Vorrei iniziare questo dialogo con una delle domande che più spesso si rivolgono ai poeti, l’inizio dell’idea. La poesia, per te, è un’immagine della realtà o è un’immagine astratta dalla realtà stessa?
Direi un’immagine della realtà ma simile al sogno. Avendo scritto anche un romanzo, racconti, articoli, sceneggiature cinematografiche (ho studiato con Ugo Pirro) trovo che la poesia sia un’esperienza letteraria molto diversa dalle altre. Per quanto mi riguarda la poesia nasce esclusivamente dall’ispirazione. Ho scritto la mia prima poesia a 19 anni ma amavo già la poesia, avevo letto vari poeti e mia nonna, Giulia Scappino Murena, era una bravissima poeta.
Per continuare su questo discorso, qual è la genesi delle poesie? È un ricordo, un momento personale, un’immagine quotidiana (come può essere magari una scena vista durante una passeggiata); oppure l’idea viene da un concetto, o da qualsiasi altra cosa?
È una domanda molto interessante. Forse ogni poeta ha una genesi poetica diversa. Io non sono in grado di scrivere poesie in ogni momento o quando voglio, cosa che mi riesce, ad esempio, con un articolo o una riflessione storica (mi piace molto la storia sociale). La poesia, per me, nasce inizialmente da una sensazione fisica specifica, è come un avviso, poi mi vengono in mente le prime parole. Credo che l’origine sia in parte un mistero anche se potremmo accompagnarlo a parole come anima, inconscio, stati d’animo, memoria. Se non scrivo subito, cioè entro pochi minuti, l’incipit… la poesia svanisce. Esattamente come la maggior parte dei sogni. Se non li memorizziamo scrivendoli spesso li perdiamo. E questo mistero della poesia mi affascina. In questo periodo ho scritto articoli su García Lorca, Antonio Machado, John Keats e sto lavorando ad un articolo su Antonia Pozzi. Ognuno ha un suo timbro unico, particolarissimo. Mi interessa anche molto l’irrisolvibile dilemma della traduzione delle poesie, conoscendo alcune lingue straniere. E la filologia.
Quando scrivi hai già in mente il testo completo, o quasi? Quanto rimane della prima stesura e quanto invece viene ripreso, rimaneggiato, limato?
Ho in mente le prime parole, quello che desidero esprimere cioè il senso della poesia ma il testo viene fluidamente da sé, spontaneamente. Non so il seguito a priori. Non faccio quasi mai correzioni. Ho strappato nel tempo poesie che non ritenevo abbastanza buone (forse troppe) o che erano doppioni di altre. Ho scritto finora più di 200 poesie ma le correzioni sono state veramente rarissime. Sporadicamente le faccio leggere ad una mia amica scrittrice nel caso notasse qualcosa che non andasse bene o refusi che mi potrebbero essere sfuggiti. È sempre bene anche rileggerle qualche tempo dopo, anche a voce alta. Con l’attrice Lisa Genovese e il musicista Francesco Di Giovanni, due bravissimi professionisti, ho realizzato anche alcuni video di mie poesie.
C’è, tra queste nuove poesie, quella che ti ha spinto a continuare a scriverne altre, o c’è una che senti più vicina, più significativa?
Queste 15 nuovissime poesie inedite e gentilmente pubblicate su “Insula Europea” sono intitolate “Versi del disinganno”, perché nascono da delusioni oltre che dalla mia malattia. Da ragazza ero molto fiduciosa verso gli altri e speravo in miglioramenti sociali a vantaggio di tutti. Soprattutto dal nuovo secolo alcuni eventi privati e pubblici mi hanno fatto capire che ero stata un po’ ingenua. Spesso sono i piccoli dettagli a rivelare qualcosa degli altri. Naturalmente persone e società possono sempre cambiare in meglio, ma trovo il mondo della mia terza età molto diverso da quello della mia gioventù. Io sono del 1963, gli anni del boom, della contestazione poi, anni pieni di cambiamenti, anni anche difficili ma in cui c’era comunque una coesione che non sento più in questo paese. Spero che i giovani possano ricostruirla ed essa passa sicuramente anche attraverso l’arte e la cultura. Non ho una poesia prediletta. Mi piace sperare che un poeta sia come un marinaio che lanci una corda di salvataggio ad un naufrago, se essa gli servirà anche solo per poco i suoi versi non saranno stati vani.
L'autore
- Emanuela Monini si è laureata a Perugia in Filologia romanza, ed è attualmente dottoranda di ricerca in Scienze del Testo dal medioevo alla modernità all'Università La Sapienza di Roma. Collabora al progetto PRIN 2022 CorTIM: Corpus testuale dell'Italia mediana, all'interno del quale si occupa di alcuni testi perugini di carattere pratico.
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