In primo piano · Interventi

Il mancino corretto, ovvero il simbolico che diventa esoterico

L’immagine di copertina è di Enrico Pulsoni

Queste pagine nascono dalla lettura di un bel ricordo di Gigi Riva e Mario Corso, pubblicato in questa stessa rivista. Certamente non avremmo avuto questi fenomeni se fosse perdurata l’abitudine di correggere i mancini.

***

“Due uomini salirono al Tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, ritto in piedi, così pregava dentro di sé: O Dio, ti ringrazio, perché non sono come tutti gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di tutte quante le mie rendite! Il pubblicano invece se ne stava distante e non ardiva neppure di alzare gli occhi al cielo; ma si percuoteva il petto, dicendo; O Dio , sii propizio verso di me che sono un peccatore! Io vi dico che questi discese a casa sua giustificato, a differenza dell’altro; perché chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato” (Luca 18,9- 13)

A prima vista potremmo dire che il fariseo era un uomo (di)ritto, gli altri erano sinistri. Nella simbologia la destra è stata vista come la strada maestra. Gli atti mal-destri, sono atti mancini, sinistri. L’immanentismo dell’uomo ha avuto bisogno di distinguere il mondo in polarità dinamiche contrastanti: bene/ male, bianco/ nero, buono/ cattivo, cielo / terra, maschio/ femmina, gioia/ dolore, fuori/ dentro, sano/ malato, sacro / profano e così via. L’uomo, rappresentando un microcosmo ha avuto l’interiore e l’esteriore, l’animus e l’anima, l’Io e l’ombra, il vero Sé e il falso Sé.

L’attribuzione di ciò che è buono è di destra e ciò che è cattivo è di sinistra viene probabilmente dal fatto che, statisticamente i destrimani erano di più: non sapremo mai il perché se, biologicamente così, o se non selezionato sia dal punto di vista genetico, sia dal punto di vista funzionale: è probabile che senza intervento correttivo si andrà a una distribuzione equivalente, ma certamente ancora oggi i mancini sono il 20 % , un secolo fa erano una rarità: chi mostrava mancinismo veniva corretto.

Qualcuno afferma che la selezione del guerriero partiva dall’essere egli destrimane perché impugnando la spada o la lancia con la destra colpiva il nemico, dirimpettaio, al cuore con miglior esito della ferita! Potremmo dire o immaginare chissà quante spiegazioni: il fatto è che comunque si sarebbe dovuto inventare qualcosa per rispecchiare la necessità della polarità. Gli scenari intravisti nel tempo lasciano pensare che la questione più che biologica o psicologica, è una questione simbolica. L’uomo non ha fatto prevalere la destra per questione funzionale o per altre necessità ma piuttosto per sottomissione ad una regola che egli stesso ha dettato. La mano destra si opponeva alla sinistra come simbolismo del pensiero simbolico e quindi nel culto religioso: la superiorità della destra aveva quindi (!) un’origine trascendente e non immanente. L’uso della mano destra avveniva come manifestazione del divino nell’essere, quindi nel mancino non abitava il Signore. La destra era anche un ideale sul quale conveniva regolare la propria condotta. Va da se che in una famiglia non appena un neonato mostrava di privilegiare l’uso della sinistra, veniva corretto con una certa energia e soprattutto senza che si sapesse troppo in giro (esperienza personale). Anzi non appena il pargolo poteva essere maneggiato si abbracciava in modo che la sinistra rimanesse la mano immobilizzata tra i due corpi: i primi oggetti venivano offerti rigorosamente alla mano dritta. Anche nell’arte Eva è rappresentata che coglie la mela con la sinistra, Carlo Magno incontra Gano che lo saluta con la sinistra… Dio nell’atto del Giudizio Universale è rappresentato con la destra in alto a separare i buoni dai cattivi.

Ma il messaggio evangelico è “… una mano…. ignori ciò che fa l’altra…” (Matteo 6, 3). Il simbolico sicuramente è parte costitutiva dell’uomo, così come la religione. L’estremismo religioso e l’integralismo, divenuti fenomeno politico e di parte, cessa di essere simbolico e diventa esoterico: simbolicamente correggere un mancino non è più azione simbolica ma esoterica. Dal punto di vista analitico noi non sappiamo la verità individuale del fariseo e del pubblicano, ma dal punto di vista dinamico possiamo dire che il fariseo è uomo non umile, è uno che si conforma all’esteriore, è uomo che non ha integrato nel suo Sé la sua ombra (il pubblicano), ma soprattutto nell’insieme olistico è uomo che guarda dall’alto il pubblicano, è arrogante, è narcisista: o non ha il coraggio di guardare la sua ombra? Essa è il male, è il sommerso il dimenticato, è il rimosso. Egli vive solo la sua immagine idealizzata. La sua destra (conscio) è pura: rispetta le leggi, paga le tasse, non compie peccati, la sua sinistra (inconscio) è il male , anche se non può essere esplicitato ( quali le colpe del pubblicano?).

La caratteristica del fariseo è che egli, pur ritenendosi uomo dritto, si scaglia contro il pubblicano che è l’esterno, il sinistro: è gli altri… Gli altri sono colpevoli e vanno odiati: in omaggio a K. Horney, il fariseo manifesta l’odio verso sé stesso odiando negli altri quello che il suo Sé ideale non può concedersi.

Le parole della parabola finali sono forse l’esortazione a intraprender un cammino verso l’accettazione della parte di sé che è peccatrice e che ci fa ombra.

campomonticchio@gmail.com

 

          

 

 

L'autore

Romeo Pulsoni
Romeo Pulsoni (campomonticchio@gmail.com) è medico, esperto di fisica delle particelle, contadino, coofondatore nel 1988 con Giovanni Bollea di “ALVI” (Alberi per i vivi), e già docente a contratto dell’Università dell’Aquila. Nel 2009 è stato responsabile sanitario dei territori identificati come COM 1 (L’Aquila Città) e COM 4 (area tra Pianola e Celano) per l’emergenza sisma. Questa funzione, svolta per l’intero periodo emergenziale, comprendeva la gestione della Sanità pubblica, dell’Igiene pubblico e ambientale, dell’organizzazione dell’assistenza, della vigilanza e controllo delle attività commerciali e produttive. Per tale impegno è stato insignito della Medaglia d’argento per la Sanità pubblica dal Presidente della Repubblica.