo in vista del 25 Aprile per una venue splendida come quella del Teatro Palladium. Sotto il segno del dialogo tra la storia e le arti, infatti, quest’anno a Roma le giornate che compongono il ponte dell’anniversario della Liberazione saranno a loro modo uniche. Per due anni ho avuto il piacere e il privilegio di poter lavorare alla Festa della Resistenza con la casa editrice Electa e con Gabriele Pedullà, ideatore della rassegna e mio maestro, occupandomi in particolar modo della dimensione artistica e performativa. Tra i protagonisti ospiti come Giovanna Marini, Paolo ed Ermanno Taviani, Giorgio Canali e Ascanio Celestini in una lettura inedita delle favole di Gramsci, Benedetta Tobagi e Michela Ponzani sulla Resistenza delle donne (pagina gloriosa e pienamente disvelata solo in tempi recenti), laboratori per ragazzi e ragazze a cura di Fanny & Alexander plurivincitori del Premio Ubu.

Vederla prendere vita col fine di celebrare tutta la straordinaria arte – letteratura, cinema, teatro, musica, pittura – nata da quella stagione di lotte che ha condotto alla nascita della nostra democrazia, della nostra Repubblica e della nostra Costituzione è qualcosa che sinceramente mi emoziona oltremodo. Potrebbe sembrare strano ma di fatto in maniera così estesa ed organica, a confronto con le lezioni dei massimi esperti d’ambito storiografico, probabilmente una rassegna del genere non è mai stata fatta in quasi ottant’anni. Una tradizione che, benché qualcuno si ostini ancora a non volerlo riconoscere, costituisce il fondamento decisivo dell’immaginario collettivo e della cultura di tutti: basti pensate al Neorealismo e al grande cinema italiano del dopoguerra, al cantautorato e alla riscoperta del Folklore, in un’onda lunga che arriva fino al teatro civile e ai concertoni di piazza.

A un tratto mi sono reso conto che avevo sempre sognato di ascoltare Fortini, a mio parere il più grande «poeta morale del socialismo» italiano (prendendo in prestito quel che l’autore di Composita solvantur diceva del suo mito, Bertolt Brecht), interpretato da una voce così vividamente militante come quella di Capovilla e gliel’ho proposto assieme a Giorgio Caproni, che pure era stato partigiano e che, nonostante un modo di declinare il proprio impegno molto diverso da quello fortiniano, continuò per tutta la vita ad affermare di esser stato in quei diciannove lunghi mesi in Val Trebbia testimone di «scene di indicibile orrore» che l’avrebbero marchiato per sempre. Pierpaolo ha accolto subito l’idea con grande entusiasmo, così come Andrea Ruggiero, ed è nato Fortini, Caproni. Poesia Partigiana, che debutterà per l’appunto martedì e che attingerà da raccolte che sono ormai dei classici della nostra letteratura novecentesca, da Foglio di via a Il passaggio di Enea, da Poesia e errore a Congedo del viaggiatore cerimonioso.

Programma Festa Resistenza

 

L'autore

Giulio Pantalei
Giulio Pantalei
Nato a Roma e laureatosi in Italianistica all’Università di Roma Tre con una tesi su P. P. Pasolini, Giulio Carlo Pantalei è oggi dottorando in Lettere nella stessa Università e Visiting PhD presso la University of Cambridge. Cantautore e musicista, oltre che ricercatore, è fondatore della band “Panta” e ha collaborato con artisti nazionali e internazionali tra cui Paolo e Carlo Verdone, Calexico + Iron & Wine, David Lynch Foundation, Capovilla, Canali e l’ong ONE di Bono Vox. La sua tesi, svolta tra Roma e Oxford, riguardo il rapporto tra la Letteratura Italiana e la musica angloamericana è stata pubblicata nel 2016 da Arcana col titolo di Poesia in forma di Rock, oggi alla seconda edizione.