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Tilda Swinton all’Onassis Ready

Prima ancora di entrare nella mostra, è il luogo stesso a introdurre il visitatore alla logica dell’ongoing. Nel cuore di Agios Ioannis Rentis, quartiere industriale posto tra Atene e il Pireo, Onassis Ready occupa una ex fabbrica riconvertita dalla Fondazione Onassis in spazio dedicato alla sperimentazione artistica. Il nome racchiude un significativo gioco semantico: ready non indica soltanto una condizione di disponibilità o preparazione, ma suggerisce anche un processo costantemente aperto, una dimensione del fare che precede il risultato finale. In questo senso, Onassis Ready si configura come una vera e propria officina della creazione contemporanea, dove l’attenzione si sposta dall’opera conclusa al processo che la genera. È proprio all’interno di questa estetica del divenire che si inserisce la mostra Tilda Swinton – Ongoing.

In questo spazio di confine e quasi sotterraneo di Onassis Ready, la mostra Tilda Swinton – Ongoing non si configura come un semplice omaggio al percorso artistico di Tilda Swinton, bensì come un’esperienza di attraversamento della memoria, della materialità del corpo e della fluidità dell’identità artistica. Già dal titolo, il concetto di ongoing si trasforma in un asse estetico e filosofico. Nulla qui si presenta come stabile o compiuto. Tutto sembra trovarsi in un continuo processo di trasformazione.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Eye Filmmuseum e la Fondazione Onassis, riunisce frammenti cinematografici, fotografie, tracce di costumi, installazioni ed elementi performativi che non cercano di «spiegare» Tilda Swinton, ma di costruire attorno a lei un campo di esperienza e di atmosfera. Le sue collaborazioni con autori come Pedro Almodóvar, Jim Jarmusch, Luca Guadagnino o Derek Jarman non appaiono come semplici riferimenti filmografici, ma come tracce di un percorso artistico collettivo.

Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui la stessa Swinton trasforma il proprio corpo e la propria immagine in un itinerario conoscitivo in continua evoluzione. La sua familiare presenza cinematografica si scompone qui in ombre, texture, frammenti sonori, tessuti e figure semisvanite. La mostra non è interessata a presentare la “star” Tilda Swinton. Cerca piuttosto quel punto fragile in cui la performance incontra la dimensione vulnerabile della presenza e in cui l’immagine pubblica perde le proprie certezze.

Un posto particolare occupa l’opera A Biographical Wardrobe, realizzata insieme a Olivier Saillard. Attraverso gli abiti, che agiscono come veicoli della memoria, Swinton sembra ricomporre un’archeologia personale dell’esistenza. I vestiti non vengono trattati come oggetti di moda, ma come impronte di vita, memorie indossate che conservano movimenti, perdite e trasformazioni.

Particolarmente riuscita risulta anche la scelta dello spazio espositivo. La materialità industriale di Onassis Ready, lontana dalla neutralità bianca di un museo, permette alle opere di acquisire un’intensità quasi sotterranea. Il visitatore non si muove all’interno di una “mostra” nel senso convenzionale del termine, ma in un labirinto esperienziale di immagini e suoni, dove il cinema si trasforma in materia della memoria e l’archivio personale in paesaggio poetico.

Nel contesto di questa esperienza complessiva, ha suscitato particolare interesse anche la masterclass di Tilda Swinton intitolata Fellowship, Art & Nature, che ha funzionato quasi come un’estensione teorica e vissuta della mostra stessa. Non si è trattato di una tradizionale lezione di recitazione o di cinema, ma di una conversazione aperta sulla compagnia creativa, sul rapporto tra arte e natura e sul modo in cui le relazioni umane si trasformano in meccanismi creativi di produzione artistica.

In molti momenti, Ongoing ricorda più un’installazione d’arte contemporanea che una retrospettiva cinematografica. Swinton viene presentata come un soggetto artistico in costante mutazione: attrice, performer, musa, curatrice della memoria, fantasma dell’immagine. L’“ongoing” non riguarda soltanto il suo percorso personale. Riguarda anche la natura stessa dell’arte come processo che rimane aperto e incompiuto.

Nel panorama culturale dell’Atene contemporanea, la mostra assume un significato ancora più rilevante, poiché riporta al centro una forma di visione che non si limita al consumo delle immagini, ma invita lo spettatore a rallentare, a perdersi e ad accettare l’incertezza. In un’epoca di sovrapproduzione di contenuti visivi, Swinton e i suoi collaboratori scelgono il silenzio, il vuoto e la frammentarietà come strumenti fondamentali della narrazione.

Tilda Swinton – Ongoing non è semplicemente una mostra dedicata a Tilda Swinton. È una mostra su ciò che significa abitare le immagini, trasformare la memoria in materia artistica e lasciare l’identità aperta, fragile e costantemente “in divenire”.

 

L'autore

Giorgia Karvunaki
Giorgia Karvunaki è nata in Grecia, a Creta, a Canea. Ha studiato in Italia Lingua e cultura italiana per stranieri, Scienze Politiche - Indirizzo Internazionale, Insegnamento dell'italiano come LS, Sceneggiatura e in Grecia Traduzione  - Traduttologia. È membro associato e National Convener per la Grecia dal 2007 della Commissione internazionale per la storia delle istituzioni rappresentative e parlamentari (ICHRPI), Rappresentante accreditata del Nosside, Premio Internazionale di Poesia (Unesco) e Membro dell'International Theatre Institute (ITI). Vive ad Atene dove lavora come insegnate, traduttrice, promotrice culturale e ricercatrice storica. Le sue traduzioni, le sue interviste e i suoi articoli, sono stati pubblicati in riviste cartacee ed elettroniche in Grecia, in Italia e in Romania. Le sue traduzioni di opere teatrali sono state messe in scena in Grecia e in Italia. Nel 2018 è stata premiata dall'Istituto Italiano di cultura di Atene con il ‘Premio Luigi Pirandello’.