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Sull’edizione digitale dell’Atlante catalano nel laboratorio di Lirica Medievale Romanza

[Questo articolo è frutto della collaborazione tra Emanuele F. Di Meo ed Elisa Verzilli]

Sul sito LMR- Lirica Medievale Romanza, dedicato alla poesia medievale di area romanza, è oggi possibile reperire anche un’edizione digitale, con traduzione in italiano, dell’opera variamente definita come Mapamundi o Atlante catalano. Probabilmente commissionata intorno al 1375 dal re d’Aragona all’illustratore e cartografo Elisha ben Abraham Cresques, constava originariamente di sei carte pergamenacee. Successivamente, tuttavia, i fogli sono stati divisi in due parti e montati su supporti lignei e oggi si presentano come un complesso di 12 tavole di grosso formato che, attraverso immagini e testi esplicativi di varia ampiezza e natura, rendono conto di conoscenze astrologiche, astronomiche e geografiche e illustrano fenomeni quali le maree, il calendario lunisolare, la disposizione delle festività mobili. Lo spazio più ampio è dedicato alle mappe dell’intero mondo allora conosciuto, che si estende dalla Spagna alla Cina e dalla Gran Bretagna al Nord Africa. I confini di terre emerse e le masse d’acqua sono rappresentate con una certa accuratezza, secondo la tradizione dei portolani, ma la conoscenza che si vuole veicolare è molto più ampia e comprende anche raffigurazioni e didascalie relative ad aspetti religiosi, culturali e politici. Le informazioni sono derivate dalle più svariate fonti: non solo resoconti di viaggio, ma anche opere enciclopediche e letterarie. Il dato reale si mischia pertanto al leggendario, la rappresentazione si spinge oltre i limiti della cartografia coeva, basata sulle rotte regolarmente battute dai navigatori occidentali, e arriva ad abbracciare anche il quasi inesplorato Estremo Oriente. Il risultato è un atlante che con straordinaria perizia tecnica ci restituisce un complesso integrato di conoscenze, in una dimensione insieme concreta e simbolica.

L’edizione che qui si presenta nasce nell’ambito di un corso universitario di letteratura catalana tenuto dal Professor Paolo Canettieri e vede la collaborazione di studenti, ricercatori e del docente. I nomi e i ruoli di ognuno sono esplicitati in corrispondenza dei credits e nelle pagine iniziali di ciascuna tavola. Di norma gli studenti sono responsabili di trascrizione e traduzione, mentre ricercatori e docente hanno provveduto all’ideazione e realizzazione di un allestimento che rispondesse alle specifiche necessità di consultazione dell’opera, agendo inoltre con funzioni di correzione, completamento e revisione generale. Oltre ai generici vantaggi di accessibilità e verificabilità della trascrizione e di ognuna delle fasi del lavoro editoriale, comuni a tutto il materiale presente su LMR, la forma digitale si è rivelata particolarmente adatta a rendere giustizia alle caratteristiche specifiche di quest’opera dall’alto valore estetico, che prevede un’integrazione totale tra testo e immagine. La mancanza di limiti di spazio e la possibilità di presentare direttamente le riproduzioni fotografiche del Mapamundi permettono al lettore di non perdere il contatto visivo con le illustrazioni nella loro veste originale, presentate tanto nell’interezza della tavola, quanto nel dettaglio delle singole porzioni trascritte. In tal modo si riducono il più possibile la decontestualizzazione dei testi e la rielaborazione dell’immagine, inevitabili in un’edizione cartacea, ma quantomeno arginabili in quella virtuale. In più, da un punto di vista di restituzione prettamente testuale, la presenza della riproduzione fotografica si fa particolarmente rilevante nei casi di danno materiale, molto frequenti in corrispondenza dei margini delle tavole. Il lettore avrà così modo di verificare autonomamente la leggibilità del testo e la plausibilità delle integrazioni proposte, ove presenti.

La consultazione è libera e la strutturazione dell’edizione segue un principio gerarchico: dalla voce principale è possibile accedere alla partizione in tavole, a loro volta suddivise in aree, in corrispondenza delle quali si possono reperire trascrizioni e traduzioni.

Cliccando sulla voce “Mapamundi”, collocata nel menù verticale alla destra dell’Indice del Laboratorio di Lirica Medievale Romanza, è possibile accedere alla sezione della piattaforma dedicata all’edizione digitale dell’Atlante catalano. Nell’intestazione della schermata iniziale a cui tale collegamento conduce, l’utente può anzitutto visualizzare i nomi dei curatori dell’edizione: al di sotto dei credits si rendono poi disponibili due ulteriori pulsanti, “Documenti” ed “Edizione” (fig. 1).

fig. 1

Il primo consente di visionare le trascrizioni delle più note testimonianze documentali coeve relazionate all’Atlante, mentre il secondo ci permette di intraprendere l’effettiva consultazione dell’opera di Cresques, la quale, nella schermata che segue, risulta indicizzata in base alle dodici tavole lignee che attualmente compongono il manufatto (fig. 2).

fig. 2
fig. 2

La schermata di presentazione di ciascuna tavola (in fig. 3 l’esempio della tavola 1) si apre con la riproduzione fotografica integrale della carta del manoscritto, accanto alla quale figura, inoltre, il modello proposto da Georges Grosjean in occasione della sua edizione facsimilare dell’Atlante (G. Grosjean, hrsg, Mapamundi. Der katalanische Weltatlas vom Jahre 1375, Dietikon-Zürich, Urs Graf Verlag, 1977): poiché le partizioni individuate dallo studioso svizzero per suddividere le singole tavole, come pure i riferimenti utilizzati per identificarle, sono i medesimi di cui ci si è serviti nella presente edizione (salvo rare eccezioni, debitamente segnalate), la riproduzione tratta dall’opera di Grosjean, recante tali riferimenti, servirà da guida in grado di orientare l’utente nell’esplorazione delle varie sezioni di cui si compone l’edizione digitale.

fig. 3

Di ogni tavola si fornisce inoltre il collegamento alla corrispondente pagina web in Gallica, l’archivio digitale della Bibliothèque nationale de France, il quale offre la possibilità di “sfogliare” il manoscritto nella sua interezza (fig. 4).

fig. 4

Accedendo alle sezioni denominate con i riferimenti alfabetici o numerici in base ai quali ciascuna tavola risulta suddivisa, l’utente ha dunque la possibilità di consultare le pagine relative all’edizione diplomatica, all’edizione diplomatico-interpretativa e alla traduzione della porzione di Atlante di proprio interesse (fig. 5).

fig. 5

Nei casi in cui la porzione in questione sia costituita da un paragrafo di testo continuo, la presente edizione non risulta troppo dissimile dalle altre edizioni digitali disponibili nel Laboratorio di Lirica Medievale Romanza, delle quali condivide, come si è detto, i princìpi fondativi volti a garantire all’utente la costante e immediata verificabilità dei vari livelli del processo ecdotico. La trascrizione diplomatica (fig. 6) – effettuata, per ogni sezione dell’Atlante, a partire dalla lettura del testimone – viene pertanto affiancata dalla riproduzione fotografica del corrispondente segmento di manoscritto, mentre l’edizione interpretativa (fig. 7), d’altro canto, trova contestuale riscontro nella messa a fronte della diplomatica stessa.

Lo splendido manufatto di cui ci stiamo occupando, tuttavia, appare mirabilmente ricco di illustrazioni – quali quelle relative alla mappa delle maree, al calendario perpetuo, all’homo signorum o al calendario lunisolare –, provviste di didascalie o corredate da testi non continui, oltre a essere, naturalmente, costituito perlopiù da carte geografiche (anch’esse arricchite da varie legendae), le quali, rappresentando nelle tavole dalla 5 alla 12 i territori che si estendono all’incirca dal Mare del Nord sino all’Asia orientale, formano, per così dire, l’atlante vero e proprio. Per quel che riguarda quest’ultime, l’edizione diplomatica viene di norma affiancata anche dal modello proposto da Grosjean (in fig. 8 l’esempio relativo alla porzione I della tavola n. 6, raffigurante la Sardegna), da cui la presente trae altresì i riferimenti numerici utili a favorire un più immediato riconoscimento degli elementi testuali trascritti.

fig. 8

Sia la riproduzione fotografica della porzione, sia la stilizzazione che di questa offre lo studioso svizzero, vengono inoltre proposte nella pagina dedicata all’edizione diplomatico-interpretativa, collocate, però, nell’intestazione, così che esse non interferiscano con il confronto diretto tra le due tipologie di trascrizione (fig. 9).

fig. 9

Le specificità formali degli altri luoghi menzionati hanno d’altra parte imposto, al momento di valutare le modalità di resa dell’edizione diplomatica, soluzioni altrettanto specifiche. Così, ad esempio, se per quanto riguarda l’illustrazione che mette in relazione l’anatomia umana con i segni dello zodiaco si è seguito il medesimo principio utilizzato per le mappe, con parallela riproposizione dei rimandi offerti dal modello di Grosjean (fig. 10), per aiutare l’utente nel riferire correttamente le trascrizioni inerenti alle due circonferenze grazie alle quali è possibile determinare l’auro nomero tots temps e quantes setmanes de Carnal e aquants jorns ve Pasqua de març o d’abril e Çincogema en quants jorns de mayg o de juyn sarà (“in ogni momento il numero aureo, il numero di settimane di Carnevale, in quali giorni di marzo o aprile sarà la Pasqua e in quali giorni di maggio o giugno sarà la Pentecoste”), o la distribuzione geografica delle oscillazioni del livello del mare incomesand del mont de Gibetaria intrò astoch de Pomarch, chi és in Bretagna (“partendo dalla Rocca di Gibilterra fino alla Pointe de Penmarch, che si trova in Bretagna; fig. 11), si è preferito fornire delle brevi precisazioni di tipo descrittivo.

La trascrizione diplomatica relativa alla complessa composizione che alle tavole 3 e 4 vede come protagonista il calendario lunisolare – completata nel mezzo da illustrazioni ritraenti, dall’interno verso l’esterno, il modello tolemaico dell’universo, le allegorie dei sette pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) affiancate dalle relative legende, i dodici segni zodiacali e la posizione e le fasi della Luna rispetto alle stelle fisse – ha richiesto d’altronde una serie di approcci ancora differenti. È il caso, ad esempio, della porzione L, la più esterna di tutta la ruota, dove, al fine di preservare la possibilità da parte dell’utente di un riscontro puntuale con la riproduzione fotografica del ms. – una delle finalità precipue di questa edizione –,  si è optato per suddividere il testo continuo in essa contenuto (fig. 12).

fig. 12

La porzione testuale viene dunque riproposta, priva di frazionamenti, in sede di edizione diplomatico-interpretativa (fig. 13).

fig. 13

Come si può vedere, la realizzazione dell’edizione digitale dell’Atlante catalano si è giovata di diverse strategie, ciascuna di esse tesa, nondimeno, a garantire all’utente, da una parte, la facoltà di una verifica costante delle trascrizioni, dall’altra, la fruibilità dell’edizione stessa. Alla prima finalità può essere ascritto un altro piccolo accorgimento, quello di presentare, nella sezione dedicata alle edizioni diplomatiche, la riproduzione fotografica del ms. ruotata secondo l’orientamento che meglio consente il raffronto con la scrittura. Alla seconda, d’altro canto, devono essere ricondotte le brevi note poste in apertura della pagina di presentazione delle porzioni inerenti alle carte geografiche, recanti l’indicazione dei territori interessati (fig. 14), o, ancora, le più estese rubriche, che laddove necessario forniscono chiarimenti circa altre rappresentazioni di non immediata comprensione, come nel caso relativo alle due progressioni di numeri arabi e romani che incorniciano il calendario lunisolare (fig. 15).

Nella direzione di massimizzare l’esperienza di fruizione da parte del lettore va inoltre, naturalmente, la proposta di una traduzione in italiano, la quale, disponibile per la quasi totalità dei testi continui e per buona parte di quelli non continui (fanno eccezione i toponimi indicati nelle mappe, presto oggetto di implementazione), viene presentata con il testo dell’edizione interpretativa a fronte: laddove alla restituzione di senso di quest’ultimo si fosse reso necessario un intervento critico, esso viene segnalato mediante un asterisco e ne viene dato conto brevemente in nota (in fig. 16 si mostra l’esempio relativo alla porzione D, riferimento 15,  della tavola n. 4). Tali emendamenti, unitamente alle letture a volte innovative fornite per alcuni luoghi del ms., permettono di considerare la presente edizione significativa non solo per i vantaggi connessi all’utilizzo del supporto digitale, ma anche per il suo contributo di ambito più strettamente filologico.

fig. 16

In ultimo, si segnala l’interfaccia che a breve collegherà l’edizione con il sito web del Parli, il Prosopographical Atlas of Romance Literature (“Atlante prosopografico delle letterature romanze medievali”, al quale è dedicato il presente articolo di Margherita Bisceglia). Sebbene la connessione con la piattaforma sia ancora in fase di sviluppo, è già possibile, tuttavia, osservare un piccolo saggio del suo funzionamento. Accedendo alla schermata dedicata all’edizione diplomatica relativa alla porzione A della tavola n. 6, e cliccando sulla trascrizione del toponimo NORVEGA (fig. 17), ad esempio, l’utente viene reindirizzato alla corrispondente scheda del Parli (fig. 18), dalla quale, oltre a visualizzare la porzione testuale interessata dalla citazione e la relativa traduzione, potrà intraprendere la navigazione dell’Atlante prosopografico a partire dalle altre voci relazionate, quali quelle inerenti, nella fattispecie, all’opera da cui viene tratto il riferimento (l’Atlante catalano, o Mapamundi), alle eventuali forme alternative da esso assunte (Nurvega), o all’entità geografica che tale riferimento designa (la Norvegia).

Certamente la strada verso la completa integrazione dei “due Atlanti” non è delle più brevi – si pensi che i toponimi segnalati nelle carte geografiche di quello che rappresenta il più importante portolano d’epoca medievale sono oltre duemila! –, ma si tratta di un percorso al termine del quale avremo probabilmente una cognizione ancora migliore del grande valore storico, artistico e letterario che contraddistingue l’opera di Abraham Cresques.

emanuele.dimeo2@gmail.com – elisa.verzilli@uniroma1.it.

L'autore

Emanuele Di Meo
Laureato in Filologia romanza all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Emanuele Filippo Di Meo ha conseguito il Dottorato di ricerca presso il medesimo ateneo , in cotutela con la Universidade de Santiago de Compostela, con una tesi dal titolo Le cantigas di Don Denis, il re poeta: edizione critica, studio e glossario. Ha usufruito di assegni di ricerca presso l’Università degli Studi del Molise e presso La Sapienza. Le sue principali aree di interesse riguardano la poesia lirica medievale ibero e galloromanza, con attenzione anche alla dimensione prosopografica.