Tra i lussuriosi del canto XXVI del Purgatorio, Dante incontra il trovatore Arnaut Daniel. Alla richiesta di Dante, Arnaut risponderà dunque nella sua stessa lingua, il provenzale, rendendo i versi 140-147 di questo canto un unicum all’interno della Commedia: sono, infatti, gli unici versi del poema a essere stati scritti in una lingua diversa da un volgare italiano. Proprio per questa ragione il passo finisce per essere estraneo alla competenza linguistica di gran parte dei copisti: se nel corso del Duecento in Italia la lingua e la lirica provenzale furono ampiamente conosciute e spesso i poeti usavano quella lingua nella produzione lirica, nel Trecento si va incontro a una perdita generale di conoscenza della lingua d’oc.
Il testo dei versi provenzali all’interno della tradizione manoscritta può arrivare quindi anche ad alti livelli di corruzione testuale e il problema della loro ricostruzione si pone già nel Cinquecento. Le edizioni critiche realizzate dal Centenario dantesco del 1921 in poi non si sono distaccate troppo dalla lezione proposta prima da Witte (1862) e poi da Scartazzini-Vandelli (1921), anche se si potrebbe dire che in questi versi si vede con chiarezza il peso della vulgata: poche sono state infatti le variazioni dall’edizione di Bembo del 1502. Una sostanziale uniformità delle edizioni si accompagna, allo stesso tempo, a una folta serie di ipotesi ricostruttive.
Dant-oc è un database che contiene la trascrizione delle parole di Arnaut così come appaiono nell’intero testimoniale della Commedia. Si tratta di un progetto sviluppato in parallelo alla mia tesi di dottorato (Inserzioni provenzali nella poesia italiana del Trecento – dottorato in Scienze del Testo, Università La Sapienza di Roma), che indaga appunto la ricezione delle inserzioni alloglotte provenzali nei testi poetici italiani.
Il focus di Dant-oc è la collazione sinottica. Si sceglie uno degli otto versi e si ottiene una tavola che allinea la lezione di ciascun testimone. I filtri sono sei e sono combinabili tra di loro: datazione, sigla o segnatura, biblioteca, tipologia scrittoria, area geografica, a cui si aggiungono due ricerche libere per ‘forma’ e per ‘forma esatta. La sintassi della ricerca è la stessa per tutti i campi, la virgola indica and; ‘?’ indica una sequenza qualsiasi di caratteri; ‘*’ un carattere jolly; e la forma <x,y> trova le forme contenenti entrambi i caratteri (per es. cercando ‘c<o,u>brire’ i risultati daranno sia la forma ‘cobrire’ sia la forma ‘cubrire’).
Ricerca per forma: mostra quali manoscritti contengono la sequenza cercata, sia dove essa coincide con una parola sia dove compaia all’interno di una parola; per es. la ricerca ‘ioi’ mostrerà non solo i manoscritti che contengono la forma ‘ioi’ ma anche quelli che registrano ‘ioie’.
Ricerca per forma esatta: restringe la ricerca per forma semplice, per cui se si ricerca ‘ioi’ si otterranno solamente i manoscritti che contengono quella forma esatta. Anche in questo caso la sintassi rimane la stessa, per poter dar conto delle varianti grafiche, ad es. la ricerca ‘<ç,z>oi’ mostrerà i manoscritti che contengono le forme ‘çoi’ e ‘zoi’ ma non ‘ioi’, ‘ioie’, ‘joi’ etc…

Datazione: la ricerca trova tutti i manoscritti di uno specifico periodo. Si possono, per esempio, cercare i manoscritti del “XIV secondo quarto” o “XIV metà”, o ancora “XIV secondo quarto, XIV metà”.
Sigla o segnatura: se per ‘segnatura’ si intende naturalmente la segnatura completa, per ‘sigla’ si intende una abbreviazione, come può essere Cas. 251 (per ‘Roma, Biblioteca Casanatense, 251’) o ‘Crema’ (per ‘Crema, Biblioteca comunale, 280’), oppure il nome con il quale il manoscritto è noto agli studi, come il caso di LauSC (il Pluteo 26 sin. 1 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze). La ricerca può avvenire quindi per sigla/segnatura esatta, oppure per segnatura parziale: cercando quindi ‘Pluteo’ si troveranno tutti i Plutei.
Biblioteca: trova il nome della biblioteca, sia esatto sia parziale.
Tipologia scrittoria: il filtro in questo caso presenta una scelta multipla, in cui è possibile selezionare anche più di una tipologia scrittoria (littera textualis, cancelleresca, bastarda, etc…).
Localizzazione: trova i manoscritti per cui sia disponibile una localizzazione. È opportuno ricordare che la localizzazione di un manoscritto non coincide (o almeno non coincide necessariamente) con la patina linguistica di un determinato codice. Il caso più eclatante è quello del manoscritto Landiano, copiato nel 1336 a Genova da un copista marchigiano: si tratta, dunque, di un manoscritto di tradizione settentrionale (e infatti come tale è indicato nel campo localizzazione) anche se la patina linguistica del manoscritto è marchigiana meridionale.
Copista: anch’esso a selezione multipla permette, selezionando una o più o entrate, di visualizzare i manoscritti copiati o attribuiti a un determinato copista (Andrea Lancia, Bettino de Pillis, Copista di Vat., etc…)
Come in qualunque ricerca automatica, sia essa fatta su banche dati filologiche o su corpus testuali, i dati ricavati devono essere ovviamente sempre oggetto di valutazione critica da parte dell’utente: soprattutto per alcuni aspetti (come la localizzazione o la datazione) i dati possono contenere (e di fatto certamente conterranno) dati di diversa raffinatezza, di diversa provenienza bibliografica e, in generale, di diversa affidabilità: principio guida di questo strumento è la possibilità che una sorta di “filologia soprasegmentale” riduca al minimo le possibili deviazioni, ma ovviamente la valutazione del singolo dato rimane sempre in capo a chi utilizza lo strumento.

Da qualsiasi elenco di risultati si può costruire una collazione personalizzata, scegliendo i testimoni a mano e nell’ordine desiderato, oppure cliccando su ‘seleziona tutto’ se interessano tutti i risultati della ricerca. La collazione personalizzata è ordinata in base al manoscritto cercato per primo, ma può essere anche fatta in ordine alfabetico, spuntando la casella che appare sopra la schermata una volta aperta la collazione stessa. Si potrebbe quindi cercare prima ‘To’ (Toledo, Biblioteca del Cabildo, 104.6, secondo la sigla dello stemma Petrocchi), selezionarlo, azzerare i filtri, cercare poi ‘Ricc’ (Firenze, Biblioteca Riccardiana 1010, sempre secondo la sigla dello stemma Petrocchi), selezionarlo e aprire la collazione dei due:

La collazione è scaricabile in formato sia CSV (leggibile, quindi, anche attraverso Excel) sia in doc, per poter essere uno strumento di lavoro. Allo stesso modo si può scaricare in PDF la scheda di ogni manoscritto, con i dati codicologici essenziali e la trascrizione del testo così come compare in quel testimone; questo l’esempio del manoscritto To:

Dant-oc cerca di restituire la forma del testo in tutta la sua complessità, nei casi quindi di rasura e riscrittura parziale o totale del testo sul manoscritto, sarà visualizzato nel database la dicitura ‘[si]’, scriptio inferior, e sarà visualizzata anche nella ricerca per forme all’interno della pagina di collazione.

La sezione Testimoni contiene la lista, ordinata in ordine alfabetico per sigla, di tutte le schede dei manoscritti pubblicate. La sezione Commenti e glosse consente di cercare i commenti e le annotazioni ai versi provenzali. Per tutti questi item sarà registrato un autore individuale (anche quando sia un anonimo) e per ogni manoscritto sarà possibile visualizzare, anche nella scheda tecnica, le terzine complete di glosse, postille e commento. Tutte le indicazioni sul funzionamento, sui criteri di trascrizione e sulle modalità di ricerca sono contenute all’interno della sezione Criteri.
Dant-oc è, quindi, un database che parte con l’obiettivo di restituire l’immagine della tradizione manoscritta dantesca per i versi provenzali, accompagnati a elementi propri della filologia materiale. Aspetto fondamentale, che lo distingue da altri database testuali realizzati sulla Commedia, è che questi elementi sono posti in dialogo con il tema della ricezione del testo dantesco.
Il fatto che Dante-oc sia uno strumento di lavoro facilmente implementabile e interrogabile fa sì che sia possibile pensare a possibili strade di ampliamento sia sul piano della ricerca della ricezione del provenzale “di Dante” sia, sul piano dell’interoperabilità, sulla collazione di altri loci danteschi.
L'autore
- Emanuela Monini si è laureata a Perugia in Filologia romanza, ed è attualmente dottoranda di ricerca in Scienze del Testo dal medioevo alla modernità all'Università La Sapienza di Roma. Collabora al progetto PRIN 2022 CorTIM: Corpus testuale dell'Italia mediana, all'interno del quale si occupa di alcuni testi perugini di carattere pratico.
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