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Il mito di Pizzaballa e altre storie: viaggio nel mondo di Gianni Bellini

Ho avuto il piacere di dialogare con Gianni Bellini, tra i maggiori collezionisti di figurine al mondo.

Si presenti: quando ha iniziato a collezionare e perché ha continuato?
Mi chiamo Gianni Bellini, ho 61 anni, abito in provincia di Modena e da circa 50 anni colleziono album e figurine di calciatori provenienti da tutto il mondo.

Come per tutti i bimbi degli anni ’70, uno dei pochi divertimenti era collezionare le figurine. Da lì è iniziata la mia “avventura” che continuo a portare avanti anche a distanza di tempo, perché le figurine mi fanno rimanere un eterno “Peter Pan”.

Quali sono gli aspetti che valuta un collezionista nel momento in cui va alla ricerca di un nuovo pezzo? Quanto sono importanti, ad esempio, lo stato di conservazione, l’annata e gli errori di stampa?

La prima cosa che valuta un collezionista del mio livello è lo stato di conservazione: le raccolte devono essere perfette (o quasi), le figurine possibilmente da attaccare (il piacere deve essere tutto mio). Credo che qualsiasi collezionista farebbe pazzie per un pezzo mancante, ed io faccio parte di quel tipo di collezionisti…

Quali sono, tenendo in considerazione i nuovi media, i canali che sfrutta per reperire le figurine? Soprattutto all’estero.

Negli anni è cambiato il modo di reperire il materiale. Anni fa, per uno scambio ci si impiegava mesi e la procedura era la seguente: il primo passo era la pubblicazione di un annuncio su un su un giornale sportivo straniero; dopo qualche mese dalla richiesta arrivavano centinaia di lettere (in casa ho 12 cassette della frutta piene di lettere di quel periodo); da lì, dovevo fare una piccola selezione delle persone a cui rispondere. Iniziava la corrispondenza fatta di elenchi, fotocopie di copertine di album e tanto altro. Insomma, per concludere uno scambio in Sud America ci si impiegava circa sei mesi…

Adesso è molto più semplice: con un “clic” si trova tutto in tempo reale. Questo è sicuramente molto bello e veloce, ma manca certamente il “romanticismo” dell’inseguimento al postino nella speranza che portasse il pacco che si aspettava da tempo.

A proposito delle figurine e degli album “stranieri”, ha qualche aneddoto da raccontare in merito? Ad esempio, ha mai viaggiato o si è mai confrontato con collezionisti di altri paesi con cui non aveva una lingua in comune? Come ha gestito queste esperienze?

Negli anni mi sono creato una cerchia di oltre 300 collezionisti di tutto il mondo. Prima erano “solo” collezionisti, adesso molti di loro sono diventati amici. Parecchi li ho anche incontrati di persona in occasione delle loro vacanze in Italia: una tappa obbligata era venire a vedere la mia collezione e conoscerci di persona. Sono state bellissime esperienze, e devo dire che comunque sono molto “richiesto” all’estero, nei convegni tra collezionisti. In alcune occasioni, come in Belgio e in Croazia, ci sono andato personalmente e, in altre occasioni, ho gestito tutto con un collegamento online.

Ascoltando storie di parenti e amici che si sono cimentati nel completamento un album in passato, mi è capitato di sentire storie riguardo figurine introvabili, come quella di Pizzaballa che, secondo alcune leggende metropolitane, non sarebbe mai stata effettivamente stampata. Può smentire questo mito? Qual è la sua esperienza in merito?

Pierluigi Pizzaballa: l’introvabile per eccellenza. La sua vera storia (confermata dallo stesso Pizzaballa e dalla dirigenza Panini) è la seguente: siamo nei primi anni 60, quando il fotografo Panini si reca nel ritiro dell’Atalanta per le foto dei calciatori. Pizzaballa non è presente perché ammalato (anche i calciatori si ammalano). È l’unico calciatore che non viene fotografato dell’intera raccolta, ma Panini va in stampa ugualmente senza la sua figurina.

Dopo qualche mese, il fotografo Panini si ricorda che Pizzaballa non è stato fotografato e torna quindi a Bergamo, scatta la foto, manda in stampa la figurina che successivamente viene messa in commercio. Peccato, però, che quasi tutti abbiano ormai quasi finito la collezione e quindi nessuno acquisti più le bustine: a mancare è proprio quella figurina. Da qui il mito di Pizzaballa.

La cosa più buffa è che lui stesso mi disse: “Pensa, ho giocato in serie A per 20 anni, Milan, Atalanta, Roma, Verona, terzo portiere al Mondiale del 1966 e vengo ricordato solo per la figurina introvabile”. Al termine di questa frase ci siamo fatti una sana e doverosa risata…

A proposito di questo, esiste un pezzo che ancora le manca?

Nella mia collezione credo di avere tutti gli album di calcio al mondo usciti dal 1970 ad oggi. Qualcosa sicuramente mi è sfuggito, ma se lo trovassi non esiterei ad acquistarlo.

Nella sua collezione, che conta circa tre milioni di pezzi, ce n’è uno a cui è più affezionato? E qual è, invece, la figurina più importante?

Ovviamente nella mia collezione ci sono alcuni pezzi a cui sono particolarmente affezionato. La mia figurina principe è Ivano Bordon della raccolta Calciatori 1972-73. Con quella figurina, scambiata per 500 doppie, ho completato il mio primo album, e proprio per merito di questo aneddoto ho scritto un libro sulla mia storia di collezionista il cui titolo non poteva essere che “500 figu per un Bordon”, che ha avuto talmente tanto successo che nel 2019 il canale Eurosport Italia lo consigliò come uno dei migliori libri da regalare per Natale.

Ovviamente ho anche tante figurine rare, le più richieste sono, ovviamente, quelle dei grandi campioni; Pelè, Maradona, Messi, Rivera, Baggio.

Il momento più importante della sua carriera da collezionista?

Devo dire che collezionare mi ha dato una notorietà insperata, forse esagerata. Indubbiamente uno dei momenti più importanti della mia “carriera” da collezionista è stato nel 2018, quando sono stato invitato al Fifa Museum di Zurigo alla presentazione della raccolta Panini sul Mondiale 2018. A rappresentare la Svizzera c’era Chapuisat, per il Portogallo Figo, per la Spagna Raul, per la Germania Matthaus ed io rappresentavo l’Italia. Un’emozione unica.

Realizzare un museo della sua collezione è per lei un grande sogno. Come lo organizzerebbe? Dove potrebbe sorgere e quali criteri utilizzerebbe per esporre le figurine e gli album?

Il museo è – e rimane – il mio grande sogno, ma non credo in Italia ci sia la volontà di realizzarlo, nonostante abbia interpellato tutte le istituzioni sportive e non solo. All’estero, per assurdo le richieste non mancano.

Credo che ad un museo di questo tipo servirebbe il giusto mix fra materiale virtuale e materiale d’epoca. Ad esempio, cliccando sul nome di un calciatore su uno schermo interattivo si potrebbe visualizzare la sua carriera calcistica. Vorrei anche creare giochi per giovani visitatori, accompagnati da genitori o nonni che, ne sono certo, si divertirebbero persino di più. Insomma, un museo per la famiglia.

Quali sono, secondo lei, le nuove frontiere del collezionismo? Come si sono evoluti nel tempo questa passione e i mezzi per perseguirla? Come ne immagina il futuro?

Nell’era di internet il collezionismo sarà soprattutto virtuale. Difficilmente ci saranno ancora i “faccia a faccia” con la famosa filastrocca “celo, celo, manca”, e questa credo sia la cosa che mi dispiace di più.

La sua collezione rappresenta non solo un patrimonio personale, ma anche una memoria storica del calcio e della società. Quanto è importante per lei preservare e rendere accessibile un archivio di questo genere? Crede che potrebbe avere un ruolo educativo o culturale per le nuove generazioni?

Io credo che le figurine – anche se di calciatori, come in questo caso – siano lo specchio culturale del mondo che cambia. Grazie alle figurine ho imparato la geografia, a contare e a fare nuove amicizie. Il patrimonio culturale delle figurine va assolutamente salvaguardato ed io farò di tutto per mantenere vivo tutto ciò.

Per concludere, un consiglio che darebbe a chi vuole iniziare oggi, nell’era digitale?

Le figurine sono qualcosa di concreto: l’odore di una bustina. La figurina è qualcosa che si può toccare con mano, la figurina è il proprio campione da tenere in tasca. Credo che niente sostituirà la figurina.

giorgia.falbo790@gmail.com

 

L'autore

Giorgia Lucia Falbo
Nata a Catanzaro il 31 luglio 2002, si è laureata in Lettere moderne all’Università di Perugia. Si considera la Madre dei draghi.