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Poema epico o poema cavalleresco?

Che l’Orlando Furioso fosse un poema dalle molteplici chiavi di lettura possibili è ormai assolutamente condiviso. Tuttavia, se già Calvino vedeva in seno a questa poliedricità una serie di spinte centrifughe che sembrano non voler conferire all’opera né inizio né fine, il libro Ariosto apocalittico e politico di Davide Dalmas sembra offrire una nuova prospettiva da cui guardare al problema. In questo senso, l’indiscutibile rifrazione a cui i diversi intrecci narrativi sono sottoposti sarebbe per l’autore sintomo di una conclusiva tendenza all’unità del poema, dove tutto alla fine corrisponde, ma con diversa faccia. L’assunzione di questo punto di vista permette di affrontare in modo non banale anche questioni religiose e politiche, senza appiattirle nella semplicistica formula dell’ironia a cui spesso Ariosto è stato associato. Così, l’autore attribuisce ad Ariosto due appellativi evocativi: “politico” e “apocalittico”. Il primo si riferisce alla capacità di Ariosto di trattare le forme della vita associata in strutture narrative e poetiche sempre nuove e diverse, senza mai abbandonare quell’atteggiamento satirico che caratterizza l’ossatura stilistica del poema. L’altro è forse anche quello più innovativo e complesso: l’Ariosto “apocalittico” connota la sua opera di una carica provvidenziale che diviene evidente soprattutto nei momenti chiave della narrazione. Questa considerazione obbliga a cambiare l’atteggiamento con cui ci si approccia al poema perché tutto ciò che accade è, infine, dipendente dal volere di Dio e già preannunciato dagli eventi dell’intricatissima trama. In questo modo, nessun dettaglio della narrazione può e deve essere trascurato perché contribuisce alla predestinazione dell’opera, a quel progetto salvifico che regge il poema e che troverà il suo compimento nel finale.

In sostanza, il libro cerca, e riesce nel suo intento, di dimostrare che l’Orlando Furioso sia un poema dalle mille facce, del quale troppo spesso si da un’interpretazione riduttiva: poema dell’ironia disincantata, del desiderio inappagato, della narrazione centrifuga. Tuttavia, e Davide Dalmas lo dimostra efficacemente portando all’attenzione del lettore una serie di puntuali esempi, il poema è anche altro. È un’opera la cui struttura narrativa è infine teleologica, tesa verso un’unità spesso celata e infine palesata nella conclusione. Se non si considerasse anche questo aspetto, il testo risulterebbe alterato nel suo carattere, complesso al limite del paradossale. Una complessità, questa, intrinseca al poema, che riflette quella della realtà. D’altra parte, il dominio di Ariosto sulla sua opera, talvolta volutamente nascosto, è ricondotto esplicitamente alla dipendenza del mondo dalla volontà divina.

L'autore

Anna Terroni
Anna Terroni (La Spezia 2000) ha studiato presso l’Università di Pisa, dove ha conseguito con lode la laurea triennale in Lettere discutendo la tesi dal titolo Carolina Invernizio, “madre” del giallo popolare italiano, e in seguito con lode la laurea magistrale in Italianistica discutendo la tesi dal titolo Gli oltraggi d’amore e di fortuna dell’Accademico Intronato Alessandro Donzellini, proposta di edizione critica e commento. Attualmente, è dottoranda in Studi italianistici presso il medesimo ateneo e si occupa principalmente di studi filologici connessi ai testi teatrali rinascimentali prodotti negli ambienti accademici toscani.
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