Non so se vivere così, alla Rimbaud, senza il suo genio
possa ancora risolversi nella vocazione letteraria
(Da una lettera a Giacinto Spagnoletti, gennaio 1950)
Anticipo in questa sede alcune riflessioni che vedranno poi lo sviluppo in sede scientifica: mi soffermerò sulla parte finale di Poeta delle Ceneri, in cui si trovano riferimenti a Une saison en enfer.

Poeta delle Ceneri è stato pubblicato per la prima volta nel 1980 nella rivista «Nuovi Argomenti» diretta da Enzo Siciliano, a cui Pasolini collaborava. L’opera è stata scritta tra il 1966 e il 1967, nell’ottobre del ’66 ci saranno il primo viaggio di Pasolini a New York e la scoperta di un mondo che lo affascinerà profondamente. Il titolo infatti avrebbe dovuto essere, in un primo momento, Who is me, ricalcando lo statunitense Who is Who: il primo pubblico quindi, almeno idealmente, sarebbe stato un pubblico americano. Gian Marco Villalta, nell’introduzione all’edizione di Poeta delle Ceneri, parla di questo «“pubblico” identificato nella sua classe intellettuale, al quale Pier Paolo Pasolini sapeva di essere già noto, però soltanto per il cinema, e quindi con l’esigenza di presentarsi come poeta. Vorrebbe che si cogliesse lo spessore della sua intera attività artistica, questo è vero, ma è indubbio che tutto il discorso si sviluppa intorno al suo essere stato poeta, e volerlo essere, ma non più quello di prima: l’autore di un cinema diverso, che è ancora poesia». La sua quindi è la biografia di un poeta, un «poema bio-bibliografico»: «Quanto alla poesia ho cominciato a sette anni: / ma non ero precoce se non nella volontà. / Son stato un “poeta di sette anni” / come Rimbaud, ma solo nella vita».
Quando Pasolini, in un’opera da lui sentita fortemente biografica, vuole presentarsi come poeta, lo fa attraverso Rimbaud. In Pasolini su Pasolini. Conversazioni con Jon Halliday, scrive: «Ho incominciato a scrivere poesie quando ho imparato a scrivere. […] Ho imparato a scrivere intorno a sette anni; sfortunatamente ho smarrito le mie prime poesie. Le avevo scritte in un piccolo notes che conservai per anni e andarono perse durante la guerra» (in IDEM, Saggi sulla politica e sulla società, a cura di Walter Siti, Milano, Mondadori, 1999). Nella poesia Les poètes de sept ans, scritta nel 1871, a diciassette anni, Rimbaud descrive sé stesso come un bambino destinato alla poesia, «A sept ans, il faisait des romans, sur la vie / Du grand désert, où luit la Liberté ravie, / Forêts, soleils, rives, savanes!» Il poète maudit sarà una «autentica folgorazione letteraria e politica» (Guido Santato, Pier Paolo Pasolini. L’opera poetica, narrativa, cinematografica, teatrale, Carocci editore, Roma, 2012), che Pasolini scopre alla fine degli anni Trenta, al liceo, grazie al giovane poeta Antonio Rinaldi, che leggerà in classe Le bateau ivre. Da quel momento parte il percorso che porterà Pasolini a identificarsi in Rimbaud, a considerarlo un punto di riferimento poetico (Sandra Bardotti, Una lunga stagione all’inferno: Rimbaud nell’opera di Pasolini, «Studi Pasoliniani», III, 2009). Negli Scritti corsari Pasolini ricorda come, grazie alla scoperta di Rimbaud e di altri simbolisti, iniziò a prendere le distanze dal fascismo; non sarà questo l’unico momento in cui ricorderà questa rottura, di cui parlerà anche nell’introduzione alle sue Poesie del 1970, in Il sogno del centauro, in Pasolini su Pasolini (Santato, Pier Paolo Pasolini): «Non appena ebbi cominciato a leggere autori come Dostoevskij e Shakespeare, e poi poeti come Rimbaud e gli ermetici, esponenti di una cultura che il regime disapprovava e respingeva, mi sentii al di fuori della società (o fui io che cominciai inconsciamente a sfidarla). Fu la conseguenza dell’aver letto quei poeti».
In Poeta delle ceneri si ha un uso del testo rimbaudiano quasi a memoria, in cui si ritrovano parole che ritornano quasi ossessivamente nell’opera più autobiografica di Rimbaud: nella sezione Mauvais sang infatti si può trovare un riferimento alla rivolta contro l’estetismo dei poeti al viaggio che compì a Parigi nel 1871, per poi ritornare a Charleveille il dieci marzo con una forte bronchite. Non solo biografia di vita, ma anche di anima; ogni passo di Une saison en Enfer è un riferimento al percorso interiore di Rimbaud, ai suoi conflitti, alle sue idee e alla sua stessa storia poetica, preponderante nella sezione Alchimie du verbe.

Pasolini lo sa, e quando parla di sé stesso lo fa anche attraverso la lente del suo alter ego letterario: «Perciò io vorrei soltanto vivere / pur essendo poeta / perché la vita si esprime anche solo con se stessa / Vorrei esprimermi con gli esempi. / Gettare il mio corpo nella lotta. / Ma se le azioni della vita sono espressive, / anche l’espressione è azione».
Il richiamo a Rimbaud è evidente: «Sur toute joie pour l’étrangler j’ai fait le bond sourd de la bête féroce. J’ai appellé les bourreaux pour, en périssant, mordre la crosse de leurs fusils. J’ai appelé les fléaux, puor m’étouffer avec la sable, le sang» (Arthur Rimbaud, Oeuvres complètes, edition etablie, presentée et annotée par Antoine Adam, Paris, Gallimard, 1972. Da questo momento in poi tutte le citazioni da Une saison en enfer saranno prese da questa edizione).
E ancora Pasolini, nei versi immediatamente successivi: «la poesia cantata e oscura, / che non esprime nulla se non se stessa, / per una barbara e squisita idea ch’essa sia misterioso suono / nei poveri segni orali di una lingua. / Io ho abbandonato ai miei coetanei e anche ai più giovani / tale barbara e squisita illusione: e ti parlo brutalmente». L’immagine è chiara e ricorda passi come «je serai oisif et brutal», «la vie dure, abrutissement simple» e «je suis une brute». Ritorna anche quel concetto di «razza inferiore» che si ritrova soprattutto in Mauvais sang: «J’ai toujours été race inférieure», «la race inférieure a tout covert» e «je suis de race inferieure de toute éternité». Barbaro da Rimbaud viene utilizzato, all’interno di Une saison en enfer, solamente una volta, in Mauvais sang, «je trouve mon habillement aussi barbare que le leur».
I versi successivi di Poeta delle Ceneri continuano a portare avanti questa serie di citazioni «E, poiché non posso tornare indietro /a fingermi un ragazzo barbaro / che crede la sua lingua l’unica al mondo / e nelle due sillabe sente misteri di musica / che solo i suoi connazionali, simili a lui per carattere / e letteraria follia, possono sentire». Pasolini si finge il «ragazzo barbaro», Rimbaud stesso, che parla ai suoi connazionali simili a lui per «letteraria follia», che crede la sua lingua «l’unica lingua del mondo».
«Folie» è un termine chiave di Une saison en enfer: «et j’ai joué de bons tours à la folie», «les rages, les débauches, la folie, dont je sais tous les élans et les désastres, — tout mon fardeau est déposé», «à moi. L’histoire d’une de mes folies», «le plus malin est de quitter ce continent, où la folie rôde pour pourvoir d’otages ces misérables», «les rages, les débauches, la folie, dont je sais tous les élans et les désastres, — tout mon fardeau est déposé», «ma vie ne fut que folies douces, c’est regrettable», «je suis esclave de l’Époux infernal, celui qui a perdu les vierges folles», «ah je suis folle», «aucun des sophismes de la folie – la folie qu’on enferme, – n’a été oublié par moi: je pourrais les redire yous, je tien le système», «ma vie ne fut que folies douces».
Pasolini conclude la sua biografia poetica come l’ha iniziata, ricordando Rimbaud, l’autore a lui caro sin dal liceo, l’autore in cui più rivede sé stesso, un «Rimbaud senza genio», come scriverà in una lettera a Silvana Mauri.
L'autore
- Emanuela Monini si è laureata a Perugia in Filologia romanza, ed è attualmente dottoranda di ricerca in Scienze del Testo dal medioevo alla modernità all'Università La Sapienza di Roma. Collabora al progetto PRIN 2022 CorTIM: Corpus testuale dell'Italia mediana, all'interno del quale si occupa di alcuni testi perugini di carattere pratico.
Ultimi articoli
avvenimenti7 Settembre 2026Dant-oc
avvenimenti25 Maggio 2026Versi del disinganno. Dialogo con Lavinia Capogna
a proposito di...10 Ottobre 2025“La poesia è una ragazza degli anni ’70”: intervista a Lavinia Capogna
avvenimenti27 Marzo 2025“Sospesa. Una vita nella trappola dell’Europa”: intervista a Mariangela Paone
