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L’odissea di Fridolin. L’ingombrante presenza di Schnitzler in Eyes Wide Shut, di Luigi Cimmino

Sono passati venti anni dall’uscita di Eyes Wide Shut, l’ultimo film di Stanley Kubrick, e da venti anni critica e pubblico vedono, godono e meditano qualità e caratteristiche del suo ultimo capolavoro. Kubrick è certamente uno dei pochi registi che, accanto al piacere delle invenzioni visive che la settima arte consente e al godimento della storia narrata, suscita nei suoi spettatori riflessioni profonde. La volontà di rendere autonomo il cinema, come se sconfinamenti e commistioni letterarie lo limitino, ha però spesso sollecitato i suoi critici a mettere in secondo piano i testi da cui i film traggono spesso la loro trama. Nell’articolo che segue si ritiene invece che la lettura attenta della Traumnovelle di Arthur Schnitzler, anziché il canovaccio da cui Eyes Wide Shut è “tratto”, costituisca l’autentico punto di riferimento con cui il regista americano ingaggia un vero e proprio “corpo a corpo” con il testo scritto. Se dal confronto il film ne esce illuminato, anche la novella, uno dei vertici della letteratura del secolo scorso, ripropone, arricchita, il suo inquietante e arcano messaggio.

 

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Odissea di Fridolin

luigi.cimmino@unipg.it

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