Testimonianza di un gusto versatile, di un desiderio che vuole lavorare con il presente e entrare nel vivo dell’ambiente creativo dove la partecipazione si prepara con il lievito del colloquio («ho sempre amato preparare le mostre a stretto contatto con gli artisti, il lato commerciale è stato soltanto una necessità», avvisa Sergio Pandolfini), la mostra Il Bulino o l’avventura di un editore offre uno spaccato dell’attività quarantennale di una stamperia che apre una galleria per creare importanti contaminazioni e dialoghi sempre più flessibili, elastici, fluidi tra il perimetro più strettamente editoriale e quello espositivo.
Categoria: In primo piano
Il canto del cavallo bianco. A proposito di una mostra di dipinti di Higashiyama Kaii
Higashiyama Kaii (東山魁夷, 1908-1999) è uno dei più celebri rappresentanti della pittura di stile giapponese (nihonga). Lo ‘stile’ nihonga, definito a partire dall'epoca Meiji (1868-1912), si basa sulla pittura tradizionale giapponese, dalla quale riprende tecniche, tematiche e, soprattutto, sensibilità.
Meritxell Simó intervista Isabel de Riquer
Nell’archivio di Martín de Riquer (AR), conservato per il momento dai figli, vi sono trentatré lettere del poeta Salvador Espriu (1913-1985) datate tra il 1959 e il 1984; quelle scritte da Riquer non ci sono perché il poeta si disfaceva di tutta la corrispondenza che riceveva.
Giulia Napoleone. Realtà in equilibrio
Centoquattro le opere di Giulia Napoleone (dipinti, sculture, disegni, incisioni, libri d’artista, datati 1956-2018) selezionate per evidenziare la nascita e gli sviluppi di un preciso linguaggio formale, dei paesaggi interiori, dei paesaggi “di puntini”, come li definisce lei stessa, di quella ricerca sulla complessità semantica che domina la scena intellettuale e artistica degli anni Sessanta, in cui l'artista opera con la sua personalissima lettura del reale mediata dalla musica e dalla poesia. “La poesia è come un paesaggio - scrive - tutta la comprensione delle cose avviene attraverso la poesia, a tutto corrisponde un verso. La mia lettura è una lettura lenta e tormentata, un processo di assimilazione difficoltoso”.
Teatro irlandese. I grandi autori dell’Abbey Theatre di Dublino tradotti da Carlo Linati, a cura di Maurizio Pasquero
Tra il 1914 e il 1917 lo scrittore comasco Carlo Linati portò a compimento l’impresa ‘eroica’ di tradurre nella nostra lingua una significativa scelta di testi di quello che è definito “teatro irlandese classico”. Abile scout letterario e critico di vaglia, fu il primo a lanciare sulla scena italiana le opere della Holy Trinity dell’Abbey Theatre di Dublino, William Butler Yeats, Isabella Augusta Gregory e John Millington Synge, creatori della moderna drammaturgia ibernica.
