Ho conosciuto Stefano Brugnolo molti anni anni fa, verso la metà degli anni ‘70 a Venezia, all’interno del gruppo che gravitava intorno a Francesco Orlando. Dopo le lezioni tenute nella neonata Facoltà di Lettere e Filosofia di San Sebastiano, si andava sulle Zattere, che erano lì vicino, a consumare un gelato o un caffè, e la voce di Stefano non mancava mai di affermarsi in maniera incisiva nelle discussioni che avevano luogo intorno a qualche tavolo di caffè. Poi i contatti tra noi si sono allentati per parecchi anni – aveva insegnato nella scuola e anche nel carcere, esperienza non banale da cui aveva imparato molte cose – e in seguito l’ho ritrovato a Pisa come collega, chiamato sulla cattedra che era stata di Orlando, dove per anni ha proseguito e arricchito il suo insegnamento con corsi che hanno sempre ottenuto grande interesse e successo presso gli studenti.
Oltre che ottimo didatta, Stefano è stato un notevole studioso. Alla sua qualità scientifica univa formidabili doti di comunicatore che negli ultimi tempi si sono manifestate in numerosi interventi, anche non strettamente letterari, sulla rete. Non aveva particolari abilità tecniche in questo campo, Stefano, in compenso era lucidamente convinto della necessità di non chiudersi dentro steccati accademici o specialistici, ed era sinceramente animato da uno spirito di divulgazione – illuministico nel senso migliore – che nei nuovi mezzi di comunicazioni trovava uno strumento efficace. Queste aperture verso l’esterno si accompagnavano, in lui, a sterminate letture e a grandi capacità di approfondimento e problematizzazione del testo letterario.
Gli invidiavo l’ampiezza delle sue letture che gli consentiva di seguire un tema o una forma sull’arco di molti secoli e di diverse tradizioni nazionali, come ha fatto mirabilmente nel suo ultimo libro, Rivoluzioni e popolo nell’immaginario letterario italiano ed europeo, pubblicato nel 2023. Ricordo che spesso gli chiedevo se aveva letto questa o quella cosa e, quasi immancabilmente, la risposta era sì. Ma una grossa mole di letture non significa granché senza una elaborazione personale, e in questo Stefano eccelleva, riuscendo a portare avanti una visione del fenomeno letterario coerente, e, insieme, continuamente rinnovata attraverso la mobilitazione di punti vista inaspettati.
Ho accennato sopra alle sue qualità scientifiche, quelle umane non erano da meno. La sua bonomia, la sua arguzia, le sue straordinarie capacità di affabulazione e di raccontatore di aneddoti irresistibili, con il suo inconfondibile accento veneto, sono presenti a chiunque abbia frequentato, anche solo qualche volta, le serate dei lunedì pisani che avevano luogo dopo gli incontri di quel «Seminario di Interpretazione Testuale» di cui Stefano è stato uno degli ideatori e un pilastro insostituibile. Indelebile, nel mio ricordo, rimarrà il suo modo di prendere la parola durante i dibattiti : la sua figura, fisicamente imponente oltre che sempre più intellettualmente autorevole con l’andare del tempo, raggiungeva a passi lenti alla cattedra e da lì, con lo sguardo rivolto verso l’alto, si lanciava in lunghi interventi, sempre acuti, il cui leitmotiv – eredità dell’insegnamento orlandiano – era la difesa dell’irriducibile ambivalenza formale che caratterizza e fonda il discorso letterario, unita a una considerazione costante dei fattori ideologici e storici che lo innervano. Insieme agli amici e ai colleghi che gli sono stati accanto per anni, sono certo che lo ricorderanno con riconoscenza molti studenti, nonché i numerosi followers che aveva sui social networks, a cui mancheranno non poco i suoi stimolanti interventi.
L'autore
- Gianni Iotti ha insegnato Letteratura francese nelle Università di Venezia, Perugia, Pisa e Parigi. Specialista del Settecento e dell’opera di Voltaire, si è interessato in particolare ai temi del corpo e della sensibilità morale, nonché al rapporto tra contenuti ideologici e forme narrative nella letteratura all’epoca dei Lumi.
Ultimi articoli
avvenimenti13 Giugno 2025Per Stefano Brugnolo
