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Lift Gallery

“Lift Gallery” è un’associazione culturale fondata da cinque inquilini del condominio di via Pasquale Tola n.42, nel quartiere Appio Latino, a Roma. L’associazione è nata dalla singolare storia della Lift Gallery, una galleria d’arte che ha avuto per luogo l’ascensore condominiale, dove, per diversi anni, si sono svolte originali mostre d’arte contemporanea.

Tutto ha avuto inizio nel gennaio ’98 quando Pino Rosati, inquilino del quinto piano, ebbe l’idea di trasformare lo squallido e sghembo ascensore dello stabile in una galleria d’arte, apponendovi, nottetempo, una serie di disegni, pitture ed altri oggetti, firmati con nome, cognome e numero di interno. A quel gioco subito risposero i dirimpettai, che a loro volta (bambino e babysitter compresi) allestirono delle mini-mostre con tanto di firma. Avanti così, una mostra dopo l’altra, per un anno intero, in tacito accordo e con il gusto di sorprendere gli altri inquilini quando, al mattino, avrebbero trovato nel tristo abitacolo le nuove creazioni.

Tutti gli accadimenti sono stati poi raccolti in un libricino illustrato, il Catalogo Narrato, stampato in proprio, in tiratura condominiale e diffuso nelle buche delle lettere, che così inizia:

“Autunno 1997. C’era addirittura chi, come Ottmar lo svizzero, preferiva farsi le scale a piedi, pur di non prenderlo. Al timore di schiantarsi va aggiunta l’angustia del vano, il colore grigio, la luce giallognola e gli scricchiolii sinistri del legname di cui è fatto: l’ascensore del condominio di via Pasquale Tola 42, a Roma. A poco era servito ridipingerlo. Anzi. La vernice grigia usata dal pur bravo sig. Romanzi aveva ricoperto, impietosa, ogni magagna evidenziandone lo spessore. Il tocco finale lo diede una mano sconosciuta sfregiando ignobilmente, forse con una chiave, la pittura ancora fresca di quelle stanche paratie. La misura era colma. Posi fine al martirio elevando l’ascensore al rango di Luogo d’Arte e lo nominai, applicando una targhetta al suo interno, LIFT GALLERY…” (Pino Rosati)

Seguì la formazione di un gruppo promotore, divenuto poi associazione, composto da Massimiliano Chialastri, Stefania Macori, Pino Rosati, Maria Teresa Signoretta, Giovanna Volpe.

Siamo nell’estate 2001 e il gruppo della Lift Gallery, non è più solo episodio condominiale, ma progetto culturale, decide per la ripresa dell’attività espositiva con modalità rinnovate per cui l’assemblea condominiale si trovò ad approvare un programma ufficiale dove, importanti artisti, venivano invitati a confrontare la propria opera con quel luogo, quella storia ed a continuarne il racconto.

A differenza della prima serie di mostre, dove tutto si era svolto nel chiuso e nel silenzio del condominio, la nuova fase vede il coinvolgimento di tutti i condomini e una clamorosa apertura verso i visitatori delle mostre che finivano per invadere l’intero edificio. Infatti, durante le feste di inaugurazione si poteva fruire, oltre che dell’opera esposta, di dolci e pietanze preparate dalle signore del condominio, ed offerte su tavoli imbanditi ai pianerottoli, mentre musicisti accompagnavano, con vari strumenti, l’andirivieni di passi e mandibole. Un clima di opera collettiva e relazionale, un laboratorio umano dove si sono incrociati saperi ed esperienze diversissime tra loro.

La posa dell’opera, sorta di rituale antropologico che avveniva sotto gli occhi dei presenti, ha visto ciascun artista officiare la trasformazione del normale ascensore in Lift Gallery. Gli interventi sono stati i più diversi: installazioni, pitture corporee, incisioni, elaborazioni fotografiche, performance, reading di poesie, un mosaico pavimentale e addirittura un sacerdote a confessare nell’ascensore. Nel corso degli anni, dal 2001 al 2008, circa quaranta artisti si sono confrontati con questo particolare luogo espositivo e con i condòmini trovando soluzioni site specific originali.

Ognuna di queste numerose mostre, supportata dall’intervento di curatori e storici dell’arte, è stata documentata da filmati e da cataloghi, locandine, cartoline e manifesti, rigorosamente autoprodotti, in stile Lift Gallery.

Diceva Pino Rosati parlando dell’ascensore: “Non semplice abbellimento, ma caparbia attivazione, ri-animazione di un luogo già intristito dalla noncuranza, prima che dal grigiore delle pareti, ed esemplare dell’anonimìa degli ambienti del nostro convivere: di tutti e di nessuno. Proprio per questo più eclatante il capovolgimento, l’iperbolica beatificazione in luogo d’arte e d’autore”.

Un ulteriore salto di notorietà avvenne attraverso la diffusione in internet di questa vicenda così la risonanza data agli eventi anche da giornali e tv come il Venerdì di Repubblica, La Settimana Enigmistica, Rai 3, Teleradio Padre Pio, e molti altri, non ha fatto che aumentare l’orgoglio degli abitanti ed il senso di appartenenza al civico 42 di via Pasquale Tola.

Inoltre, la Lift Gallery è stata invitata a proporre il proprio modello di intervento in nuove situazioni, come in un condominio a Firenze, e nell’edificio comunale della Casa della Musica a Trieste.

Questa l’esperienza ha portato ad estendere il raggio d’azione oltre il condominio, nel quartiere, dove dal 2002 sono stati organizzati vari eventi all’interno delle manifestazioni culturali dell’allora IX Municipio, quali: i “Poeti Lazzaroni” nel 2002/2003, “Municipio mon amour” del 2003 e collaborazioni con le scuole ed altre associazioni culturali. A livello cittadino ricordiamo la partecipazione a “La notte bianca” del 2004 e alla prima festa del vicinato “Vicini Vicini” del 2005 con l’inaugurazione di una nuova sede della Lift Gallery a via Pasquale Tola 1.

L’unicità di quest’esperienza a fatto sì che siamo stati invitati a cicli di conferenze e dibattiti all’Università degli Studi La Sapienza, facoltà di Architettura e al Museo Laboratorio d’arte Contemporanea, all’Accademia di Belle Arti e all’ex Mattatoio di Testaccio, a Roma. Nel 2019 ricordiamo l’invito al Museo Arte Contemporanea Roma, in occasione del MACRO ASILO, a presentare per un’intera giornata la nostra singolare storia con molti dei protagonisti di allora.

Col tempo si è andata affinando una pratica tesa a reinventare i luoghi del panorama quotidiano, spesso trascurati, attraverso gli strumenti dell’immaginazione, del gioco, della condivisione, basandosi sulla capacità delle persone, e sul loro diritto, di determinare il miglioramento degli ambienti in cui vivono.

Dal condominio al quartiere il passo è stato breve ed il IX Municipio si è fatto portavoce di tali istanze al Comune di Roma che ha accolto e fatta propria l’idea di un recupero partecipato dello spazio urbano.

Da quei presupposti si è arrivati al progetto di riqualificazione di piazza Scipione Ammirato (tristissimo isolotto di asfalto a due passi da via Tola) sostenuto dal IX Municipio ed infine accolto favorevolmente dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale ed il Lavoro, con gli uffici del Dipartimento XIX, Politiche per lo Sviluppo ed il Recupero delle Periferie – III U.O. Riqualificazione Urbana.

All’interno di un percorso legato alla “progettazione partecipata”, tesa ad affrontare i temi inerenti ad una riprogettazione in termini sociali e di scelte architettoniche della piazza in esame, la Lift Gallery ha dato il via ad una serie di iniziative tese al coinvolgimento della popolazione residente nell’individuare le tematiche sociali di più stretto interesse alle quali dare una risposta in termini progettuali.

Una delle tematiche fondative del progetto è stato il recupero dei “giochi di strada”. Un mosaico raffigurante il Gioco della Campana è stato posto al centro della piazza riqualificata a voler suggerire un recupero di quei giochi ormai rimasti nella sola memoria dei nonni, con i quali sarebbe auspicabile che i nostri ragazzi potessero misurarsi riscoprendo possibilità di socialità e di incontro. Il mosaico è stato realizzato in un laboratorio attivato per l’occasione nell’allora scuola media statale “F. Petrarca”, sotto la guida di un esperto mosaicista. Un’occasione di riflessione sul come avvicinare i giovani al concetto di appartenenza alla propria città ed al suo rispetto divenendone “costruttori” e custodi.

Fin qui la cronistoria della Lift Gallery.

Oggi, considerando il percorso compiuto, risulta evidente quale sia la potenzialità delle persone nel modificare, migliorare gli ambienti in cui vivono, attraverso il rinnovamento delle relazioni sociali, lo scambio tra saperi diversi che impiegati al di fuori dei consueti canali, sono portatori di inedite formulazioni. Perché siamo convinti, della varietà di saperi che si possono incrociare, scambiare e si va così affinando una pratica tesa a reinventare i luoghi del panorama quotidiano, spesso trascurati, attraverso gli strumenti dell’immaginazione, del gioco, della condivisione: la stessa magia che trasforma, nelle mani dei bambini, un pezzo di legno in qualcosa di animato, di vivo, fa si che si parli di un ascensore alla stregua di un’opera d’arte collettiva.

Gli strumenti del nostro operare sono stati quelli che meglio conosciamo e riteniamo imprescindibili per rinforzare i legami sociali: il gioco, la festa, l’arte, sempre più presenti nell’ambiente urbano, sempre più determinanti per la qualità del nostro vivere. Siamo consci che solo attraverso esperienze di partecipazione si possa creare un modello di coinvolgimento attivo e non delegatario della democrazia e far propria l’idea di concepire la città come una risorsa di vita.

www.liftgallery.it

info@liftgallery.it

 

 

 

L'autore

Massimiliano Chialastri
Massimiliano Chialastri, nato a Roma nel 1955, frequenta l’Università “La Sapienza” di Roma dal 1975 al 1980 anno in cui si laurea in architettura. Dopo una breve collaborazione all'inizio degli anni '80 con con la Sovrintendenza Archeologica di Roma, si dedica all'insegnamento. Dal 1989 apre il proprio studio professionale e dal 1993 collabora con artisti per la progettazione e la realizzazione di opere e allestimenti museali. Assieme a S. Macori, G. Rosati, M. Signoretta e G. Volpe fonda nel luglio del 2001, l’associazione culturale “Lift Gallery” che opera in campo artistico, culturale e sociale. Dal 2016 fa parte di alcuni importanti archivi d'artista.
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