Tradurre ha sempre, e necessariamente, a che fare con la possibile fedeltà o infedeltà del traduttore, altrimenti il concetto stesso di traduzione scompare. Eppure sembra che essere infedeli non sia possibile: a quali condizioni la necessariamente possibile infedeltà?
Categoria: L’arte del tradurre
Maristella Petti intervista Bruno Arpaia
Non credo molto a un giornalismo “imparziale”: della realtà, vediamo soltanto quello che siamo preparati a vedere, e ogni sguardo è diverso, condizionato dalle nostre esperienze. Penso, quello sì, che il giornalismo debba essere “onesto”, raccontando ciò che si vede, anche se non ci piace. Non credo nemmeno che il romanzo sia una costruzione narrativa dell’io.
Maristella Petti intervista Vera Gheno
essere una sociolinguista mi ha resa più attenta a cogliere – e cercare di rendere – le differenze di tono, di stili, di dialetti che magari incontro nell’originale.
Maristella Petti intervista Daniele Petruccioli
Cercando di stringere al massimo, direi che il traduttore di letteratura è una persona che si occupa di far entrare nel nostro immaginario collettivo immaginari altrui. Per farlo, deve conoscere molto bene due sistemi linguistico-culturali, allo scopo di romperli. Gli scrittori inventano la lingua, i traduttori devono ricomporre questa invenzione.
Emilia David intervista Matei Vişniec
Quando mi autotraduco, mi accorgo in modo intuitivo quali sono le potenzialità del testo che possono emergere attraverso la traduzione. Ovverossia un testo che è banale in romeno, una frase, una sequenza di una scena, mettiamo dieci righe, tradotte in francese: ebbene, talvolta, quelle dieci righe mi suggeriscono una potenzialità assente in romeno.
