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Insegnare italiano in Belgio: intervista a Gianluca Valenti

Gianluca Valenti nasce a Roma nel 1983, e nel 2008 si laurea in filologia romanza. Continua gli studi in questo ambito, conseguendo nel 2012 il dottorato di ricerca all’Università La Sapienza di Roma. Ha insegnato la lingua italiana e svolto attività di ricerca all’Università di Liegi, in Belgio, dal 2013 al 2024, occupandosi in particolare di grammaticografia cinquecentesca (Lettori scriventi. Glosse cinquecentesche alle Regole di Fortunio e alle Prose di Bembo, Strasbourg, ELiPhi, 2022). Attualmente è ricercatore di Linguistica italiana presso l’Università Telematica Pegaso.

Grazie, innanzitutto, a Gianluca Valenti per aver dedicato il suo tempo a questa intervista in cui cercheremo di fare una panoramica sulla sua esperienza di insegnamento dell’italiano in Belgio. Partendo dalla sua personale carriera, quali sono le motivazioni o gli eventi che l’hanno spinta ad andare a insegnare italiano all’estero?

Il mio percorso accademico si è costruito strada facendo. Dopo il dottorato, ho ottenuto una borsa Marie Skłodowska Curie presso l’Università di Liegi dove – dopo cinque anni come ricercatore post-doc, con un carico didattico molto limitato – nel 2018 sono diventato lettore di italiano. È stato allora che sono entrato in contatto con studenti e studentesse, scoprendo e coltivando una vera passione per l’insegnamento della lingua italiana.

Che cosa spinge gli studenti belgi a scegliere di studiare italiano?

Anzitutto è importante sottolineare che a Liegi, e più in generale in Vallonia, esiste una vasta e coesa comunità di italiani di prima, seconda e terza generazione. Questa comunità ha iniziato a formarsi con il protocollo italo-belga del secondo dopoguerra, con il quale oltre 60.000 italiani furono inviati a lavorare nelle miniere di carbone. Molti studenti sono nipoti di quei minatori e desiderano imparare l’italiano per mantenere vivo il legame con le loro origini, non da ultimo perché spesso trascorrono le estati in Italia e non riescono a comunicare con le famiglie. Vi possono essere però anche altre motivazioni dietro questa scelta, come la passione per la cultura italiana o la considerazione delle opportunità economiche future, dato che Italia e Belgio mantengono numerosi accordi ancora in vigore.

Quanto interesse ha riscontrato da parte degli studenti nella sua esperienza di insegnamento? E questo interesse nel corso degli anni è aumentato, diminuito, o rimasto costante?

Premesso che, in sei anni di insegnamento, ho avuto modo di osservare una varietà di situazioni, posso affermare che, in media, gli studenti belgi si sono sempre mostrati molto motivati nell’apprendimento dell’italiano. Credo che ciò sia dovuto in parte al fatto che questa lingua è stata scelta liberamente, non essendo obbligatoria in alcun percorso di laurea, e in parte sia anche grazie all’influenza di Paola Moreno – titolare della cattedra di Italianistica – la quale sapeva ispirare gli studenti e suscitare interesse per qualsiasi argomento affrontato in aula. Dal 2023, anno della sua prematura scomparsa, molte cose sono cambiate: diversi studenti, con i quali ho mantenuto ottimi rapporti nonostante io non lavori più a Liegi, mi hanno espresso il loro disappunto per come è evoluta la situazione, e alcuni di loro hanno addirittura scelto di abbandonare l’italiano per dedicarsi all’apprendimento di altre lingue.

Quali aspetti della cultura italiana gli studenti belgi trovano più interessanti?

Posso dire senza esitazioni che al primo posto vi è la storia dell’arte, seguita dalla letteratura. è invece piuttosto raro trovare studenti che conoscano autori italiani emergenti in altri ambiti culturali, come il cinema, il teatro o la musica. Ma ogni volta che nuovi temi vengono trattati in classe – fino all’anno scorso, per esempio, ero titolare di un corso sui cantautori – ho notato che gli studenti si appassionano molto velocemente.

Quali autori della letteratura italiana vengono più apprezzati?

Sicuramente i classici, che sono pure i più studiati: Dante, Boccaccio, Ariosto, Manzoni… Inoltre, tra i moderni, la trilogia I nostri antenati di Calvino è molto amata, probabilmente anche in virtù della sua brevità. Il deserto dei tartari di Buzzati e Sostiene Pereira di Tabucchi riscuotono anch’essi un consenso trasversale.

Concludiamo con un’ultima domanda, quali sono le maggiori difficoltà che gli studenti belgi tendono a manifestare nell’ intraprendere lo studio dell’italiano?

Innanzitutto, la pronuncia della r! Scherzi a parte, ho sempre avuto l’impressione che, nonostante una solida preparazione grammaticale, gli studenti belgi abbiano difficoltà a “buttarsi”, a iniziare a parlare in italiano, perché eccessivamente spaventati dal commettere errori. Tuttavia, questo è un aspetto che si può facilmente superare con esercizi mirati alla produzione orale, come attività ludiche o laboratori di improvvisazione teatrale.

 

L'autore

Elisa Endemini
Nata a Ceva (Cuneo), studia Lettere moderne all’Università degli Studi di Perugia. Nel tempo libero si diletta nella musica e nell’artigianato tessile.