Dedica al lettore
Questo testo è stato scritto nel corso di molti anni, durante i quali si sono accumulati in me strati della storia romana e della bellezza sfuggente della città, nonché strati del modo in cui ho attraversato e conosciuto la metropoli. Prima di passaggio poi, negli ultimi anni, con calma e tranquillità.
Sono arrivata a Roma per la prima volta nel 1980, ero una ragazza che proveniva dal comunismo romeno, da un paese dove c’era una dittatura (quella di Ceaușescu) e che andava a trovare il nonno paterno (padre Basilio, monaco basiliano e sacerdote greco-cattolico), in esilio a Roma dal 1978, rimasto nella metropoli grazie al monsignore e canonico Aloisie Ludovic Tăutu che l’aveva convinto a non emigrare negli Stati Uniti d’America, in un monastero di basiliani. All’epoca il pontefice era Giovanni Paolo II (protettore dei sacerdoti esiliati dai paesi comunisti), pertanto era logico che mio nonno si stabilisse a Roma. Per volere papale si stabilì definitivamente e prestò servizio, come monaco basiliano, in un convento di suore – le suore del “Cuore della Madonna di Fatima” (Suore Oblate), situato alla periferia di Roma.
La mia prima visita a Roma fu veloce, ma mi conquistò per tutta la vita. Seguirono altri viaggi fugaci fino a quando, dopo il crollo del regime comunista in Romania, ho potuto viaggiare senza fretta, esplorando la città in tutte le sue sfumature e sfaccettature. Avevo un defunto qui, sepolto a Campo Verano (mio nonno paterno è morto nel 1984), così Roma è diventata la mia seconda casa.
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UROSMA (testo alchemico)
Introduzione
Ero una vagabonda inconsapevole e felice quando, all’età di diciotto anni, arrivai per la prima volta nel cuore dell’impero.
Magnum Athanor Latium
Questa città è il libro tibetano dei tuoi morti, tra le sue pagine si trovano tombe verticali in cui la luce ha lasciato scie. Hey you, come in una canzone tagliente dei Pink Floyd, dall’autobus verso l’aeroporto e l’autostazione, i frammenti della metropoli si ramificano a Termini, contenitore di bagagli e viaggiatori dove si possono fiutare i misteri. Qui ti ricordi delle guerre puniche e degli inizi di questa distesa con diramazioni cosmiche: una sciamana sotto forma di lupo, Rumon, secondo il suo nome etrusco esiliato, ma ricordata come Urosma, regina delle colline e delle salite.
Quando attraversi Porta Maggiore, percorri un canale collettore che porta dalla cupola del circo alle colline consacrate dal tempo. Qui ti ricordi dei primi fratricidi reali, poi guardi da dietro le statue dei Dioscuri protetti da un imperatore nero, una santa trinità pagana, e allora sai di trovarti in una zona nigredo. O forse si tratta proprio di un’intera patria caduta sotto il segno dell’oscurità. E così scoprirai la pietra occulta!
Un gabbiano e una gatta tra i lampioni delle pesantezze cubiche allineate dal protetto del papa Sisto che dipinse una cappella famosa. Frammenti di acquedotti e terme, e anche una strada risorta dall’antichità fino al rinnovamento del millennio, chiamata Appia, dove i pontifici massimi camminarono in ginocchio e si pentirono per essere creduti sulla parola dalle folle adoranti o punitrici. E così scoprirai la pietra occulta!
Io, Xandra Macellaria, per la salvezza della mia anima, ho dipinto e ho scritto tutte queste cose. Santa Caterina nera un giorno si tramuterà in Santa Caterina purpurea, come un tappeto su cui camminano i vincitori. Ma finché la saggezza non troverà la sua bellezza perfetta, è necessario attraversare i sotterranei clementini. Qui è ancora viva una scultura di Mitra, tra le acque calde che scorrono sotto le case. Affreschi e mosaici staccati con le dita, ma anche una giovane donna con un unicorno grande come un barboncino tra le braccia. Le basiliche isolate che amo in segreto, San Paolo e San Lorenzo fuori le mura, stanno come candele nel mio scheletro. E così scoprirai la pietra occulta!
Tra il circo e i musei con resti imperiali si era insediata la feccia della metropoli, il suo liquore di matrona. I cavalli di calcare s’inarcavano e tra i loro zoccoli scorrevano ettolitri di linfa, vino, acqua, sangue, pus, saliva, urina, raccolti in un calice inciso. E così troverai la pietra occulta!
Gli alberi d’alloro abbondano nella metropoli, come i mozziconi di sigaretta. Uomini in giacca e cravatta, fotocopiati, che non sanno esattamente chi sono, attraversano la città in una marcia forzata. Un orologio rotto, con i numeri mezzo cancellati o tremolanti, sulla loro strada. In lontananza s’intravede l’oro di una Madonna di Trastevere che non vuole ritornare a casa, ma che vuole essere lasciata nel deserto. Il sonno del grande mezzogiorno che è il sonno della maturazione della donna e dell’uomo, insieme o separati. Nel forno lievita un pane dorato che potrà essere spezzato dai chiamati, come dai prescelti dalla sorte. E così scoprirai la pietra occulta!
VENUS GENITRIX. MATER GENITRIX CLOACA. MAXIMA CLOACA MAXIMA. XANDRA MACELLARIA SCRIBA. Una pergamena apparsa da un parto cesareo e chiamata UROSMA. Una Venere nuda, apparsa dalle paludi, e non avvolta in pellicce. Una Venere delle fogne che portano verso altri mondi. Una cloaca scarlatta. Mater Tana per una città all’inizio e alla fine del mondo. E così scoprirai la pietra occulta!
Porta Portese, il luogo attraverso cui il cammello passa nella cruna dell’ago, come annunciato nella Bibbia. Attraverso una porta passeremo anche noi per tentare l’elevazione. Qui la timidezza non ha alcun potere, a meno che non sia moltiplicata dal vino del luogo. Le bocche di scarico testimoniano la vita sotterranea di un corpo psichico della folla. Dalla nigredo alla rubedo la strada è sempre gialla. L’oro delle madonne è il solo che potrebbe aiutare il mondo in sofferenza o in attesa. E così scoprirai la pietra occulta!
Sopra l’estate c’è sempre un’altra estate che assorbe la nostalgia e la deposita negli orci della cantina della metropoli. Athanor: sensazioni, spezie, contatti, oblii di sé. Della dea Cloacina si sapeva poco: un corpo di granito nero e capelli con ciocche rossastre, avvolti intorno al collo come un collare o lunghi fino all’ombelico. Cloacina incandescente, che solo un adolescente perverso, chiamato Eliogabalo, adorava apertamente, ordinando l’ampliamento dei canali di scolo della capitale dell’impero. Cloacina Maxima. Venere Cloacina nel suo imene come uno smeraldo gonorroico. E così scoprirai la pietra occulta!
L’impero intravisto dal basso possiede un’altra forma di crepuscolo in festa. Ma, qui, si tratta forse di gloria o di grandezza e magnificenza? Federico e Paolo hanno puntato la macchina da presa sulla metropoli e vi sono rimasti incollati come ad una fabbrica corrosa dagli acidi, contagiosa con le sue malattie veneree. Helen, con una vestaglia hollywoodiana di raso, che apre la terrazza della metropoli nel suo passaggio dalla primavera all’estate, da femmina matura a femmina che si avvia verso la vecchiaia. Molti anni prima, Anna che chiude la porta d’ingresso notturna di una casa romana, dicendo semplicemente ciao. Sofia, nella mansarda di un palazzo dell’epoca di Mussolini, che gioca con Marcello tra le lenzuola stese ad asciugare. I fenicotteri vicino al Colosseo, che prendono il volo a causa del sussurro di una santa. Anita con il seno opulento esposto alla Fontana di Trevi. Una ragazza in minigonna posa con le ginocchia nude al tramonto. Un ragazzo in bermuda, con la pelle ricoperta di tatuaggi, ozia al sole. Chi li amerà e li desidererà tra un centinaio d’anni e a chi apparterranno? Io ho un caro defunto a Campo Verano, non lontano dalla lapide di Garibaldi. I candelabri si riscaldano, le lucciole urtano contro i lampioni, gli occhi si annebbiano. Rubedo est anima mea. Fugit citrinitas tempus. Corpus obscurus est anima mea. E così scoprirai la pietra occulta!
La mattina in cui mi ci siamo messi in viaggio, ho costruito tutto a partire dal chiaroscuro, avendo ricevuto un biglietto dal maestro Caravaggio, il nigredo. Poi ho lavorato come mescitrice di vini a Villa Medici, nei giardini di tamerici bianche di Lucullo, adiacenti al parco Borghese, da dove la città imperiale appariva come una conchiglia vuota, rovesciata con la bocca all’insù. I leoni della villa la custodivano senza respiro. La cupola di San Pietro si era trasformata nel casco da parrucchiere del mondo più trasparente o in una capsula di risonanza magnetica per il cervello. Anche il biancore liquido della Fontana di Trevi non era da disprezzare, se raccoglievi tutte le monete gettate dai turisti. A volte qualcuno faceva una proposta di matrimonio sul bordo della fontana, come se l’acqua potesse essere garante di nozze predatrici. Lattea, un mondo di neve secca con un altro Nimphaeum come riparo dal caldo, era Villa Giulia, il luogo più silenzioso della metropoli, ideato da un papa che amava il riposo suburbano. Ogni anno trascorrevo qui ore intere, felice, nelle logge con mosaici acquatici ad arco in una struttura tripartita con divinità fluviali e cariatidi. Anche la fontana Paola a Trastevere apparteneva alla famiglia degli splendidi albini. Poi la piazza geometrica giallastra della prima collina trionfale della metropoli e la sala da ballo dorata del palazzo Doria, dove gli specchi avevano acque color miele. Color dell’ambra erano anche le madonne dei mosaici come Maria e Prassede. Poi, il mausoleo dell’imperatore filosofo, che somigliava a un fegato schiacciato, marrone a causa di tutte le inondazioni del Tevere. Gli abitanti della città sanno che questo unico organo si è tramutato alla fine in un cuore, anch’esso marrone, come una pentola colma di spezie ibride. Questa tomba per Cesare è una conceria, proprio come l’estate. O un athanor per l’armatura di un titano. Dall’imperatore siamo passati, di tomba in tomba, a un anziano anonimo che morì in esilio, sebbene fosse un guerriero, di nome Basilio, un tempo ospitato dal Santo Salvatore alle Coppelle. E così scoprirai la pietra occulta!
Siamo arrivati, con grande ritardo, alla tomba di Annia Regilla, che si intravedeva chiusa su un sentiero di alberi di alloro. Il parco Caffarella era tornato ad essere la foresta magica di un tempo, tanto che mi sembrava di vedere folletti minerali e vestali danzare intorno a noi. Annia Regilla dormiva da quasi due millenni, uccisa da Erode Attico, ed ecco che noi venivamo a visitarla come uno spirito protettore della poesia. Eravamo tre cercatori: Carlo lo stalker, e Oona la donna scriba e io, Xandra Macellaria, l’alchimista. Ognuno di noi aveva sopra di sé uno sparviero che ruotava il becco come una puntina, indicandoci la strada attraverso la foresta. Annia Regilla era lo spettro vegetale di Cecilia Maetella, questo messaggio di un tempo, ormai dimenticato, si librava dalle grinfie degli sparvieri sopra la Via Latina. Poi le querce sacre ci hanno portato al Nimphaeum dove abbiamo trovato uno stagno con ninfee e seta d’acqua.
Qui si trovava la casa della ninfa Egeria, di cui il re Numa Pompilio si era innamorato cento anni dopo la fondazione di Roma. Verde, quanto ti amo verde, verde capelli, verde foresta, ragazza verde con i capelli foresta. Esiste forse un dio del ritorno a casa? Perché io, Xandra Macellaria, tornavo a casa sulla Via Latina, portando nel taschino alcuni personaggi storici. Meli e peri selvatici erano dovunque, cosicché ho raccolto frutti selvatici per il Tempio di Cerere tramutato in una piccola chiesa da Urbano martire. C’era odore di formaggio di pecora della fattoria Vaccareccia, assomigliavo alla figlia di un pastore diventata poetessa grazie agli odori e ai minerali. Lo stalker e la donna scriba mi hanno ordinato allora di comporre una poesia sul posto. E così scoprirai la pietra occulta!
Dalla Cloaca Maxima, con paludi, fango, ghiacciai acquitrinosi e sangue bollente, da un noto cerchio dell’inferno, siamo giunti, trascinandoci in ginocchio, al divinum lumen. I vespasiani erano, nel loro modo cifrato, delle bocche pubbliche verso il cielo. Perché un tempo la bellezza si era fatta bruttezza ammirata, poi la bruttezza si era fatta grande bellezza, poi la bellezza era tornata di nuovo bruttezza, convertendola tutte le volte che aveva potuto. I mondi antichi erano bruciati nei forni e il pane rubino era diventato disco solare. Sotto il segno della leonessa, che è anche una lupa, la materia si intensifica. Rubedo est anima mea. I re e le regine, i principi e le principesse di questo territorio, i pontefici, i patroni, i santi e gli asceti dei registri, le Madonne dorate che ho menzionato, hanno approfondito gli spigoli e le superfici, li hanno macerati, li hanno levigati, li hanno ripuliti e hanno portato alla luce una bellezza inaudita. Io, Xandra Macellaria, ne sono testimone. Attraverso un morto sono arrivata qui, attraverso un morto dell’impero sono risorta e ho ritrovato la grande bellezza, rossastra, in una nuova pergamena chiamata UROSMA. E così ho scoperto la pietra occulta!
Traduzione di Giovanni Magliocco
Giovanni Magliocco è poeta, traduttore e saggista. È attualmente Professore Associato di Lingua e Letteratura Romena presso l’Università di Bari “Aldo Moro”. Ha pubblicato numerosi studi critici dedicati alla letteratura romena, in una prospettiva comparatistica che privilegia l’analisi degli archetipi, dei miti e dell’immaginario. Nel 2024 ha pubblicato la raccolta di poesie Craco (Entropia / La Gru edizioni; Padova, finalista al “Premio Letterario Zeno 2025 – XIII edizione” e al “Premio Letterario Città di Mesagne 2025 – XXII edizione”). Nel 2025 una sua raccolta inedita dal titolo Ai confini della cenere – in corso di pubblicazione nella collana “Nuova Limina” di Anterem Edizioni – è stata finalista della XXXIX Edizione del Premio Lorenzo Montano. È traduttore di poesia dal romeno e dal francese. Tra i suoi volumi di traduzione più recenti: il poema di Ruxandra Cesereanu, La donna crociato (Editura Vinea, Bucarest, 2023) e l’antologia di Magda Cârneci, Transneuronale (Raffaelli Editore, Rimini, 2025). In Romania ha curato, con Ilona Duța, due importanti retrospettive della poesia di Ruxandra Cesereanu: 101 de poezii (Editura Academiei, Bucarest, 2022) e Panteră neagră am fost cândva (Editura Cartier, Chișinău / Bucarest, 2023).
L'autore
- Ruxandra Cesereanu è poetessa, scrittrice di prosa e saggista ed è tra le voci più autorevoli della letteratura romena contemporanea. Professoressa Ordinaria presso il Dipartimento di Letterature Comparate della Facoltà di Lettere dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca. Fa parte dello staff del Centro di Ricerca sull’Immaginario “Phantasma”, dove ha tenuto laboratori di scrittura creativa di poesia, prosa, sceneggiatura cinematografica ed esperimenti con l’intelligenza artificiale (2002-2025). Ha pubblicato dieci libri di poesia – il più recente dei quali è il volume di ballate postumane Sophia Romania (2021) – otto volumi di prosa, tra racconti e romanzi – il più recente dei quali è il romanzo-affresco sul postcomunismo rumeno Regii gunoaielor (2024). La sua opera ha ottenuto numerosi riconoscimenti: ha ricevuto il “Premio dell’Associazione degli Scrittori di Cluj” per la poesia (1994, 2005, 2009); il “Premio România Cultural” per la poesia (2007); il “Premio Pavel Dan” della filiale di Cluj dell’Unione degli Scrittori della Romania (2014) e il “Premio Livio Rebreanu” della Filiale di Cluj dell’Unione degli Scrittori della Romania (2025). È stata tradotta in inglese, italiano, francese, ungherese e bulgaro. Ha pubblicato nove libri di studi critici e saggi, il più recente dei quali è Lumi de ficțiune, lumi de realitate (2022), per il quale ha vinto il premio “Libro dell’Anno 2023” in Romania. Presso Mimesis ha pubblicato Political Torture in the Twentieth Century (2021) e Tra realtà e finzione. Dieci autori romeni (2026). È attualmente presidente del Pen Club Romania.
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